giovedì 26 maggio 2011

Illusionismi al rigore

(giovedì, 4 ottobre 2007 alle 03:05)
L'ho deciso io: ora sei tu che hai voglia di vedermi nelle mille smorfie del clown triste, mentre conto le sfumature dentro i miei ritratti, contro il tuo specchietto retrovisore, trovandomi dentro il quadro senza costrutto, descritto; cercando di individuare quale mi somiglia di più e sono tutti, tutte. Tante. 

Eccetto quello disegnato dal carboncino toscano (l'hai poi pensato un sigaro) preso dal caminetto che scalda il tuo salotto. Logico anche che nel mio, che ti ho inquadrato una volta, la poltrona sia più fredda in questo fine estate. Non ho smesso di pagare l'affitto del divano di casa tua neanche dopo lo sfratto e arrivo ogni inizio notte a riposarmi lì gettando l'ancora tra i cuscini arancioni che non hai più trovato, che non ti ho regalato ancora.

Ti chiedi come sto, l'ho deciso io: sono massiccia, lo sapevi prima di sparare; sono incazzata.
Sposta un po' la giacca della biondina affianco a te, che ti copre addosso. Adesso quando si alza alla sua fermata rischi di strappargliela.
Non te ne accorgi perchè è lì, approssimativamente appresso a te, ma vi ho di fronte su questo pullman su cui ci siamo impallati insieme guardandoci troppo a fondo negli occhi. E non potevo scrivere fermata in quel ritratto, al mio posto. E non potevi leggere con il mio diario/quaderno posto nel verso contrario, avverso. Ma le ginocchia si sfioravano lo stesso; è un momento sensuale su un mezzo che inchioda perchè quasi fora. Madonna! Sotto il chiodo la solita.

Il chiodo nella tua pelle forgiata da me che ci sto sotto e sotto, a reggere il quadro. Chi odo odiare proprio d'addio? il mio dio non è conosciuto per questo.

Tu ridi e io rileggo la calligrafia tremante per i dossi, tremendamente tremolante per i graffi.
Strisce bianche sul mio giubotto ed è una zebra, non una squadra.

Ho messo il cappello con la ferita della pallottola e la feritoia prevista per la trincea della mia testa, prevista per darti luce e aerazione, la uso per il mio fucile a bolle di sapone blu. Al clown non ci somiglio più. Sono felice. Felice di averti.
A costruire le mie origini, ad orchestrare il mio reato, a scoppiare le bolle.

E d'improvviso nel sapone forte vedo specchiato il tuo viso. La bolla esplodeva. Neanche un attimo per capire perchè.

I miei ritratti sono appoggiati al finestrino del metrò come radiografie nella radio che va, nella grafia che ti dico tremante, fiducia che non mi concedi, scivolosa del tuo sapone.

Mi alzo. Di fronte a me un travestito dalla lunga chioma bionda ed i baffi non sono i tuoi nè quelli del giovane bellissimo Verlaine. http://it.netlog.com/stelly784/photo/photoid=63...- 

Scappano i miei riccioli dal cappello della darkbaby ferita che non è più apparsa gangster, l'ha deciso il treno su cui ho lasciato fondina e visiera del borsalino per correre da te.

Ritrovo il primo sorriso tutto mio e sì, qui a guardarmi ci sai arrivare, lo decidi tu.
Fatti di caos, drogati di inerzia.
Era una constatazione, l'hai scambiato per un mio invito. Divento vigile nel guidare il traffico della mia anima e ti multo!
Per eccesso di velocità, per divieto di sosta, per cambio di identità.
Al posto della bionda nascosta nei suoi baffi c'è un colletto bianco a cui ho confessato: è stata anche colpa tua, mi sei stato tanto complice.

Mi hai derisa.
Mi hai detto di non fare la bambina quando proprio ora, proprio qui, ne ho trovata una con i riccioli e la clavietta che ho lasciato alla base: da piccola il Maestro m’insegnava a suonare il primo giro blues, poi ho continuato da me perchè mi appassionava. E negli occhi della ricciola che ho incrociato al bivio tra diffidenza e coincidenza ho riconosciuto la verità: la verità è cantare per strada i post-it che ti ho lasciato ad indicarla e che hai buttato troppo presto. Tanto facilmente. La verità è che in quella strada c’è anche chi suona e che starti vicino quando mi sono allontanata era pura suggestione perchè ora mi suggerisce la pianola che i tasti sono da toccare. 
La verità è che so ricreare in mezzo al sentiero quel blues, so farlo e non puoi farci niente. Ho più soprannomi di Pirandello. Devo colorarmi i capelli: il contrasto che avrò in testa sarà più coerente del tuo.

Cammino sulla striscia bianca della zebra, nella strada; cammino in quella striscia che ha il nero solo ai lati come le altre...in fondo una strada è solo un passaggio pedonale in una prospettiva perpendicolare più grande col pericolo che ti investano. Le macchine che scorrono in un verso, mentre ti attraverso. Cammino attenta ascoltando le indicazioni nell’auricolare che danno direzione e ritmo ai miei passi. Vado avanti determinata e contenta lungo la striscia bianca con auto di segno opposto da ogni lato aspettando che sia libero quello non ancora superato. Sono felice di una passeggiata, di aver superato un Corso, è facile considerarmi pazza.

Ritrovo anche la cabina da cui clandestina ho telefonato all’amore perchè avevo bisogno di sentirlo e mi aveva risposto un ragazzo che ti somigliava, che mi amava. L’ha deciso la cornetta.

Ho incrociato lo sguardo di un massiccio. Mi guardano tutti negli occhi: hanno capito che so qualcosa.
Seduti al tavolino sul marciapiede davanti all’insegna del bar, mi stanno dietro al profilo. Io sfilo. Non si accorgono che la pistola l’ho tenuta sempre in tasca, anche se ho ceduto la fondina.
Sorrido ed è tutto per me. Rigiro nel mio giro leggendario che non conosce nessuno, ma che mi fa sorridere e mi accompagna quando sfuggo agli illusionismi e mi concedo alle verità della vita.
L’ultimo sorso del the alla menta comprato insieme, a te non piace, rimetto l’acqua a scaldare, intanto mi accendo una chesterfield e ascolto, almeno io.http://xoomer.alice.it/hitfc/canzoni04ii.htm (figlia, Vecchioni)

http://xoomer.alice.it/hitfc/canzoni18i.htm (il lanciatore di coltelli, Vecchioni)
Volevi starmi davanti mentre scrivevo, ecco fatto.
Hai detto che mi avresti guardata sconvolto, ma non l’hai deciso tu. O forse sì.

Nottambula sgraziata che non ha buttato il suo cappello inclinato, la sua cesta di frutta, la maglia francese, il vagone dei ricordi.

Ho zuccherato la menta, rimesso le cuffie; mi manca il mio poker.
Giro il cucchiaino nella tazza come una moto nella giostra, uno spazzolone nel water. Un groove nel cervello.
[troppa birra nei bar - Baccini-->http://www.emule-project.net/home/perl/general...]
http://it.youtube.com/watch?v=NJF5sCg_DE4 (hello, goodbye - Beatles)
Azionano stimoli e sensori, raccoglitore di emozioni appuntate tra i miei fogli a righe e a buchi, mentre penso d’inviarti un temperino e non una gomma, nè la matita, per il prossimo vaffanculo che non vorrai scrivermi.

Come Mary Poppins faccio volare la moto dalla giostra. Anche senza patenti. Credibilità. Bacchette. Se non quelle di una batteria che di solito non senti.

Un po’ di fumo e un po’ di sguardo nello specchio lucido del mio the che finisce troppo presto. Unica abitudine che non mi concedo di destituire.

Insieme agli incroci di stelle. Strade. Anche quando l’autostrada è più pericolosa d’un sentiero e meno suggestiva.

Caldo e freddo si intervallano... ma è sempre febbre.
Alte e basse maree s'intercorrono... ma è sempre mare.
Dubbi e convinzioni, forze e debolezze si confondono...ma sono sempre lei.

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