(venerdì, 5 ottobre 2007 alle 20:11)
http://it.youtube.com/watch?v=DSam2PAimyw (centopassi, Pippo Pollina)
- Bravo! - esclamò Stravinskij, conquistato, e rivolgendosi a quello della barba, ordinò: - Fedor Vasil'evic, dimetta, per favore, il signor Bezdomnyj.
Ma tenga libera questa stanza e non faccia cambiare le lenzuola.
Tra due ore, il signor Bezdomnyj sarà di nuovo qui. Ebbene, - si rivolse al poeta, - non le auguro successo perchè non credo minimamente che lei possa averne. Arrivederci presto! - E si alzò, mentre il suo seguito si mosse.
(Il maestro e margherita, Bulgakov)
Sei acqua
gocce lisce sul collo
sbatto il bastone, è la fuga dei serpenti.
Se le rocce mi tengono
senza sbriciolare i graniti
al mio tocco
in un istante sono lì
ti do una mano: diventa aria d'eccitazione.
Nè più nè meno se quel fiume sei tu.
Scivolano le labbra
lungo i capelli dopo il tuffo
alghe verdi dentr'al tuo abbandonarmi
non le salvi e non le stendi
nemmeno se quel fiume sei tu.
Nemmeno se quel fiume sei
arrivato a sfibrare
puoi perdere il filo conduttore unitario
che per noi è in uno Stato emissario.
Ispezioni tra la voglia di compiacerti
ed un eroso mutamento di braccia
sempre più larghe nel pazientare l'assenza.
E' eros.
Nemmeno se quel fiume
t'è stato fatale
accetterò di fare fattura di fiaba
di ciò ch'è naturale.
Nemmeno se quel
fiato non fosse sceso
sul letto, ti avrei rispettato.
L'assetto è cambiato, tu cadi sul fondo
annoiato.
Nemmeno se
affluire volesse dire unirsi
saresti in fondo solo acqua.
E' terra.
Acqua, terra e un finire
nemmeno.
Sono io, il fiume.
- Bravo! - esclamò Stravinskij, conquistato, e rivolgendosi a quello della barba, ordinò: - Fedor Vasil'evic, dimetta, per favore, il signor Bezdomnyj.
Ma tenga libera questa stanza e non faccia cambiare le lenzuola.
Tra due ore, il signor Bezdomnyj sarà di nuovo qui. Ebbene, - si rivolse al poeta, - non le auguro successo perchè non credo minimamente che lei possa averne. Arrivederci presto! - E si alzò, mentre il suo seguito si mosse.
(Il maestro e margherita, Bulgakov)
Sei acqua
gocce lisce sul collo
sbatto il bastone, è la fuga dei serpenti.
Se le rocce mi tengono
senza sbriciolare i graniti
al mio tocco
in un istante sono lì
ti do una mano: diventa aria d'eccitazione.
Nè più nè meno se quel fiume sei tu.
Scivolano le labbra
lungo i capelli dopo il tuffo
alghe verdi dentr'al tuo abbandonarmi
non le salvi e non le stendi
nemmeno se quel fiume sei tu.
Nemmeno se quel fiume sei
arrivato a sfibrare
puoi perdere il filo conduttore unitario
che per noi è in uno Stato emissario.
Ispezioni tra la voglia di compiacerti
ed un eroso mutamento di braccia
sempre più larghe nel pazientare l'assenza.
E' eros.
Nemmeno se quel fiume
t'è stato fatale
accetterò di fare fattura di fiaba
di ciò ch'è naturale.
Nemmeno se quel
fiato non fosse sceso
sul letto, ti avrei rispettato.
L'assetto è cambiato, tu cadi sul fondo
annoiato.
Nemmeno se
affluire volesse dire unirsi
saresti in fondo solo acqua.
E' terra.
Acqua, terra e un finire
nemmeno.
Sono io, il fiume.
il fiume di samstoner sfocia qui: http://it.netlog.com/samstoner/blog/blogid=1757...-
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