giovedì 19 maggio 2011

Macchie mediterrane

(giovedì, 27 settembre 2007 alle 20:57)
http://it.youtube.com/watch?v=AqmuMHV7W3Q (le macchie di inchiostro)
Macchie. Macchie da tutte le parti. Macchie nella mia maglietta, nella mia valigia, nella mia fedina... di sposa al tuo rispetto, al tuo cospetto, nella mia fantasia.

Macchie di tutti i colori e da tutte le parti. Macchie bianche che non si vedono quasi, macchie grigie come il cielo di questi giorni, macchie blu come lo vorrei il mio scritto, macchie arcobaleno come banali presagi di un temporale che passa, ma non passa.

Macchie di tutte le forme, i colori e le parti. Macchie tue, mie, della ragazzina scontrosa che mette il muso se non la guardi, della donna voluta che ha i suoi pensieri e non li si capisce, della vedova triste che non la vedi perchè passa per strada vestita di nero. Delle parti che dipingiamo insieme alle macchie per vederle meglio in un quadro più chiaro.

Chiaro! e dai macchie.
Macchie e ombre. Chiaroscuri che ho sempre amato, ma non ho mai provato a disegnare perchè ho sempre tenuto presente quella frase di quell'autore che non ricordavo ed era sempre Goethe “dove la luce è più forte, l’ombra è più nera”. Arenata su una barca a dipingere il nostro chiaroscuro e nastro. Non parte il motore.

In panne nei panni di una stupida perseguitata e persecutrice. Per seguirti ho abbandonato anche la vita per più di un momento e non mi hai perdonata. Hai fatto bene. Bravo. Giusto. Perfetto. Tu ce l’hai fatta.

Ho perso. Tutto tranne te. Sono riuscita ad averti e sentirti mio fino a un punto maniacale che non avrei voluto, nè pensato, nè credo.
Credo in ciò che voglio e non sarai tu a pensarlo. Il prefetto mi guarda un po’ annoiato e aspetta che dica qualcosa di concreto, di corretto. Creta.

Creta e macchie. Chiaroscuro anche nella tua immagine indefessa davanti alla statuina che sembrerà chiara all’ombra del moro con gli occhi più scuri e l’ombra più rara.
Chiara. Mi mancano tutti e tu non lo sai. Te lo aspetti. Aspettiamo. E ti amo ancora. Ma non posso dirtelo. Un telo che scappa nell’aria e scoppiamo a ridere e mi aggiusto i capelli come la ragazza del lago ubriaca di vita e di aulin. Alludi in mille smorfie che non ci possiamo capire, che non ci possiamo incontrare, che siamo diversi. Sì, forse per fortuna lo siamo tutti.

Ti conosco. Sei Jack. Sei sempre stato scomodo nel pensare di sentirti utile a qualcosa quando stavi bene in casa tua, ma non sapevi poi quale fosse: in quali fosse affondavano i pilastri. Nastri di stanze nuove e canzoni. Lo so. Paradossi mentre in riva al fosso cerco di riavermi. Io, ragazza del lago e della fossa e della folla che non c’è più appena ti volti e vedono che soffri. S’offrì di accompagnarmi e gli dissi che avrei preferito una puntata di Matrix. Non so se mi spiego.http://it.youtube.com/watch?v=K6WklAL_j2k http://it.youtube.com/watch?v=gUKfVkujw1g (matrix)

Pieghi la mia lettera e la riponi in uno dei tuoi cassetti, chiusi insieme ai sogni che racconterai nel tuo prossimo riassunto, perchè di libri non hai mai avuto tempo poi per scriverne. La riponi in quel cestino differenziato anche lui. Cinismo. O malinconia.

ON. Via alla musica.
Non ti è mai piaciuta la mia ed io ho amato la tua allo sfinimento. Sfinita, mento. http://it.youtube.com/watch?v=3dKxvJyFtDQ (occhi da orientale)
Ti appoggiasti al cuscino e giravano le dita sui tasti e quei polsi indaffarati più delle tue smorfie di ora. Lei chiara e io mora. Indaffarati i polsi e le dita e i tasti nell’affare di avermi. E mi avevi appena avuta. Forse. Se così non fosse ti avrei già seppellito.
Di lettere di denuncia, reclamo, riesame, riscatto.

Scatto e ti racconto ciò che già sai. Ma non ricordi. Corde e musica su quel letto dove ti ho avuto e mi hai conquistata. Più per versi di quello che si immaginò. E’ stata tutta una follia. Altrochè.

E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade, e poi alzo il volume di questo silenzio che fa stare bene. E mi sa che sei quella che fa luce pian piano, chissà come ci vedi, chissà come ridi di quello che siamo. 

Ridi e sorrido per te. Con te mentre ti immagino divertirti tardi senza raggiungere l’alchimia del nostro benessere: essere.
Mi sono definita presuntuosa fin dal primo giorno, dicevo la mia prima bugia spudoratamente.
Che ci trovi adesso di strano? lo sono sempre stata una moneta falsa con cui pagare le tue passioni o no? Spudorata.
E se proprio sei quella fatti almeno guardare, non sai quanto ci manchi, non tornano i conti a doverti trovare. E mi attacco alla luce di questa notte e salto, salto, ma rimango giù. 

La porta dei sogni la portano quelli come te, Jack, che ai miei giochi di carte hai sempre sorriso. Quando ho avuto la sensazione che non li condividessi più ho avuto anche la sintonia di sentire il fante di spade arrabbiarsi e capire.
http://it.youtube.com/watch?v=g1_tYi9zWcg (giudizi universali - samuele bersani)
Ho scoperto le carte, ho giocato scorretto: sono un bluff come giocatrice di parte.
Particolare che non hai mai messo da parte, ti ho perduto senza cattiveria.

E’ vero, ma non ti basta. Tu non puoi perdere Jack. Non puoi tradire un ideale non tuo. Non puoi inventare un finale e pensare che la strada continua. La logica non lo prevede, è logico. Giocavi a carte e hai perso anche tu, per questo.
La regola numero uno per il giocatore di carte è non sapere che carta ti cade dal mazzo. Puoi provare ad aspettartela, ma come quando giochi a scacchi ti trovi sempre un dado che gira e azzardi a intuire il gioco degli altri, sei bravo quando ci riesci. Ma non ti sono mai piaciuti i giochi di carte. E quella notte ti sei divertito, con me.

Comete che ti piacerebbe torturare per levarle dal cielo e non vedere che le ho messe lì per te. E non sai che mi chiamo così perchè ti starò vicino sempre, che tu lo voglia o no. Sei paradossalmente infelice di ciò che avresti sperato sempre e la sfida è levarmi di torno. Ma torno. Non è una sfida, fidati, non posso dire che questa volta dipenda da me. Ho perso anche io convinta che il destino me lo facessi e poi guardo in faccia te e la realtà di quella notte e non posso dire altrimenti: ti starò vicino sempre, ma è solo la verità. Purtroppo.
Mi farò male io ogni notte che ci sarà una cometa e come te penserò a torturarmi per levarla dal cielo e guardarlo. Blu. Come quella macchia che volevo.http://it.youtube.com/watch?v=RUC3_L2brBs (cometa)

Come quella nuvola che non fa scurire il chiaroscuro. Come quel cielo che non ha un colore diverso. Come quell’ombra di temporale che non c’è paura che arrivi.
E allora dimmi com’è andato quel viaggio che hai fatto per i vicoli di Genova dove hai trovato malfattori e comunisti, chitarre scordate e nemmeno tu sapevi più accordarle. Perchè quella era musica.

Musica scordata, che ha dato di sè il meglio. E chi non è d’accordo? Spacco metà stanza e cerco il cd.
Metto quella nostra. I pezzetti in cui mi hai fatta li hai buttati, i pezzetti in cui ti ho disegnato li ho lasciati per strada.... li hanno mangiati gli uccelli. Quando non c’è il temporale quelli volano e hanno fame, anche nelle favole. Gabbiani in gabbia. E allora distruggimi però rispettami. Ignorami e dopo cercami quel pezzo del puzzle. Cercami quella chiave, chè devo concludere il libro: io l’ho scritto.
Cercati la soluzione giusta che se la trovi ti sentirai meglio anche fosse dopo un paio d’anni di equilibrismo. La corda ce l’hai, ma non ci giochi.

Bambini. Come bambini. Ma senza averne il rispetto del vivere. La vita stava in quella corda, in quella partita, in quegli anni, in quella notte, nelle macchie. Quelle dei tuoi occhi quando torni da lavorare e inizi la tua giornata guardandoti allo specchio mentre ti scivola l’acqua tra le mani e la senti, la vita. Quella che ti fa male se non mangi abbastanza o troppo, quella che ti scivola addosso se pensi solo a questo.
Questioni che non riguardano che tutti, domande a cui ha già risposto mille volte ognuno. I suoi dolori sono i soli mali del mondo, gode, com’è profondo. Per l’amor del cielo non disturbate e non vi venga in mente di parlargli dei figli, della moglie o di altri vuoti dettagli, non disturbate il lavoro, il capolavoro del mio piccolo genio al lavoro. Il mio piccolo genio ha una piccola luna, tu gli parli, lui ti guarda, ma non sei nessuna. 
Sorride, il genio. Sorride dalla sua lampada accesa, mentre si brucia spargendosi l’olio prima di prendere la luce. Desideri?

Riascoltati, non ti racconto più altro, ma prometto di tornare quando non saranno che chiacchiere. Eccoci.
Stai con me che a volte mi perdo senza te in questo deserto, stai con me perchè mai come adesso ho bisogno di te. Notte di comete. Come ti volti ne cade una. Non ti voltare.
Quanta vita che corre via augurandomi che non sia tardi ormai.... non si cresce mai abbastanza finchè si ricorda sentendo male e bene come fossero dolori e amori.
Non dimenticare il mare calmo nei mattini limpidi e quella voglia di partire che ci mette ancora i brividi. 
Giorni bastardi, notti migliori in cui mi manchi più forte, mille ostacoli nella mia vita come sempre...e lo sai che puoi salvarmi solo tu?.... crocerossino abbatti la croce, la madonna ride lì sotto. C’è qualcosa che non quadra nel quadro che ho dipinto....troppe macchie. Una sola nuvola. E un bambino che non sa dove guardare, inchiodato ad una cometa che se ne va per lasciare spazio alla pioggia.
E davanti alla pioggia ci si copre quasi sempre, a logica.
http://it.youtube.com/watch?v=R7q3hXKnOZI (jovanotti, stella cometa)
Un motorino e guardare il tuo mare da vicini alla tua prospettiva al Sonnino o nel New Jersey. Un motore nella mia barca, e non parte. La ragazza del lago sbatte contro la sua vela. La sua bandiera. Con i colori macchiati nel temporale ed una nuvola blu ed una croce che se ne vanno dal cielo.
La fermata di un pullman che ho preso da sola, come sola mi trovo. Nella barca e nella partita che non posso concludere.... non si gioca da soli a poker, è logico!

Macchie di verde, macchie nocciola... questi occhi più li guardo allo specchio più mi sembrano i miei. Possibile? tu che ne dici? te lo voglio chiedere perchè mentre ridevo sotto la croce mi sembravano accesi.... sarà stata la lampada ad olio....o il mio genio.
Desidera?
Poco tempo e la vita è giocare insieme quella o un’altra partita, ma giocare a contarle tutte le comete che cadono e farle raccogliere al genio di essere noi in una notte di fuochi d’artificio dove tutto ciò che non lo è sono le macchie di sangue e carne improvvisate nei nostri propositi di una serata comune ed un fuoco che brucia il foglio in Comune dove di solito viene descritto tutto in questi casi. E non è nè un libro, nè un riassunto.
Contratto con te un finale più lieto, perchè così il libro non piacerà a nessuno e non ne posso vendere nè comprare copie e si ritorna alla vita.... a quanto fa male. Ricordi? non si vive di sola fame. Ma ho fame. Come un gabbiano senza più i pezzetti di te e di biscotti nelle nostre colazioni da bambini.
Mi vorrai con te anche quando sarò stanco ed intrattabile? e non avrò voglia di giocare, ridere, ma durerà poco, fidati di me. Penso solo a te, e non è uno scherzo, me ne accorgerei se fosse uno sbaglio. Quadri identici e pensieri di mille colori. Senza lividi planeremo sopra dune di cotone. 

Faremo la lotta con i cuscini di nuovo sul letto scordato. Sì, era la chitarra, ma eravamo tutto un tutt’uno, un quadro di macchie smacchiate da te con fatica dalla memoria e dalla logica che ti ha detto di usare un sapone più forte. Forte?

Desiderio?
Dè, sì, ho imparato a parlare con te e non ne sono stata capace quando le lingue diverse anzichè attorcigliarsi in discorsi e baci spaesati ci hanno portato in Paesi diversi con dialetti rapaci a non comprenderci.
Comprendo tutto nel quadro e proveremo a colorarlo riempiendolo delle nostre macchie.
Ma chi è che ha detto che il sabato sera bisogna uscire? i fuochi si accendono presto a quell’ora....
e faccio tardi ad aspettarli, ma è già giovedì. Chitarra scordata nei tuoi ricordi. La accordi in un altro dei quadri che danno te come autore di un’immagine insana a quest’ora, di notte, con la macchia sulla fedina penale mentre mi ricordo di quel fosso in cui ho riflettuto meno di quanto ho mai fatto sulla riva le altre volte, ma dove ho trovato più risposte di sempre. E se c’era una cometa, non ce ne siamo accorti.
E ti prendevi per stonato. Logico?

Passo ancora le mie notti ad un pc ad ascoltare Federico e cercare di vincergli la sua mezcal all’alba, ma la ciliegina l’ho persa di nuovo. Sant’iddio! e la madonna che ride.http://it.youtube.com/watch?v=aVMXcC37t2g (perchè la vita - Federico Sirianni)
Bastarda come questi giorni.
Perchè la vita è un gioco di sentieri storti, problemi gastroenterici per essere migliori; sbarre imposte per non sporgersi di fuori. Lascia che sia di natura alchemica e di lucida follia quella sbarra e rimarrai combattuto se ostacolarla finalmente con il sorriso che mi hai vinto a poker. La rivincita un giocatore logicamente la concede sempre se non ha paura. Quei sentieri li ho percorsi da quando ho deciso di essere sola, ma di essere me.

Me l’hai detto tu che ho fatto bene, quando mi hai detto “ok giochiamo” e non sapevi le regole, ma ti fidavi del mio buonsenso. I giocatori bluffano quando tutte le parti conoscono le leggi uguali per tutti.
Indulto.
Adulterio e indulto. Lo pretendo per il governo che abbiamo di noi stessi: assurdo.

Respirerò l’odore dei granai, pace per chi ci sarà e per i fornai. Il forno era chiuso, io non ero pioggia e tu nemmeno, i miei occhi erano scuri, ma lucidi e luminosi e la cometa non si sa se c’era, ma la madonna senz’altro. Non abbiamo mai camminato per mano, ma siamo stati vicini quanto sai. Una campagna come quella dà il senso di tutto quel che deve averlo. Il peso riprende ad avere un colore prima che una cifra sopra la bilancia e ti ritrovi a dover scegliere se metterci la tua vita sopra o no. Ma per una giocatrice di poker che domanda è? ci si gioca sempre tutto con l’esistenzialismo, ma si vive. Almeno credo.

Era già domenica e la notte è passata tra casse di birra da mettere nel frigo e musica che non credevo di saper far mettere su un palco tanto presto, tanto ti ha fatto bene.
Rammenti? ho rammendato le parole di "hunger strike" sul mio calzino bucato ancora nella borsa. Lo porto con me per ricordarmi della sabbia, della spiaggia che non c’era quasi mai, della terra su cui ho poggiato il primo piede ogni volta con una nuova prova, provare a convincerti che questa era un’altra non è da me.http://it.youtube.com/watch?v=Lln5i1N3J8g (temple of the dog - hunger strike)
Ma abbiamo perso. Personale la visione dei fatti, delle cose e delle persone coinvolte che non saranno mai, ovviamente mai, quelle che casualmente ci sono passate davanti mentre guardavamo ciò che abbiamo visto. Metto il visto e la fedina penale può dirsi pulita, ma ho appena ammazzato qualche miliardo di spettatori che si erano illusi di aver capito qualcosa che mi dici non essere.

Spettacolo imbarazzante: tutta quella gente disillusa di nuovo. Di nuovo non c’è niente eppure per me è nuovo ogni volta il modo in cui fai. Jack dimmi come fai a convincerli che non ne vale la pena, che è meglio se muore il cattivo, che è meglio annullare il reato, che è meglio assaltare il creato e prendersela con chi ha fatto in modo che il bambino nascesse, rimanesse spaventato con la madre che ride ed è poi solo innamorata di lui. Assoldiamo una guardia, una spia, un Calimero meno sfigato e raccontatemi il senso.
Che possa darlo ai miei lettori per seguire la strada. Loro non sono abituati che a logiche e non capirebbero! no?

Spiegami perchè ho fame, spiegami perchè ritorna quella canzone e mi fa bene anzichè no, spiega a tutti perchè stava tutto così in posa in quella fotografia mai sviluppata del momento in cui mi hai guardata immobile e sei scattato a baciarla. La fotografia di quell’animo di cui ti sei innamorato anche tu.
Spiegami come hai fatto. Perchè non lo so più adesso che ti sei nascosto e non ti trovo e non ti vedo e non ti ascolto e mi mancano i tuoi jeans strappati e la mia maglietta verde.

http://it.youtube.com/watch?v=rRJkr_5PBhw (se ti tagliassero a pezzetti - Fabrizio De Andrè)
Speravo che il verde ti dicesse qualcosa....nelle macchie sulla bottiglia....nel prato....che era un prato. Imbarazzante per una che colorerebbe il cielo di grigio e farebbe le nuvole blu?
Persa per molto, persa per poco, presa sul serio, presa per gioco...non c’è stato molto da dire o da pensare. La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera spettinata da tutti i venti della sera. E adesso aspetterò domani e quando arriverà la prima alba rieccoci là, ti ricordi? le foto che non venivano mai illuminate abbastanza, le basi che hai visto prendere colore insieme alle mie pitture sulla scrivania e al monitor che non conoscevi con un post-it incollato sotto....sono da ricordare. La mia poltrona buttata su un balcone a creare un salotto che aveva per cuscino il cielo e per riposo la nostra musica passata da una mail. http://it.youtube.com/watch?v=im2SoltmZEc (Dire Straits - Why worry?) Passato tutto? Fa ancora male?

Ma il bello è che c’era ancora Federico e la sua mezcal da vincere: senza ciliegina come adesso. Un’anima da sbrinare. Un temporale a cui assistere. Una cometa da aspettare. Desiderio?
Un’aurora da guadagnare, una vita in un versetto della bibbia che ancora non era scritto. Ma letto. Nei tuoi toni di voce mentre ci siamo messi a ridere.
http://it.youtube.com/watch?v=hF3HhbPyyqg (Jessica Rabbit)
Una risata dice degli uomini persino a un coniglio, vuoi che non riconosca io la tua sul tuo volto?
Ma quando l’arcobaleno svanisce ti perderò. Quando l’amore viene lava il passato e scandisce fuori tempo orgoglio e vanità. 
Sono le due ed eravamo in due anche allora. Mi stringevi nell’aria che cambiava ed ero sola come adesso, ma sapevo di sentirti attorno. Anche se non c’eri. Anche se ora ti senti lontano e prima mi pensavi. Lo stomaco si chiude, il resto se la ride appena ridi tu. 
Qui con la vita non si può mai dire, arrivi quando sembri andata via. Ti sento dentro tutte le canzoni, in un posto dentro che so io, ti sento e parlo di profumo, ti infili in un pensiero e non lo molli mai...io ti sento al punto che disturbi, al punto che è già tardi, rimani quanto vuoi. Qui con la vita non si può mai dire, con la vita non si è mai alla pari, la musica è sempre la mia e la suono sulla tastiera senza capire che è di un pc e ne faccio un pianoforte davvero. Dovresti vederlo. E sotto la mia buccia che cosa mi farai?

Ne farai macchie, le inciderai tu come ad incidere un album. Di fotografie e delle nostre canzoni nella base: dentro o fuori a questo punto fa lo stesso.

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