(domenica, 6 gennaio 2008 alle 19:02)
Said non rientrava mai in casa dopo la mezzanotte, scriveva le lettere chiuso il portone e da lì non lo staccavi mai.
Said sapeva che saresti arrivata col treno e l'ultima metropolitana in quella notte sfasciata.
Said poi il vento non è che lo senta arrivare, ma lo insegue come ne fosse assetato. Said mentre scriveva le sue lettere sorrideva sempre. Non commetteva mai l'errore d'offenderti, ma riciclava i pensieri per poterti dare il meglio di ciò che aveva sognato prima di addormentarsi.
Said? Said, padre iracondo dell'Algeria e madre dal Nord Italia. Said lo sapeva prima di partire per l'Africa che la sua terra sarebbe sempre stata tra le colline italiane.
Non era un sorriso di rassegnazione nè aveva parvenza di smarrimento mascherato d'amore. Era lo strano compiacimento che ti dà la speranza quando sai che tu sei in grado di far cambiare le cose e che non basta aspettare.
Per questo Said scriveva quelle dannate lettere, scema!
Sono la dea della strada! Mi dicono puttana e zingara, drogata e forse persino ladra. Io mi faccio di musica, rubo emozioni ai disperati e sì, sono zingara.
Non faccio parte di un gruppo: io suono da sola.
Ho l'energia che vi manca... è strano succhiare le vene di ombre, però.... beh, sì, mi capita.
E' verso mezzanotte e un quarto che mi prende d'assalto tutta la malinconia come un articolo d'altri tempi, d'altri scritto.
Said, lo sai che non posso esserci.
Said, ti prego, non amarmi a quell'ora.
...E' un'ora distante, da me.
Forse è vero, ho bisogno di stabilità, ma mi cibo dei virtuosismi del cuore scrivendo appoggiata all'orologio della cucina, al piatto, scrivo con la forchetta nella vernice e nel sangue e taglio la nebbia in coriandoli imboccandoti col cucchiaio.
Said, ti scriverò solo questa pagina per ricordarmi di non essere stata una bambina cattiva almeno una volta.
Said sapeva che saresti arrivata col treno e l'ultima metropolitana in quella notte sfasciata.
Said poi il vento non è che lo senta arrivare, ma lo insegue come ne fosse assetato. Said mentre scriveva le sue lettere sorrideva sempre. Non commetteva mai l'errore d'offenderti, ma riciclava i pensieri per poterti dare il meglio di ciò che aveva sognato prima di addormentarsi.
Said? Said, padre iracondo dell'Algeria e madre dal Nord Italia. Said lo sapeva prima di partire per l'Africa che la sua terra sarebbe sempre stata tra le colline italiane.
Non era un sorriso di rassegnazione nè aveva parvenza di smarrimento mascherato d'amore. Era lo strano compiacimento che ti dà la speranza quando sai che tu sei in grado di far cambiare le cose e che non basta aspettare.
Per questo Said scriveva quelle dannate lettere, scema!
Sono la dea della strada! Mi dicono puttana e zingara, drogata e forse persino ladra. Io mi faccio di musica, rubo emozioni ai disperati e sì, sono zingara.
Non faccio parte di un gruppo: io suono da sola.
Ho l'energia che vi manca... è strano succhiare le vene di ombre, però.... beh, sì, mi capita.
E' verso mezzanotte e un quarto che mi prende d'assalto tutta la malinconia come un articolo d'altri tempi, d'altri scritto.
Said, lo sai che non posso esserci.
Said, ti prego, non amarmi a quell'ora.
...E' un'ora distante, da me.
Forse è vero, ho bisogno di stabilità, ma mi cibo dei virtuosismi del cuore scrivendo appoggiata all'orologio della cucina, al piatto, scrivo con la forchetta nella vernice e nel sangue e taglio la nebbia in coriandoli imboccandoti col cucchiaio.
Said, ti scriverò solo questa pagina per ricordarmi di non essere stata una bambina cattiva almeno una volta.
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