Il capotreno premeva sul tasto "meno" picchiettando sul vetro della cabina e al ritmo della sua http://it.youtube.com/watch?v=fgZZMd0SFoI, abbassava così il volume dello sferragliare. La pioggia picchiettava sui binari ed eravamo già in una stazione semi - deserta in quell'ora di buio e traguardi da inseguire con forza.
Lei col trucco pesante sbrinato sulla faccia mi guarda o contempla attraverso di me cosa c'è dietro per trovare l'energia per porsi ancora qualche domanda. Sono io la sua domanda, la mia destinazione. Non sono mai stata un interrogativo... sensazione piacevole e un po' scomoda.
Ma d'altraparte in questo scompartimento siamo già in quattro. Uno sguardo in più che fa in mezzo ai loro tre che sonnecchiano e al mio che si disperde nell'acqua in un milione di immagini!
Quella dell'uomo a 900 km da qui che mi sta scrivendo "auguri stronzo" col dito ghiacciato sul lunotto posteriore della macchina che ho lasciato parcheggiata in prossimità della stazione, per esempio.
Deve aver appena scopato, ha lo sguardo ancora troppo altrove.
La guardo anch'io: ha un uomo vicino che conosce. Forse è lui quello dalle dita ghiacciate che mi darà dello stronzo per intrammezzo-auto la prossima volta. Si volta anche lui verso il mio finestrino, mentre l'interfono squittisce una voce metallica nel silenzio, lui mi dà una passata veloce. Come forse è stato anche con lei poco tempo prima.
Non so se vanno a letto insieme, però magari si sono conosciuti così: uno qua, uno là e in mezzo un vetro da cui studiarsi, sporgersi e poi passare dentro, come una radiografia, come il sesso.
Mi aggiusto il basco blu sulla testa. Non me lo levo, non voglio lasciare a mamma gangster anche questo.
Mi viene in mente un flash di me alla scrivania di casa tra l'incenso all'oppio sbriciolato sul legno, libri poggiati un po' ovunque, appunti scarabocchiati qua e là, il lettore mp3 nelle orecchie come adesso, come il capotreno, cellulare in carica vicino a me che scrivo ed un bip. Ed un messaggio da leggere. Il tuo. Le mie radici. Le tue. E schizzi di gin per la cannuccia arancione bucata come adesso la ruota della mia macchina in prossimità della stazione, grazie allo stronzo degli auguri. Una maglietta verde appoggiata allo schienale della sedia come a ricordarmi qualcosa, come una prospettiva diversa con cui raccontarmi. La bibbia non ancora bruciata, gli occhiali appoggiati con le stanghette aperte, come fossero sul pavimento sotto i portici affianco alla coperta che ritireranno domattina al consueto giro di ronda per le vie del centro tra vestiti da zingari e barboni incolti con un bicchiere di latte se avremo fortuna.
Ogni tanto una patatina salata con cui accompagnare il mio gin e l'uomo che si gioca il cielo a dadi ad accompagnare me e la mano. Che picchietta ri-aumentando il volume: il treno riparte. La prostituta mi segue con lo sguardo da maestra d'asilo disfatta dai sensi di colpa per aver fatto partire suo figlio senza dire "beh" con le valige per trasferirsi lontano quasi 1000km. Aveva appena pianto, sussultando nei singhiozzi, una notte con ben poco di cui godere per una mamma che non capirà mai il valore d'indipendenza del suo cucciolo.
http://it.youtube.com/watch?v=9RyZzokSplk (La valigia - Jovanotti)
Il gallo si inizia a sentir cantare alle 4.30 dalla finestra di camera mia. La valigia: controllo che dondoli simultaneamente al treno senza perdere equilibrio... questo sì ch'è sensuale.
Il fumo dalla cenere della sigaretta appoggiata al posacenere la rende locomotiva incastrata alla stazione. Un altro tiro di treno e arrivo, mentre dormi.
Ti dirò in sogno che voglio che prendi la prima coincidenza e mi raggiungi in qualcosa di più di un racconto, una lettera di una pagina intera o una scopata non fatta. E così è natale. (Ma non è una buona scusa per tirarmi pacco).
Tua Lady E.
Metropolis, 27/12/07
3.43 am
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