(sabato, 2 febbraio 2008 alle 03:17)
http://it.youtube.com/watch?v=Q43kW_TekFU&... (La fine di un amore - Raf)
C'erano le luci dei semafori che lampeggiavano perchè non funzionavano più.
C'erano le macchine in coda, ferme, che sembrava un parcheggio. Invece eri morto.
Era successo in un istante, come il giorno prima quando avevo capito di amarti. Come il giorno prima quando te l'avevo detto ancora confusa. Mi avevi scoperta subito, perchè è tutto un sentire. Cazzate.
La confusione era lì, com'è nella straziante calma di questo eterno tic-tac scandito dalle luci, dai contorni delle lampade arancioni che mi rimbalzano negli occhi in mezzo ai flash del calendario di un anno trascorso in contatto con te. Distante eppure così mio.
Ma certo che avevo le lacrime che urlavano per uscire!
Non potevo dargli retta, ero troppo presa da te. Sei sparito di colpo, di nuovo, così come sei comparso nella mia vita. Due attentati alla mia stabilità e pretendi che pianga per te? anche da disteso con un lenzuolo color panna sulla faccia hai qualcosa da chiedermi? non l'hai fatto neanche quando eravamo a letto insieme.
Sei riuscito finalmente a sorprendermi di nuovo. Mi hai lasciata senza fiato, senza saper dare voce alle mie emozioni, costretta a scriverne incrinando il pennino della stilografica, inceppando i tasti del portatile.
Mi hai costretto una strada senza via d'uscita.... il traffico intasava tutto....le luci continuavano a farmi sbandare da immobile a guardarti... e a me, signora libertà signorina fantasia, non era data possibilità di passaggio, di riscatto.
A te sì.
Non c'era che un'ambulanza un po' annoiata. L'uomo con la paletta non pareva neanche più un uomo. Come poteva spartire le emozioni tra tutti noi, spettatori della tua dipartita?
Partita. Sarei partita dando di matto o inseguendoti superando gli "stop". Dicono che l'amore non ha confini e ci ho creduto fino ad oggi, quando non ti ho sentito salutarmi.
Sono rimasta con un piede dentro l'auto e l'altro sull'asfalto dove c'eri tu con tutto il tuo corpo e le tue poesie sotto braccio. Il braccio appoggiato alla portiera che abbracciavo per cercare qualcosa di concreto nell'anestetica aria finale. La cartelletta verde scuro era ancora lì. Una bestemmia lasciarla accanto a un morto. Ho strappato l'arbre magique a forma di pino blu dallo specchietto della mia auto e te l'ho lanciato. Mi hanno preso quasi sicuramente per pazza, hanno creduto alla rabbia vandalica di una ragazza che aveva fretta di andare a casa. Invece l'ho persa quella notte, la mia casa.
Mi sono presa in giro. Ho lasciato l'auto con la portiera sbattuta, ma il rumore non ha fermato il suono infernale di quelle luci arancioni. Ho camminato lentamente verso di te. Erano 46 passi, forse sarebbero stati anche 47 se avessi avuto un andamento più veloce. La paletta mi ha detto "no, non può passare signorina". Mi ha vista come curiosa perchè non mi straziavo dal dolore come avrebbe fatto tua madre.
Ho sbattuto anche la paletta. Un colpo col braccio e deve aver preso in viso chi la teneva in mano. Mi sono anche fatta male.
Ho oltrepassato il nastro bianco e rosso come se fossi ad una festa di carnevale o capodanno, però effettivamente non mi sentivo in grado di ballare quel limbo.
Il passaggio a livello d'altraparte lo creava già il camion delle emergenze, pieno di luci anche lui, ma la sbarra pareva dovesse rimanere bloccata sullo stop per sempre.
Non ero già più cattolica quella notte e il battesimo l'avevo ricevuto da neonata senza potermi opporre se non con un vagito. E forse anche tu, mentre morivi, pensavi alla misericordia di Dio, che potesse salvarti anche dal peccato originale, per non lasciarti più in temporanea attesa di sentenza a digerire la sofferenza tra vita e non vita.
Mi sono venuti incontro in tre, forse quattro. Ne sarebbe bastato uno per com'ero fragile. Ce ne sarebbero voluti cento, per la forza che crea la distanza tra due universi diversi. L'unica vera distanza che non si può superare facilmente.
Ti ho scoperto il viso lentamente, mi dicono che parevo arrabbiata e forse lo ero anche. Ti ho guardato negli occhi e non mi scorderò mai quello sguardo come quell'altro, solo l'altro giorno, che ti ha destinato il mio amore. Ho rubato la cartelletta verde al suo destino. L'ho aperta tornando un passo indietro e guardandoti nell'armonia degli occhi di uomini che si facevano insicuri del mio avvinarmi, e rassicurati dal mio andar via. Com'è sempre paradossale tutto! Nella cartelletta ho preso il primo cartoncino: era la tela del clown triste. L'avevi dipinto con i tuoi colori anche tu.
Ti ho detto addio di nuovo con un bacio: mentre l'aria mi scompigliava il ciuffo ribelle, come essere più banale?
C'erano le luci dei semafori che lampeggiavano perchè non funzionavano più.
C'erano le macchine in coda, ferme, che sembrava un parcheggio. Invece eri morto.
Era successo in un istante, come il giorno prima quando avevo capito di amarti. Come il giorno prima quando te l'avevo detto ancora confusa. Mi avevi scoperta subito, perchè è tutto un sentire. Cazzate.
La confusione era lì, com'è nella straziante calma di questo eterno tic-tac scandito dalle luci, dai contorni delle lampade arancioni che mi rimbalzano negli occhi in mezzo ai flash del calendario di un anno trascorso in contatto con te. Distante eppure così mio.
Ma certo che avevo le lacrime che urlavano per uscire!
Non potevo dargli retta, ero troppo presa da te. Sei sparito di colpo, di nuovo, così come sei comparso nella mia vita. Due attentati alla mia stabilità e pretendi che pianga per te? anche da disteso con un lenzuolo color panna sulla faccia hai qualcosa da chiedermi? non l'hai fatto neanche quando eravamo a letto insieme.
Sei riuscito finalmente a sorprendermi di nuovo. Mi hai lasciata senza fiato, senza saper dare voce alle mie emozioni, costretta a scriverne incrinando il pennino della stilografica, inceppando i tasti del portatile.
Mi hai costretto una strada senza via d'uscita.... il traffico intasava tutto....le luci continuavano a farmi sbandare da immobile a guardarti... e a me, signora libertà signorina fantasia, non era data possibilità di passaggio, di riscatto.
A te sì.
Non c'era che un'ambulanza un po' annoiata. L'uomo con la paletta non pareva neanche più un uomo. Come poteva spartire le emozioni tra tutti noi, spettatori della tua dipartita?
Partita. Sarei partita dando di matto o inseguendoti superando gli "stop". Dicono che l'amore non ha confini e ci ho creduto fino ad oggi, quando non ti ho sentito salutarmi.
Sono rimasta con un piede dentro l'auto e l'altro sull'asfalto dove c'eri tu con tutto il tuo corpo e le tue poesie sotto braccio. Il braccio appoggiato alla portiera che abbracciavo per cercare qualcosa di concreto nell'anestetica aria finale. La cartelletta verde scuro era ancora lì. Una bestemmia lasciarla accanto a un morto. Ho strappato l'arbre magique a forma di pino blu dallo specchietto della mia auto e te l'ho lanciato. Mi hanno preso quasi sicuramente per pazza, hanno creduto alla rabbia vandalica di una ragazza che aveva fretta di andare a casa. Invece l'ho persa quella notte, la mia casa.
Mi sono presa in giro. Ho lasciato l'auto con la portiera sbattuta, ma il rumore non ha fermato il suono infernale di quelle luci arancioni. Ho camminato lentamente verso di te. Erano 46 passi, forse sarebbero stati anche 47 se avessi avuto un andamento più veloce. La paletta mi ha detto "no, non può passare signorina". Mi ha vista come curiosa perchè non mi straziavo dal dolore come avrebbe fatto tua madre.
Ho sbattuto anche la paletta. Un colpo col braccio e deve aver preso in viso chi la teneva in mano. Mi sono anche fatta male.
Ho oltrepassato il nastro bianco e rosso come se fossi ad una festa di carnevale o capodanno, però effettivamente non mi sentivo in grado di ballare quel limbo.
Il passaggio a livello d'altraparte lo creava già il camion delle emergenze, pieno di luci anche lui, ma la sbarra pareva dovesse rimanere bloccata sullo stop per sempre.
Non ero già più cattolica quella notte e il battesimo l'avevo ricevuto da neonata senza potermi opporre se non con un vagito. E forse anche tu, mentre morivi, pensavi alla misericordia di Dio, che potesse salvarti anche dal peccato originale, per non lasciarti più in temporanea attesa di sentenza a digerire la sofferenza tra vita e non vita.
Mi sono venuti incontro in tre, forse quattro. Ne sarebbe bastato uno per com'ero fragile. Ce ne sarebbero voluti cento, per la forza che crea la distanza tra due universi diversi. L'unica vera distanza che non si può superare facilmente.
Ti ho scoperto il viso lentamente, mi dicono che parevo arrabbiata e forse lo ero anche. Ti ho guardato negli occhi e non mi scorderò mai quello sguardo come quell'altro, solo l'altro giorno, che ti ha destinato il mio amore. Ho rubato la cartelletta verde al suo destino. L'ho aperta tornando un passo indietro e guardandoti nell'armonia degli occhi di uomini che si facevano insicuri del mio avvinarmi, e rassicurati dal mio andar via. Com'è sempre paradossale tutto! Nella cartelletta ho preso il primo cartoncino: era la tela del clown triste. L'avevi dipinto con i tuoi colori anche tu.
Ti ho detto addio di nuovo con un bacio: mentre l'aria mi scompigliava il ciuffo ribelle, come essere più banale?
Nessun commento:
Posta un commento
Lascia un segno: