(sabato, 24 novembre 2007 alle 20:44)
Sam:
Era l’inizio della mia estate. Esattamente il dieci luglio. Quella mattina mi ero alzato presto. Così presto da precedere il sole nei suoi esercizi mattutini. Passeggiavo sul pontile indeciso se preparare la mia Fortune per il viaggio o trascinarmi da Mae per la colazione e qualche chiacchiera spicciola.
Stelly in mezz'ora lo stravolge in:
Poteva essere il 10 di luglio o no, ma mi ero svegliato con ancora il sonno negli occhi: quella era l'aurora della mia nuova estate. Certo il sole non avrebbe tardato ad alzarsi anche lui e si sarebbe riproposto nei suoi esercizi calcando la scena agli occhi della gente. Non posso dire d'aver scelto aria più sobria ancora intento nella mia stanza sul letto in bianco e nero nei 45 addominali che mi avrebbero confermato d'essere già o ancora presente a me stesso.
Rialzare il bicchiere di vodka rovesciato sul tavolo nella polvere dell'altro ieri ed una mano tra i pelucchi della barba, non più d'un minuto, per non darmi tempo di controllare più su nello specchio davanti, già pronto anche lui.
Poi a passi incerti e sguardo lungo tra le le barche cercando la mia, per scoprire se sorriderle e partire nell'aria umida o trascinarmi ancora qualche metro stretto fino ad attraccare uno sbadiglio e meno silenzio all'insegna GLASS che immaginavo ancora accesa da ieri. Eppoi avevo fame, anche.
Era l’inizio della mia estate. Esattamente il dieci luglio. Quella mattina mi ero alzato presto. Così presto da precedere il sole nei suoi esercizi mattutini. Passeggiavo sul pontile indeciso se preparare la mia Fortune per il viaggio o trascinarmi da Mae per la colazione e qualche chiacchiera spicciola.
Stelly in mezz'ora lo stravolge in:
Poteva essere il 10 di luglio o no, ma mi ero svegliato con ancora il sonno negli occhi: quella era l'aurora della mia nuova estate. Certo il sole non avrebbe tardato ad alzarsi anche lui e si sarebbe riproposto nei suoi esercizi calcando la scena agli occhi della gente. Non posso dire d'aver scelto aria più sobria ancora intento nella mia stanza sul letto in bianco e nero nei 45 addominali che mi avrebbero confermato d'essere già o ancora presente a me stesso.
Rialzare il bicchiere di vodka rovesciato sul tavolo nella polvere dell'altro ieri ed una mano tra i pelucchi della barba, non più d'un minuto, per non darmi tempo di controllare più su nello specchio davanti, già pronto anche lui.
Poi a passi incerti e sguardo lungo tra le le barche cercando la mia, per scoprire se sorriderle e partire nell'aria umida o trascinarmi ancora qualche metro stretto fino ad attraccare uno sbadiglio e meno silenzio all'insegna GLASS che immaginavo ancora accesa da ieri. Eppoi avevo fame, anche.
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