(venerdì, 25 gennaio 2008 alle 19:13)
Quella tua camicia sudata buttata in piazza, appoggiata al muretto in pietra. Sapeva d'oriente. Così diversa da me abituata a rincorrere tutto e sudata per le corse in metropolitana e non per fermarmi a costruire.
Mi sono innamorata del tuo sorriso il giorno che eri stanco e non potevi difendertene con smorfie e capriole per divincolarti dal mio sguardo già preso. Già perso a studiare le mosse della partita come un pedone, non solo nell'attraversare la via per raggiungerti.
Poi abbiamo preso il cavallo insieme e siamo scoppiati a ridere, stanchi ma felici. Felici. Pur nella malinconia che non ci lascia mai, non ci lascerà più.
Ce la siamo cucita addosso entrambi in ogni giorno in cui ci siamo riempiti di polvere e sabbia a furia di correre, io, e costruire, tu.
Ti ho destinato tre girasoli perchè mi sentivo di far nascere qualcosa da questo quadro incompleto di mani per riempirlo di macchie. Penso sempre troppo all'obiettivo e mi muovo in base alla corrente.
Corrente per dissuadermi dalla potenza delle lanterne spente.
Corrente per il vento che mi fa pensare a tutto.
Corrente per il mare che mi porta dove vuole lui ogni volta che lo guardo, come il tuo sguardo quel giorno che eri stanco.
Corrente perchè è luce e vento e mare ciò che cerco adesso che è corrente.
Come me.
Ti raggiungo in obliquo con una velocità impressionante e la mossa dopo sto svanendo dalla parte opposta della scacchiera. Tu non mi segui e io perdo la capacità di sognarti in quel fiume a fare la lotta con la corrente.
Scappo come una regina, con la classe di chi sa di poter essere. Filosofeggio come un re, sempre leggendo la mia strada in un passo. E quando mi dai per dispersa mi troverai nella torre a guardare in silenzio tutto quel che scorre, nella luce, nell'acqua e nell'aria.
Pensi quasi sicuramente che non investo abbastanza energia in quel che credo vero o che ne investo troppa o che sbaglio direzione sparando un po' a casaccio. Non ho tempo. Non ho tempo per avere paura di amarti, non ho tempo per avere paura di correre, non ho tempo per avere paura di fermarmi quando trovo te che hai quello sguardo stanco cucito addosso insieme alla malinconia che soprassiede all'animo umano di un sentire diffuso e in contrasto con quanto emerge dalla luce, dal mare, dall'aria.
Tu mi stringi con poche parole. Hai la responsabilità quanto me di questa condanna a morte ch'è vivere veramente. Tu cerchi i fiori in un granaio e non ti accorgi che sono nella lettera che ti ho spedito. Tu cerchi fermandoti tra la paglia, io impaglio un pupazzo e lo metto lì a tenermi il posto mentre prendo un treno dopo l'altro. Il risultato è che tu ti ostini a guardare il mio pupazzo ed io a cercarti tra la folla imbottita di noia, ferma.
Vorrei mi conoscessi già abbastanza.
Capiresti che conosco quel racconto che non osi a declamare.
Sapresti che il teatro è pronto.
E basta dargli corrente.
E fermarsi.
Non ho mai creduto alle coincidenze, ma solo agli incroci delle strade che si percorrono. http://www.youtube.com/watch?v=dR0bVYAg0JI (Francesco De Gregori - Sempre e per sempre)
Mi sono innamorata del tuo sorriso il giorno che eri stanco e non potevi difendertene con smorfie e capriole per divincolarti dal mio sguardo già preso. Già perso a studiare le mosse della partita come un pedone, non solo nell'attraversare la via per raggiungerti.
Poi abbiamo preso il cavallo insieme e siamo scoppiati a ridere, stanchi ma felici. Felici. Pur nella malinconia che non ci lascia mai, non ci lascerà più.
Ce la siamo cucita addosso entrambi in ogni giorno in cui ci siamo riempiti di polvere e sabbia a furia di correre, io, e costruire, tu.
Ti ho destinato tre girasoli perchè mi sentivo di far nascere qualcosa da questo quadro incompleto di mani per riempirlo di macchie. Penso sempre troppo all'obiettivo e mi muovo in base alla corrente.
Corrente per dissuadermi dalla potenza delle lanterne spente.
Corrente per il vento che mi fa pensare a tutto.
Corrente per il mare che mi porta dove vuole lui ogni volta che lo guardo, come il tuo sguardo quel giorno che eri stanco.
Corrente perchè è luce e vento e mare ciò che cerco adesso che è corrente.
Come me.
Ti raggiungo in obliquo con una velocità impressionante e la mossa dopo sto svanendo dalla parte opposta della scacchiera. Tu non mi segui e io perdo la capacità di sognarti in quel fiume a fare la lotta con la corrente.
Scappo come una regina, con la classe di chi sa di poter essere. Filosofeggio come un re, sempre leggendo la mia strada in un passo. E quando mi dai per dispersa mi troverai nella torre a guardare in silenzio tutto quel che scorre, nella luce, nell'acqua e nell'aria.
Pensi quasi sicuramente che non investo abbastanza energia in quel che credo vero o che ne investo troppa o che sbaglio direzione sparando un po' a casaccio. Non ho tempo. Non ho tempo per avere paura di amarti, non ho tempo per avere paura di correre, non ho tempo per avere paura di fermarmi quando trovo te che hai quello sguardo stanco cucito addosso insieme alla malinconia che soprassiede all'animo umano di un sentire diffuso e in contrasto con quanto emerge dalla luce, dal mare, dall'aria.
Tu mi stringi con poche parole. Hai la responsabilità quanto me di questa condanna a morte ch'è vivere veramente. Tu cerchi i fiori in un granaio e non ti accorgi che sono nella lettera che ti ho spedito. Tu cerchi fermandoti tra la paglia, io impaglio un pupazzo e lo metto lì a tenermi il posto mentre prendo un treno dopo l'altro. Il risultato è che tu ti ostini a guardare il mio pupazzo ed io a cercarti tra la folla imbottita di noia, ferma.
Vorrei mi conoscessi già abbastanza.
Capiresti che conosco quel racconto che non osi a declamare.
Sapresti che il teatro è pronto.
E basta dargli corrente.
E fermarsi.
Non ho mai creduto alle coincidenze, ma solo agli incroci delle strade che si percorrono. http://www.youtube.com/watch?v=dR0bVYAg0JI (Francesco De Gregori - Sempre e per sempre)
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