sabato 28 maggio 2011

Cristo, quant'è buffo

(1.37 12/12/07)

Vedi com'è buffo? 
Eri tu a cercarmi e adesso ti direi 
che mi dispiace, 
che ti sei sbagliata a pensare di raggiungermi con così poco. 
Ti direi: no, non posso. 
Ti direi che il traguardo non è che un tuffo in piscina, 
uno chardonnay a bordo vasca. 
A bordo o sul pontile. 
Incontro? no, non mi pare il caso. 
Troppo rischiare, troppo ostentare, troppo dolore. 
Raggiungersi? ma come: non l'avevamo già fatto? 

Ne sorriderei, ti direi ch'è buffo. 
E' tutto qui, dentro a un calcolo sbagliato. 
Un matrimonio che non so. 
Un incrocio: che farò? 
Responsabilizzo il mio andare e così com'è buffo 
lo dipingerò. 
Disegnerò la casetta dove ci siamo sfiorati 
di sguardi offuscati 
e voltati di colpo. 
Descriverò il corso, il colpo e la walter ppk. 
Buffo, no? 
Walter è sempre stato il nome 
del tuo carismatico personaggio principale 
in poesie che non so dire, 
non conosco e non mi puoi recapitare. 

E con quel colpo divento 
uno dei tuoi eroi da calendario 
dove corrisponderai alla data e all'ora 
un titolo ed un volto, il mio, 
per un altro personaggio. 
Nient'altro sono. 
Ti racconterò com'è giusto che tu rimanga: 
una pagina di un libro, il tuo, il mio,
una pagina in comune 
che strapperei guardandoti negli occhi. 
Perchè è così che mi hai creduto capace, 
è così che ti sei resa in grado d'essere quel che 
ho davanti 
e che non sarà mai del tutto impresso 
in un elenco di parole 
perch'è sangue e fede. 

Ti trovo buffa, ch'è la volta che ridi 
mentre ti congedo ché talvolta 
da mediani ci giocano i mediocri. 
Io al chiodo ci appendo il mio kimono, da solo, 
tu il mio quadretto che schizzi
su questo foglio 
con il sangue dalla mia ppk. 
Me l'avevi detto. 
Com'è buffo. 
Non mi somiglia neanche un po'. 

Vorrei lo credessi, come credi in me, 
ma non sai rassegnarti come faccio io, 
a non capire. 
E allora ti guardo, ti ascolto e ti leggo 
e mi rendo conto che non trovo nulla di me 
in ciò che ti riguarda e che 
di capirti non me ne importa molto. 
E allora non c'è più niente di buffo, niente, 
è uno spigolo e ci sbattiamo contro 
come due muri 
che s'incontrano. 
Sento l'allontanarti per darmi l'apertura 
di scegliere io se entrare o andarmene. 
Mi guardi ancora, 
non c'è motivo di non farlo, dici,
e sono già lontano. 
Ciao, CRI. 


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