(18/7/01 19.07)
Era un mercoledì di agosto.
L’afa era già alta.
Il sole basso scaldava più che mai
Anche se
Non riusciva ancora
A riscaldare lei.
Era un mercoledì d’agosto
E lei guardava il cielo
Immaginando il mare,
immaginando un mondo diverso
dove poterlo scrutare a fondo.
Era un mercoledì d’agosto
E la rabbia saliva col vento.
Era un mercoledì d’agosto
E io volevo forse starne fuori,
ma quando l’ho vista….
(e ho guardato dentro i suoi occhi),
così fragile ed indifesa,
così matura e così piccola,
così determinata e così da esplorare,
così dolce in quel suo sguardo
in parte stranito
in parte confuso
in parte ancora così vivo dentro,
suggestivo, e ricco di altre parti
e innamorato ancora, forse, della vita.
Quando l’ho vista….
(e ho guardato dentro i suoi occhi)
gocce di pioggia hanno cominciato a scendere giù
e le sentivo una per una,
sulla mia pelle,
ancora così attonita
e sperduta di sensazioni.
Era un temporale
Di emozioni in conflitto,
di desideri repressi,
di solitudini ammanettate.
Costruzioni indecise
Inebriavano i nostri reduci contorni
In ombre, che non somigliavano troppo a noi.
A quei noi.
E così fu un mercoledì d’agosto,
che ancora ricordo ogni tanto
dicendomi che in quel giorno
avrei festeggiato la mia morte.
O magari solo
Battezzato la mia nuova
Ed ultima
Scelta
Di vita.
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