1/2/2007
Cara mammina,
avrei voluto iniziare spiegandoti che sono felice. Felice per tutto quel che riguarda la mia vita nel senso più stretto e "privato" che può avere.
Sono felice di star riuscendo man mano a mantenermi ormai da agosto pur con tutte le facilitazioni e difficoltà del caso. Sarei felice di spiegarti come e in che termini sono felice se sapessi che questo potesse bastarti. Quantomeno per accettarmi veramente. Anche in quelle mie scelte che, posso comprendere, possono sembrarti azzardate, premature o fatte in una maniera differente da quella che avresti reputato tu migliore.
Questo non per sottovalutare il tuo giudizio o sminuire l'apporto che il tuo pensiero ed i tuoi consigli potrebbero dare al cammino che intraprendo man mano, ma perchè forse, sarebbe per me bello poter avere finalmente la certezza di un amore materno che vada oltre i giudizi, prenda seria coscienza del valore e del limite del consiglio, ma proprio per questo sia capace anche di andare oltre le fragilità e le incoerenze delle mie e delle altre parti prendendosi cura del fine a cui amore, giudizi e consigli sono rivolti anche laddove è per le nostre idee più difficile trovare conciliazione.
Vorrei sentire più vicino ciò che resta della mia famiglia anche nella ricerca di un rapporto più consapevole dell'età in cui viviamo e dove a cercare un incontro si sia tutti, andando il più possibile oltre gli orgogli e oltre le scelte che ognuno trova più proprie per la sua vita in favore di un rapporto forse per noi anche un po' nuovo, ma più affettuoso anche nelle sue manifestazioni, più vicino appunto.
Sono tanti i modi e le situazioni io credo.
Ora c'è una cosa che vorrei dirti e che non sai.
Un giorno, lo ricordo bene, non so cosa mi trovassi di preciso a fare sola nella stanza di Sean lì a Rivarossa, ma trafficavo in cerca di qualcosa che dovevo trovare nei suoi cassetti, se non sbaglio mentre ero al telefono proprio con lui che mi diceva appunto di cercare un qualcosa, mi viene da pensare in un periodo in cui lui era in ospedale. Non ricordo bene i dettagli, ma ho questo flash di me in camera sua inginocchiata ai piedi della cassettiera che era sistemata accanto al suo letto. Mi sono imbattuta quel giorno in una lettera digitata al computer che tu gli scrivesti per un suo compleanno.
Dopo averla letta o forse mentre la leggevo mi sono messa a piangere in balia di tanti sentimenti contrastanti.
Da allora per tanti anni in vicinanza della data del mio compleanno ho sperato di riceverne una simile anch'io. Simile nella verità che conteneva che va oltre i piccoli screzi, i malumori o le leggerezze di ogni giorno.
Una lettera che a suo modo era comunque leggera, sicuramente alleggerente.
Non so perchè a me ad esempio non hai poi mai trovato modo di destinarmene una. Se perchè hai pensato che avresti effettivamente avuto troppi pensieri brutti da scrivere, se non hai più avuto il tempo, la voglia o magari perchè quella di Sean era data da un momento ed una circostanza particolari.
Vorrei dirti oggi che così come da piccola cercavo nello scarto della carta dell'ufficio di Via Tarino e Via Guastalla le copie sbagliate, per mettere da parte pezzetti di stampe che ancora oggi conservo gelosamente, dove potessi trovare parole di papà o tue, nello stesso modo in questi giorni di diversi anni ho atteso di accogliere una di quelle pagine indirizzata proprio a me perchè credo che ciò che di più bello e prezioso puoi donarmi sia racchiuso in te.
Un'altra cosa voglio dirti in queste righe: in questi anni non è vero che non ti ho mai capita come probabilmente pensi forse di tutti e tre i tuoi figli. Ho provato a carpire come potevo, come riuscivo, dalle tue parole, da alcuni tuoi scritti, nel leggere il tuo blog, quali potessero essere man mano i tuoi sentimenti, le tue paure, le tue esigenze, cercando di non forzare mai troppo la manifestazione quando, spesso, ti mostravi più chiusa o reticente nella volontà di mostrarli a me o agli altri.
Ho provato a starti vicino quando eri tu a poterne avere bisogno, l'ho fatto a mio modo, anche in silenzio, anche con un sms in momenti che potevano apparire banali, casuali.
Anche ascoltando, leggendo, guardando.
Sicuramente non ci sono riuscita o non bene altrimenti l'avresti sentito ed ora saresti tu a dirlo e non io, però ti confesso che ci provo davvero.
Perchè non è vero che io mi allontano da te, dalla famiglia.
Mi sono sempre un po' distanziata da un certo modo di relazionarsi che si è venuto a creare, nel quale non voglio entrare nel merito ora, che mi stava facendo del male, seppur a fin di bene e di questo non ne discuto e ne sono convinta. Non mi sono mai voluta allontanare da te o da voi. Anche perchè anche quando sono felice ho bisogno di sentirti vicina, ho bisogno di sentirvi vicini.
Non posso e non vorrei sentirmi tranquilla e contenta fino in fondo se non "con-vivendo" e condividendo questo mio essere con te che sei mia mamma e sei buona parte della mia famiglia, anche da una casa diversa, anche da un indirizzo nuovo. Ti voglio bene sempre. Avevo voglia di scriverti queste righe.
Fanne l'uso che vuoi.
4/2/84
1/2/07
HeleN.
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