(lunedì, 4 febbraio 2008 alle 01:08)
Le tue parole dovrebbero vestire sandali.
Le potrei guardare meglio e più a nudo, e sarebbero meno pesanti.
Il nostro codice per comunicare è ancora nell'aria. Dovrei acchiapparlo a due mani, come si fa con le farfalle. Facendo attenzione a non distruggerlo, per farti notare da vicino i colori.
Invece le farfalle da vicino mi hanno sempre fatto un po' paura.
E' notte e piove.
Ti ho detto sempre di non piangere quando è notte. E piove.
Il cuscino bagnato mi sembra dovuto alla finestra che vuoi aperta ogni temporale e passo io per indifferente, scostante, deludente, distante, magari un niente.
Piangi - mi dici - perchè ti senti vittima della mia indifferenza, scostanza, delusione, distanza, magari di niente. Ne resta che non posso mai farti smettere se piangi di notte, se piove. Perchè è buio, lo capisci, non ti vedo anche se sei qua e posso quasi toccarti e sentire umide le dita.
E' come chiedermi di far smettere la pioggia.
E tu piangi, di notte, mentre piove.
Non ti riconosco: sarà perchè è buio? Rilancio ad egoismo e presunzione con il mio solito sarcasmo ed una canzone.
Adesso la definirai struggente, al massimo straziante.
Per te non vorrà dire niente, per me è pesante.
Adesso devo andare a correre nel bosco dalle piante verdi col sax sotto braccio,
lasciami un appunto scritto, ritornerò poi a leggerlo quando ce la faccio.
E' presto, mi vesto.
E' notte, e piango. E piove.
Torino in quattro braccia.
Dimmi che mi muove,
io guardo la tua faccia.
Così hai detto che non sono capace di amarti
seppure hai messo in rete una stella
quando sei già intento a prepararti
e la strada... hai chiuso pure quella.
Il mio bosco lo preferisco,
e no, non ti capisco.
Non mi stupisci, non lo fai,
questo già lo sai.
Il mio basco l'ho piantato sul colle
c'era fumo. Eri tu.
Avrei dovuto parlarti con le molle
per poi rotolare giù.
Non si sarebbe fatta l'aurora.
Non ti amo, non ti amerò mai.
Io ti amo di più, ed è àncora.
Le potrei guardare meglio e più a nudo, e sarebbero meno pesanti.
Il nostro codice per comunicare è ancora nell'aria. Dovrei acchiapparlo a due mani, come si fa con le farfalle. Facendo attenzione a non distruggerlo, per farti notare da vicino i colori.
Invece le farfalle da vicino mi hanno sempre fatto un po' paura.
E' notte e piove.
Ti ho detto sempre di non piangere quando è notte. E piove.
Il cuscino bagnato mi sembra dovuto alla finestra che vuoi aperta ogni temporale e passo io per indifferente, scostante, deludente, distante, magari un niente.
Piangi - mi dici - perchè ti senti vittima della mia indifferenza, scostanza, delusione, distanza, magari di niente. Ne resta che non posso mai farti smettere se piangi di notte, se piove. Perchè è buio, lo capisci, non ti vedo anche se sei qua e posso quasi toccarti e sentire umide le dita.
E' come chiedermi di far smettere la pioggia.
E tu piangi, di notte, mentre piove.
Non ti riconosco: sarà perchè è buio? Rilancio ad egoismo e presunzione con il mio solito sarcasmo ed una canzone.
Adesso la definirai struggente, al massimo straziante.
Per te non vorrà dire niente, per me è pesante.
Adesso devo andare a correre nel bosco dalle piante verdi col sax sotto braccio,
lasciami un appunto scritto, ritornerò poi a leggerlo quando ce la faccio.
E' presto, mi vesto.
E' notte, e piango. E piove.
Torino in quattro braccia.
Dimmi che mi muove,
io guardo la tua faccia.
Così hai detto che non sono capace di amarti
seppure hai messo in rete una stella
quando sei già intento a prepararti
e la strada... hai chiuso pure quella.
Il mio bosco lo preferisco,
e no, non ti capisco.
Non mi stupisci, non lo fai,
questo già lo sai.
Il mio basco l'ho piantato sul colle
c'era fumo. Eri tu.
Avrei dovuto parlarti con le molle
per poi rotolare giù.
Non si sarebbe fatta l'aurora.
Non ti amo, non ti amerò mai.
Io ti amo di più, ed è àncora.
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