Il gatto si alzò gli occhiali sulla testa nel gesto che oramai pareva consueto a chiunque l'avesse incontrato per più di due giorni vedendolo impegnato. Si tolse gli occhiali, dicevo, e stroppicciandosi gli occhi con i polpastrelli rosati, un po' annoiato, sentenziò: "la seduta è tolta".
"Se ci sarà un domani" soggiunse Fagotto, il clown triste del Circo del Tempo Sciolto.
Corse nella notte a cercare il suo block notes... no, cioè, il suo diario. Era lì che scriveva i suoi spettacoli: traendo ogni sera spunto dalle smorfie che studiava in quella carcassa di quadri che fu il pubblico in quella galleria d'Arte ch'è la platea.
Noi non possiamo nemmeno dargli torto: è più che comprensibile, per uno abituato a prender parte nel bel mezzo delle maschere.
Avevo poi deciso quel mattino di portargli quel notes su cui non avrebbe mai scritto. Lo volle.
Ho apprezzato sempre il carattere di esclusiva sinergia che lega le mie intuizioni ai comportamenti di Fagotto. Mi fu da subito lampante difatti, al momento della sua conoscenza, la qualità d'impavido imprevedibile.
Nella prima pagina gli lasciai scritte queste righe:
Animo inquieto di un raccoglitore di fogli forati come gomme sull'asfalto bagnato. Come TERMINI di riferimento quando scendo dal treno per salire sull'autobus da cui ti scriverò una lettera aumentando la distanza e mangiandomi i km. Com'è notte nell'aria piena di vento da non digerirne più in questo buio che tira le tende e nasconde le ali di Trilly. Antipatica come me al mio inconscio in questo pomeriggio che non è notte e non è buio: è solo grigiotorino.
Gomme sull'asfalto dai sanpietrini sgusciati dalla fossa col vento, coll'acqua. Colla... per riappiccicarglieli al posto giusto e rimettere in ordine la tela, del ragno. E' tutto un inganno, un disegno, un progetto in divenire.
Non riesco mai ad accettare i confini della realtà con le creazioni della mia fantasia e nascondo le battaglie nelle note dimenticandomi le bandiere nei granai e odiando il ciak ciak delle pozze d'acqua su cui annegano i tuoi desideri. Non è piazza, nè pozzo, nè pozza, nè pazzia, nè un pezzo: è la tua pupilla su cui ho gettato l'incudine giocando a tennis con te. Come racchetta il mio martello, la penna.
Ogni mio tratto di matita è, sarà, un dono che dovrai negoziare degli attimi interi.
Pagherai con ricordi, una nuova moneta complementare per i giorni a venire.
Sei la mia stanchezza, la saracinesca chiusa dei miei entusiasmi. Dal vetro, grigiotorino. Lo pulisco, lo spacco.
Faccio fatica a incastrarti per via della mia natura.
Sono sempre un po' scettica quando mi parli di animali: tu salvi la coda ai gechi assaggiati dai denti dei gatti e tagli la testa ai presentatori scemati tra le parole che non hanno senso. Io sono il geco che mi fa senso ed il gatto che lecca nella pozza.
Sbavo solo ai tuoi occhi. Striscio solo tra le tue mani.... ma tu come fai a saperlo se a questo grigiotorino chiudi gli occhi.
Pece nella tua pupilla dagli occhi chiari. Non hai visto Fratel Coniglietto con la tua stessa camicia a quadretti e gli occhiali a molla sul naso fregarti il sogno delle tue ambizioni imbrattandosi di furbizia, ma con la coscienza di dover rimanere PURO.
Avevi già messo su l'acqua ed il pentolone che giravi come una strega con quel mestolo enorme mentre mi dicevi che sai cucinare. Ed io avevo ragione nei fatti, non ero cotta per niente e ti avevo anzi già arrestato allo spiedo dimostrandoti chi sei veramente. Presuntuosa, presumo d'aver ragione. D'aver ricondotto i torti nel fiume come se fossi tu ed averli schiacciati nel ciak ciak.
Non avrei subodorato la tua minestra riscaldata! In questo spazio attuale la caccia andrebbe fatta a quelli come te... altrochè magia nera sul rogo.
Non avevi succhiato nè la carne, nè il mio sangue in comunione d'intenti e d'essenze di cui puoi solo fare preghiera, che puoi anche donarmi in un boccetto mentre svesto l'abito da monaca e prendo quello parigino.
Ed io continuo a ridere da sotto quella croce, non scordartelo.
Stamattina ho legato i capelli in maniera volutamente disordinata, dev'essere stato questo. Stanotte un'amica mi ha chiamata "ehi Ricciolo,...". E' stata colpa sua, è stata colpa tua. Non avevo ancora digerito tutto, il resto lo rimetterò qui.
Ai posteri.
Ai poster
in caratteri CUBITALI
dove dichiaro
in non pieno possesso delle mie capacità motorio-psichiche
l'ASSENZA DI CONTATTO.
http://it.youtube.com/watch?v=K-VpPGI2S50 (La storia - Francesco De Gregori)
Da stanotte non mi rendo più comprensibile, trova il canale. Arriverai alla pozza, ma devi necessariamente tenere gli occhi aperti.
L'incudine che ti arriva in mezzo agli occhi al lancio di martello nei 175 km/h che distanziano la parola ASSENZA dalla parola CONTATTO e la nostra serata alla luce dei candelabri e del profumo svizzero di giustizia, aprirà una strada nuova, un varco che tu non conosci ancora, come strappare un cartello e trovarci un paesaggio vero che gocciola di vernice e argilla. Profumo forte nelle narici del gatto nero che ti porti appresso in questo grigiotorino che è in quella cantina da quando sono piccola.
E' nelle nostre mani e puoi decidere di lasciarla, vernice, e argilla, nei fotogrammi commossi di un film, nella pioggia scrosciata tra le bare esumate dei sanpietrini alla stazione di Roma e non qui tra la moda della stregoneria che t'assale ignorante. Nel granaio, ma non qui tra la gente che pensa che non cambierà niente. Alle 19.20 sul ponte sul canale riempito dalla pioggia che mi si abbatte addosso, ma non qui.... nella storia che ho scritto con le gocce.
Ma non mi dire mai che è troppo tardi perchè se scrivi di morti credendoti vero, saprai già che un fantasma, che ti piaccia o no, lo stai diventando.
Se mi lasci nel freddo di questo grigiotorino stasera, non ci sarà caminetto nè giustizia, nè Svizzera, nè dolce bellezza del vento che mi ruba i sorrisi quando non me l'aspetto rispondendo al richiamo del mio invito ad umore più lieto, ad errore più sano, ad errare più umano. Il giudice nano sentenzierà la tua corresponsabilità con il massimale della pena e la massima delle pene.
Ma, ti assicuro, è più bello leggere insieme quelle di Groucho o di Wilde ed avere coscienze della classe... seconda solo in ordine di binario.
Col destino ci gioco a booling.
Col futuro a basket.
Il presente è una continua palla-a-mano.
Dei flashback ne faccio stecche in buca.
Ogni tanto se confondo i colori o non sto attenta imbucando una numero 1 troppo pura e troppo sbronza e troppo stronza, sbaglio un colpo, e perdo.
Mi perdo la fuga con i bassotti, ch'erano cani.... ma io ho sempre scelto la coscienza del gatto, nero. Con gli occhiali ancora sulla testa tra le orecchie alzate ed il sorriso compiaciuto.
Se vedi che gratto il prato, se ti sembra che mi mal direziono verso quel mucchio selvaggio di pianeti impazziti,.... non prendermi per pazza, non cambiare musica, prendimi la mano e accompagnami. Vinceremo entrambi: tu riuscirai a toccarmi ed io imparerò le regole del gioco almeno un po'.
Già che ci sei, se ci sei, allenati.
Behemoth sta lì dentro al fumo del comignolo, dentro al grigiotorino che Giobbe non saprebbe raccontare. Fuori. Insieme al freddo ch'è già.
http://www.lameditazionecomevia.it/lennon.htm (Watching the wheels - John Lennon)
anche samstoner ha trovato freddo fuori: http://it.netlog.com/samstoner/blog/blogid=1871...-
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