martedì 10 maggio 2011

sono diversa.

(2002) 
Due anni fa le cose erano cambiate. 
Per me, per "la mia famiglia" che sentivo sempre meno mia, per persone che mi stavano vicino. O almeno ci provavano a tempi irregolari. 

Un po' c'erano i sensi di colpa, un po' il non trovare una via d'uscita da quel tunnel, un po' la paura, un po' la voglia di uscirne, un po' il tempo tiranno, un po' tutte le tensioni e io stavo sempre là e continuavo a fare un passo dopo l'altro cercando di orientarmi tra sentimenti, sensazioni e situazioni, verso una mia vita di cui volevo appunto essere protagonista. 

Ho sempre creduto molto nei miei valori e da quei due anni ero riuscita a definirmeli meglio. 
Dovevo presentarmi, presentare un'altra faccia dei "giovani d'oggi". 

I miei film preferiti erano Radiofreccia, The Crow, Pulp Fiction,... tra i primi che mi venivano in mente. 
Ho cominciato con il cinema, fin da piccola mi è sempre piaciuto, e attratto, e ritratto, recitare. 
Per questo nella vita ho smesso di farlo, almeno da due anni. 
In realtà per vivere non ho mai voluto recitare, anche se qualche volta ne avrei anche avuto bisogno. 
Non ho mai recitato la mia vita. 

Poi è venuta la musica. 
E sono rinata con lei, e l'ho unita agli altri pezzi della mia vita. 
John Lennon: dal tempo degli eroi. Lui era un eroe, era un genio, è stato un mito, una persona. 
Sei sempre stato un pazzo, sig. John Winston Lennon. 
Non hai mai avuto una famiglia, ma ti ci sei sempre aggrappato e tanti di loro hanno fatto lo stesso con te quando cominciavano a vedere come andava. 
Tu dici: "mother, you had me, but I never had you. I wanted you, you didn't want me. So I... I just gonna tell you... goodbye." 
Tu dici: "father, you left me, but I never left you. I needed you, you didn't need me. So I... I just gonna tell you... goodbye." 
Tu dici anche: "mama, dont' go... daddy come home..." 
Tu hai sempre detto una cosa che io ho portato avanti come mia, oerchè era mia e tu me l'hai rubata da dentro, poi te ne sei andato via e questo, sir John Winston Lennon, non te lo perdonerò; dici: "You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one". 
Sì, avete capito bene, sono una sognatrice, ma non sono l'unica. 

E così ho pensato che se nel presentarmi fossi stata te, sir John Lennon, avrei detto più o meno così: 

cosa posso dirvi di me che non abbiate già scoperto da chi vi dice la verità? sono nata il 4 febbraio 1984 e non sono stata la prima a venire al mondo, ma neanche l'ultima. E questo anche se sono stata me stessa prima di molti di voi che passavano il tempo a farneticare cazzate come fossero i nuovi comandamenti. E vi ha risposto bene De Andrè nella sua "il testamento di Tito". 
Il 90% della gente su questo pianeta, specialmente in Occidente, è nata grazie a una bottiglia di whisky del sabato sera, io no. Il 90% di noi è un incidente di percorso. Questo sì, sono frutto di un errore. 
Ma devo fare chiarezza. 

Il dolore più grande, sai? è non essere desiderati. Renderti conto che i tuoi genitori non hanno bisogno di te. Neanche quanto/quando tu hai bisogno di loro. 

"A volte - dice Lennon - mi sono sentito sollevato per il fatto di non avere dei genitori. La maggior parte dei parenti dei miei amici somigliava poco a degli umani. Avevano la testa piena di timori piccolo-borghesi e invece la mia era piena di idee mie! Vivevo divertendomi, aspettando segretamente qualcuno con cui comunicare. La maggior parte della gente era morta; alcuni erano morti per metà e non ci voleva molto a divertirli. Molti non riescono a uscirne. Molti non riescono a vedere che i genitori li stanno torturando, anche quando ormai hanno 40 o 50 anni. Li strangolano, strangolano i loro pensieri e le loro menti. Non ho mai avuto quel tipo di adulazione per i genitori". 
"Ho pianto tanto perchè non avevo genitori, ma ho avuto il dono di essere consapevole di non essere qualcosa". 

Io mio padre l'avevo tanto ammirato e anche mia madre. Volevo essere come loro. 
Poi loro sono cambiati e sono cambiata anch'io: non penso che ci incontreremo mai più. 

Sono diversa. 
Lo sono sempre stata. 
Non per questo mi sono fatta di droga, anzi le droghe non le ho volute anche quando me le sono trovate davanti, in un piattino d'argento e dicevano "prendimi, che starai meglio". La droga non serve a un cazzo. 
Ti annebbia il cervello. 
E tu neanche te ne accorgi, proprio perchè te lo sta annebbiando; ancora prima di prenderla. 

Anch'io devo essere una di quelle ambiziose senza saperlo. Un desiderio inconscio - o meno - di uscire dai binari della consuetudine. 

Volevo essere scrittrice, poetessa, disegnatrice di fumetti, attrice, poi giornalista. 
Adesso vorrei un palco e 40.000 persone alla volta. 
E' sempre stato un desiderio un po' represso di rivolta e di sfogo e di energia. 
Avrei finito per diventare qualcosa di simile a un guru anni 70 :). E la cosa non mi piaceva poi granchè. 
Io non ho mai avuto la verità in tasca. 
Spesso non sapevo neanche dove trovarne una per poco, nemmeno ad alto costo. 
:)

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