(lunedì, 25 febbraio 2008 alle 19:32)
(l'amore comunque - De Gregori)
http://it.youtube.com/watch?v=_IldsVLoXLk (La cura - Battiato)
La strada andava avanti con l'aurora appena sbocciata. E tu pensavi al grano, all'odore del grano.
Io pensavo alla musica e a quale suono dare a quel tuo pensiero, alla strada e all'aurora. Quella dannata aurora sbocciava insieme alla sensazione di viverti. Non volevo far parte di quel puzzle che mi avevi detto avrei potuto ricostruire. Non l'avevo presa bene.
Non sono mai stata un poster. Tantomeno di qualcuno fatto a fette di malinconia.
Il mio solito orgoglio non accennava che ad avvilupparsi dentro le fiamme della stessa sensazione di viverti che ho tenuto con me tutto il tempo che ci ha separati.
Mi sono chiesta mille volte che ci fai in questa mia vita sempre troppo insipida. Non sapevo dare che una risposta, riaprendo la scatola di cartone di un puzzle e guardandone i pezzi. Non ho mai creduto ci fossero tutti, soprattutto quando la scatola la prendi nuova. E poi mi sono messa lì, non a contare, ma a disegnare. Ed è venuta fuori una delle tue foto da divo in posa. Gli anni 30 li abbiamo superati da un pezzo e tu sei sempre fermo a guardare il tuo pupazzo di pezza in mezzo al grano. Ti vedo contorcere le lettere che ricevi e farne coriandoli colorati con cui ricostruisci a modo tuo un mondo di fiaba.... un po' cruenta, ma vera.
Non so quanti fossero gli uccelli, non so quanti fossero i frutti nell'orto, so che non c'era tempo di raccoglierli. So che abbiamo trovato tutto il lavoro già fatto e non se n'era andato, stranamente, neanche il gusto, ma a noi piacciono le sfide da articolare dal principio e da portare avanti con principio.
E questo nel puzzle non c'era. Non c'era che un disegno un po' ammaccato. I pezzi si incastrano, ma non ricreano mai un poster. Rimangono le rughe del tuo giubotto di pelle buttato sui gradini della piazza e le farfalle non si appoggiano più perchè hanno paura di disturbare l'idillio di una nostalgia venuta male in fotografia. Non sapevo raggiungerti prima d'ora. Me ne sono accorta guardandomi la millesima volta allo specchio e occhi negli occhi a un certo punto ci ho ritrovato i tuoi e ho capito.
Non c'era bisogno di innamorarsi... di dirtelo... di raccogliere i pezzetti di carta colorata per ritirarli in aria e farti assistere a una magia. La magia c'era già stata e se non te ne eri accorto è perchè stavi appresso ai coriandoli da rincorrere perchè non cadessero a terra, perchè non si sporcasse il colore.
Il colore non era più fresco e non si sarebbe comunque sporcato più delle sfumature roche della canzone che avevo scelto in quell'aurora schiarita, quella sì, in quel disegno in cui ci siamo ritrovati a viverci abbracciati. E non ci siamo guardati troppo negli occhi. E non ci siamo impallati nè detti palle.
Ed eri tu ed ero io.
Per questo il puzzle sono riuscita a completarlo... era il pupazzo di pezza nel grano, era quel che stavo guardando anch'io, mentre pensavo ad altro.
(L'amore è come il tempo, Venditti)
http://it.youtube.com/watch?v=9RyZzokSplk (La valigia - Jovanotti)
Sei un pezzo del puzzle? sei la mia sigaretta accesa quando devo pensare?
cosa sei venuto a fare? per poi fuggirtene per il tuo oceano fino in alaska.... e mandarmi cartoline ogni tanto per dirmi che stai bene.
lo sai che dobbiamo mettere a posto la cantina e scrivere di ogni idiozia che troviamo.
lo sai che non c'è più tempo per aspettare a sorreggere le stesse sfumature e le solite convinzioni come fossimo colonne romane trapiantate in chissà quale cuore.
la spogliarellista ti ha raccontato la sua vita sorseggiando gin e tonica, come stesse appollaiata sul dado della sua partita persa. sei rimasto a guardarla sorridendo ogni tanto e sei diventato socievole: come mai?
la spogliarellista ha pensato la stessi prendendo in giro e si è rivestita nel freddo guadagnando i metri tra il dado e la porta. si è fermata sorridendo a guardarti da distante e tu hai finito quel gin tonic che schernivi non curandoti di lei e della sua storia che intanto ti pungeva come una freccia, dardo di un'amante impazzita.
non c'era porto ed era nata lì.
non c'era modo per uscire da quel monumento raccolto in preghiera, se non distruggere la statua, ma era arte e ci è venuto male a pensarci vandali davvero. abbiamo abbandonato i giubotti neri alla fontana ed è arrivata una bambina di otto anni ad insegnarci la vita. avevo otto anni quando ho iniziato a scrivere e scrivevo proprio a te.
l'oceano era il prato di grano.
il gabbiano era il nostro pupazzo di pezza, come acchiappasogni.
noi facevamo il resto.
vola sul mar
un uccellin*
poi vola in alto
sempre più in su
dove ritrova le sue virtù**
*gabbiano
**il suo mondo
h.n.
http://it.youtube.com/watch?v=_IldsVLoXLk (La cura - Battiato)
La strada andava avanti con l'aurora appena sbocciata. E tu pensavi al grano, all'odore del grano.
Io pensavo alla musica e a quale suono dare a quel tuo pensiero, alla strada e all'aurora. Quella dannata aurora sbocciava insieme alla sensazione di viverti. Non volevo far parte di quel puzzle che mi avevi detto avrei potuto ricostruire. Non l'avevo presa bene.
Non sono mai stata un poster. Tantomeno di qualcuno fatto a fette di malinconia.
Il mio solito orgoglio non accennava che ad avvilupparsi dentro le fiamme della stessa sensazione di viverti che ho tenuto con me tutto il tempo che ci ha separati.
Mi sono chiesta mille volte che ci fai in questa mia vita sempre troppo insipida. Non sapevo dare che una risposta, riaprendo la scatola di cartone di un puzzle e guardandone i pezzi. Non ho mai creduto ci fossero tutti, soprattutto quando la scatola la prendi nuova. E poi mi sono messa lì, non a contare, ma a disegnare. Ed è venuta fuori una delle tue foto da divo in posa. Gli anni 30 li abbiamo superati da un pezzo e tu sei sempre fermo a guardare il tuo pupazzo di pezza in mezzo al grano. Ti vedo contorcere le lettere che ricevi e farne coriandoli colorati con cui ricostruisci a modo tuo un mondo di fiaba.... un po' cruenta, ma vera.
Non so quanti fossero gli uccelli, non so quanti fossero i frutti nell'orto, so che non c'era tempo di raccoglierli. So che abbiamo trovato tutto il lavoro già fatto e non se n'era andato, stranamente, neanche il gusto, ma a noi piacciono le sfide da articolare dal principio e da portare avanti con principio.
E questo nel puzzle non c'era. Non c'era che un disegno un po' ammaccato. I pezzi si incastrano, ma non ricreano mai un poster. Rimangono le rughe del tuo giubotto di pelle buttato sui gradini della piazza e le farfalle non si appoggiano più perchè hanno paura di disturbare l'idillio di una nostalgia venuta male in fotografia. Non sapevo raggiungerti prima d'ora. Me ne sono accorta guardandomi la millesima volta allo specchio e occhi negli occhi a un certo punto ci ho ritrovato i tuoi e ho capito.
Non c'era bisogno di innamorarsi... di dirtelo... di raccogliere i pezzetti di carta colorata per ritirarli in aria e farti assistere a una magia. La magia c'era già stata e se non te ne eri accorto è perchè stavi appresso ai coriandoli da rincorrere perchè non cadessero a terra, perchè non si sporcasse il colore.
Il colore non era più fresco e non si sarebbe comunque sporcato più delle sfumature roche della canzone che avevo scelto in quell'aurora schiarita, quella sì, in quel disegno in cui ci siamo ritrovati a viverci abbracciati. E non ci siamo guardati troppo negli occhi. E non ci siamo impallati nè detti palle.
Ed eri tu ed ero io.
Per questo il puzzle sono riuscita a completarlo... era il pupazzo di pezza nel grano, era quel che stavo guardando anch'io, mentre pensavo ad altro.
(L'amore è come il tempo, Venditti)
http://it.youtube.com/watch?v=9RyZzokSplk (La valigia - Jovanotti)
Sei un pezzo del puzzle? sei la mia sigaretta accesa quando devo pensare?
cosa sei venuto a fare? per poi fuggirtene per il tuo oceano fino in alaska.... e mandarmi cartoline ogni tanto per dirmi che stai bene.
lo sai che dobbiamo mettere a posto la cantina e scrivere di ogni idiozia che troviamo.
lo sai che non c'è più tempo per aspettare a sorreggere le stesse sfumature e le solite convinzioni come fossimo colonne romane trapiantate in chissà quale cuore.
la spogliarellista ti ha raccontato la sua vita sorseggiando gin e tonica, come stesse appollaiata sul dado della sua partita persa. sei rimasto a guardarla sorridendo ogni tanto e sei diventato socievole: come mai?
la spogliarellista ha pensato la stessi prendendo in giro e si è rivestita nel freddo guadagnando i metri tra il dado e la porta. si è fermata sorridendo a guardarti da distante e tu hai finito quel gin tonic che schernivi non curandoti di lei e della sua storia che intanto ti pungeva come una freccia, dardo di un'amante impazzita.
non c'era porto ed era nata lì.
non c'era modo per uscire da quel monumento raccolto in preghiera, se non distruggere la statua, ma era arte e ci è venuto male a pensarci vandali davvero. abbiamo abbandonato i giubotti neri alla fontana ed è arrivata una bambina di otto anni ad insegnarci la vita. avevo otto anni quando ho iniziato a scrivere e scrivevo proprio a te.
l'oceano era il prato di grano.
il gabbiano era il nostro pupazzo di pezza, come acchiappasogni.
noi facevamo il resto.
vola sul mar
un uccellin*
poi vola in alto
sempre più in su
dove ritrova le sue virtù**
*gabbiano
**il suo mondo
h.n.
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