sabato 28 maggio 2011

Lettere dal campo: mio giovane Walter

(4/6/01 00.43) 
Pensa se il tempo non ci avesse raggiunti 
pensa se il tempo non ci avesse raccolti 
pensa se il tempo non ci avesse divisi 
e riuniti per sempre. 
Pensa se tu non fossi qui accanto a me, 
come farei sapendoti distante? 
Come farei a continuare a respirarti? 
a respirare il tuo profumo come aria sul mio viso 
di bambina 
che và, 
che torna a casa. 
Come potrei ricongiungermi a te? 
Riaverti indietro, 
avanti, 
riaverti. 
Come potrei ancora sorridere 
e guardare quel cielo 
dove ci siamo incontrati nel nostro eterno amore? 
ed eterno conflitto. 
Non puoi fermare il tempo, 
e le battaglie si susseguono amore, 
ma come da un campo che non è Auschwits 
e non è Belsen, 
ti scrivo. 
Ti scrivo che ti amo. 
Ti scrivo che mi manchi. 
Ti scrivo che la lotta è dura ogni giorno 
ma ogni giorno ce la faremo, 
ogni giorno che staremo insieme. 
Non vorrei esserti così distante 
ma in fondo so che non lo sono 
perché credo in ciò che sei, che siamo, 
e credo che le battaglie di ogni giorno 
ogni giorno sono dure 
ma ogni giorno ce la faremo 
e le vinceremo 
se ogni giorno continueremo ad esserci, 
ed essere noi stessi. 
Quando non ci sei 
e rimango qui sola a pensare 
e a scriverti, 
so di non esserlo totalmente, 
e nell'inchiostro che và 
ti racconto i miei sogni 
e le mie utopie, può essere, 
ti racconto di me 
e senza saperlo neanche, 
ti parlo anche e soprattutto di te. 
E rimango sola 
ma non lo sono, non totalmente, 
e se ti scrivo 
e non so perché, lo faccio 
e mi rispondo che volo. 
Volo in un volo difficile 
e arduo sia anche, 
ma un volo in cui credo 
e che credo volerà con noi un giorno. 
Un giorno troppo lontano per 
non sentirne la mancanza ora, 
vecchie nuove parole. 
Ti amo mio vecchio scudiero, 
che mi hai sempre spianato la strada 
fino a ieri 
e sei sempre così importante nella mia strada, 
nel mio cammino 
e nella mia lotta, 
vecchio viandante. 
Giovane vecchio guerriero, 
amore mio. 
Mio giovane condottiero, 
combattente, 
ammiraglio, comandante. 
Vivo nel mio mondo 
e i miei sono soltanto sogni, 
ingenui e infantili, 
ma come vivere senza sogni? 
Come vivremmo? 
Come vivremo? 
Come vivono quelli senza più sogni? 
Preferisco essere una piccola ingenua allora. 
Piccola vecchia ingenua! 
Mio compagno di viaggio 
quanti giorni sono trascorsi senza vederti 
senza nemmeno più parlarti 
e le tue lettere non arrivano mai 
(da questo campo che non è Belsen 
e non è Auschwits) 
e tu aspetti il mio ritorno 
ed io aspetto il tuo. 
Vorrei vederti qui al mio fianco 
per non sentirmi sola 
quando marciando (inciampo) 
per questi campi minati 
la paura e la lontananza 
e la fatica e a volte il sonno 
si sentono, 
e manca il sogno 
perché manchi anche tu. 
Sogno della mia vita 
sono felice che tu esista 
e ringrazio chi ti fece così uguale e diverso 
e ringrazio quindi te. 
Mio giovane Walter 
la stanchezza si fa ascoltare, 
la mia luna è già piena e così grande, 
sicura e luminosa, lei, 
lei si fa certo meglio vedere di me. 
Le stelle già dormono. 
Io termino prima questa mia. 
E vorrei non doverla mai finire 
per non distaccarmi ancora da te. 
Così il tempo ci ha raccolti. 
Qualcuno mi ha detto che dovrei fare; 
qualcuno mi dice come mi vuole; 
senza capire; 
qualcuno, qualcuno dall'altra parte di questa mia, 
sta leggendo le mie parole spoglie di futili, 
stupide manie di noi scrittori 
e in questo momento, 
capirà che ti amo, 
se sarà la persona per cui continuo a credere 
e in cui continuo a credere, 
e riporre le mie speranze 
e le mie affezioni. 
Infezioni! 
Allora saprai che ti amo. 
Allora saprai che il destino 
a volte ha più fantasia di noi 
e ti ricorderai forse. 
Che cosa è 
il destino. 
È allora che saprai che ti amo 
E m'amerai per quello che sono, 
per ciò che sono, 
per chi, 
perché. 
Nel giovane vecchio silenzio che non conduce, 
ma porta a casa; 
da un giorno che non conosci 
ancora ora, 
ti amo.

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