(venerdì, 12 ottobre 2007 alle 04:53)
Un sms. "21.07 18/04/2004
Non serve che mi tieni il braccio
non ti vedo più se ti lascio adesso
dovevi tenermi prima".
Un colpo d'accetta nella sala Accettazione dell'Ospedale Civile ed è finita così.
Rifiuti di crederci?
Ho buttato le tue lettere; è qui che brucia tutto quel che mi riporta in mente ciò che è stata ogni tua incursione nella mia vita; ora lancio dalla finestra ogni mobile che hai toccato. Lo faccio a pezzi.
In fin mi sono resa poi conto che ho accettato tra i miei gesti nei miei modi di fare lo stesso tuo comportamento proprio nel momento e nel modo in cui l'ho rifiutato. Mi riferisco al mio rimanere a guardare il mio amore precipitare giù e frantumarmi accettando di restare dietro un vetro e rifiutandoti.
Immobile, a lasciare il cuore muoversi.
Un colpo d'accetta per sradicarti. Un colpo d'accetta e mi hai ferita. Ogni tanto lo nego.
Mi comporto come uno scoiattolo e butto giù pezzi di tronco solo rosicchiando.
Distruggerò il bosco, è naturale! - "Sono forte!". E in realtà mi confondo nei ruoli, ma rifiuto la parte di cui mi hai rivestito, rifiuto il copione. E nel tronco io mi ci nascondo soltanto.
Tu prepara il fango e sbattici le penne.
e adESSO bASta: TU CONTinuI A STARnaZzare E sPorcARE La Pelle, ma senza averne le palle. Io me ne stacco una, penna, con lo stesso male che fa strappare la nostra pagina dai pensieri e poi la picchio in quella pozzanghera nel cuore e faccio un tatuaggio dello sporco di mani, braccia, piedi, anima e animali per impregnare la traccia chè la mia vita l'ho scritta io e questo è il segno che voglio si veda. Distacco da me l'accettazione di un sentiero diverso da quello che ho intrapreso e dove ho trovato frutta sugli alberi da riempirci l'inferno, ch' è da buttare rapidi solo nel cavo svuotato del tronco perchè non la rovini la grandinata che passa.
E se tu vuoi chiamare la mia, determinazione o insistenza, confonderla con disperazione, illusione d'onnipotenza... io rifiuto, rinnego, diniego.
E' pura sopravvivenza. Ed è pure pura vita.
Mi piace costruirmi la tana dove i rami si biforcano anche quando è difficile equilibrarsi, pesarsi. Se di ciò che è banale, una mela rubata, farai un giudizio universale, un caos tale, non accetterò la sentenza perchè non potrai più stranirti di trovarti di fronte i miei occhi scuri affannarsi e stanchi, con una ghianda sotto zampa. Tiro fuori le unghie per salire in alto sull'albero che ci ha dato la linfa e ricorro in appello: sono io.
Anche quando non pensi, accetti. Cado giù.
Mi diverte sentirti dirmi con tono d(')istinto che devo rassegnarmi, non ostinarmi di dare valore al mio contro-pelo che sa di rivoluzione, ma sono nata sentendomelo addosso e mi hai seguita perchè la mia pelliccia la volevi vicino. Ho pensato fosse per guardarmi, studiarla, accarezzarmi, e invece vorresti levarmela? uccidermi? Ti chiedi se l'ultimo fungo trovato era allucinogeno.
Lo accetto: non sono uno scoiattolo, ma ho un timone proprio; l'aria la preferisco nei miei polmoni diversi o fra le foglie piuttosto che su bandiere; nella stagione fredda, se sono debole, il sonno invernale può essermi fatale, è una dura prova a cui cerco riparo riscaldato; mantengo la mia natura complessa, innata e permanente che fa di un essere ciò che è, di me ciò che sono, selvatica, crescendo liberamente, forse poco affabile. E le nocciole le ho comunque negli occhi mentre ti offro un seme. Che fai: rifiuti e accetti? colpisci?
O insieme la piantiamo e mi stupisci?
Non serve che mi tieni il braccio
non ti vedo più se ti lascio adesso
dovevi tenermi prima".
Un colpo d'accetta nella sala Accettazione dell'Ospedale Civile ed è finita così.
Rifiuti di crederci?
Ho buttato le tue lettere; è qui che brucia tutto quel che mi riporta in mente ciò che è stata ogni tua incursione nella mia vita; ora lancio dalla finestra ogni mobile che hai toccato. Lo faccio a pezzi.
In fin mi sono resa poi conto che ho accettato tra i miei gesti nei miei modi di fare lo stesso tuo comportamento proprio nel momento e nel modo in cui l'ho rifiutato. Mi riferisco al mio rimanere a guardare il mio amore precipitare giù e frantumarmi accettando di restare dietro un vetro e rifiutandoti.
Immobile, a lasciare il cuore muoversi.
Un colpo d'accetta per sradicarti. Un colpo d'accetta e mi hai ferita. Ogni tanto lo nego.
Mi comporto come uno scoiattolo e butto giù pezzi di tronco solo rosicchiando.
Distruggerò il bosco, è naturale! - "Sono forte!". E in realtà mi confondo nei ruoli, ma rifiuto la parte di cui mi hai rivestito, rifiuto il copione. E nel tronco io mi ci nascondo soltanto.
Tu prepara il fango e sbattici le penne.
e adESSO bASta: TU CONTinuI A STARnaZzare E sPorcARE La Pelle, ma senza averne le palle. Io me ne stacco una, penna, con lo stesso male che fa strappare la nostra pagina dai pensieri e poi la picchio in quella pozzanghera nel cuore e faccio un tatuaggio dello sporco di mani, braccia, piedi, anima e animali per impregnare la traccia chè la mia vita l'ho scritta io e questo è il segno che voglio si veda. Distacco da me l'accettazione di un sentiero diverso da quello che ho intrapreso e dove ho trovato frutta sugli alberi da riempirci l'inferno, ch' è da buttare rapidi solo nel cavo svuotato del tronco perchè non la rovini la grandinata che passa.
E se tu vuoi chiamare la mia, determinazione o insistenza, confonderla con disperazione, illusione d'onnipotenza... io rifiuto, rinnego, diniego.
E' pura sopravvivenza. Ed è pure pura vita.
Mi piace costruirmi la tana dove i rami si biforcano anche quando è difficile equilibrarsi, pesarsi. Se di ciò che è banale, una mela rubata, farai un giudizio universale, un caos tale, non accetterò la sentenza perchè non potrai più stranirti di trovarti di fronte i miei occhi scuri affannarsi e stanchi, con una ghianda sotto zampa. Tiro fuori le unghie per salire in alto sull'albero che ci ha dato la linfa e ricorro in appello: sono io.
Anche quando non pensi, accetti. Cado giù.
Mi diverte sentirti dirmi con tono d(')istinto che devo rassegnarmi, non ostinarmi di dare valore al mio contro-pelo che sa di rivoluzione, ma sono nata sentendomelo addosso e mi hai seguita perchè la mia pelliccia la volevi vicino. Ho pensato fosse per guardarmi, studiarla, accarezzarmi, e invece vorresti levarmela? uccidermi? Ti chiedi se l'ultimo fungo trovato era allucinogeno.
Lo accetto: non sono uno scoiattolo, ma ho un timone proprio; l'aria la preferisco nei miei polmoni diversi o fra le foglie piuttosto che su bandiere; nella stagione fredda, se sono debole, il sonno invernale può essermi fatale, è una dura prova a cui cerco riparo riscaldato; mantengo la mia natura complessa, innata e permanente che fa di un essere ciò che è, di me ciò che sono, selvatica, crescendo liberamente, forse poco affabile. E le nocciole le ho comunque negli occhi mentre ti offro un seme. Che fai: rifiuti e accetti? colpisci?
O insieme la piantiamo e mi stupisci?
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