mercoledì 11 maggio 2011

miss-razionalità

Sai che c'è? 
che tu mi stai mettendo alle strette. 
E chi sono fatico a capirlo anch'io, figuriamoci essere pronta a spiegarlo a qualcuno che non mi ha mai conosciuto, prima. Sono piena di pessimismi che non vorrei, come hai ben detto. Se non l'hai detto lo stavi per dire. E di diffidenza verso il mondo che mi circonda, che mi porta lo scetticismo necessario ad aver tentato di far perdere la voglia di credere fermamente in quello a cui ha sempre creduto anche ad una ventenne che di problemi reali ne ha visti ben pochi, se con questi vogliamo intendere qualcosa di più esteticamente e diffusamente ritenuto così. 

In cosa credo da "prima"? prima di tutto in me stessa e questa penso sia la fonte di gran parte del sarcasmo che mi sento io stessa scorrere nelle vene ogni volta che apro bocca e so che sto dicendo cose troppo pessimistiche per essere mie. 

Avevo fiducia. Fiducia negli altri, nelle mie qualità. Anche adesso ne ho, ma è come se fosse spesso un po' nascosta... appesantita da giubotti invernali cascatici addosso per proteggerci, forse, da troppe delusioni o da poche, ma troppo grandi. Mentre io dormo quasi nuda. Anche se le metafore mi hai detto che non ti piacciono. Se non me l'hai detto, l'ho immaginato. 

I miei dubbi sulla razionalità... sono dubbi portati da una persona che si è accorta di razionalizzare troppo e troppe cose e mentre ne parlavi mi risuonava in qualche angolo la parola "emozione". Tu hai trovato uno stile di vita che ti rende felice, io non credo che riuscirei a sopportare tanta "organizzazione" anche se, fatalmente, in questi ultimi giorni è una parola che mi si sente in bocca di frequente come se fosse più che in altri nelle mie corde. 

So chi ero, so di non essere cambiata, ma non so di preciso come giudicarmi, se farlo, ed è un momento in cui so di essere piena di contraddizioni. 
Vorrei un filo da cui intercettare i punti di riferimento per riavere più salde le mie certezze e soprattutto il mio entusiasmo, chè so anche di averlo, ma probabilmente l'ho custodito da qualche parte di cui adesso non trovo la chiave. La sto almeno cercando? 

Attualmente sto perdendo tempo o me ne sto prendendo per cercare di incanalare di nuovo le mie energie in qualcosa di più costante di un libro da voler finire di leggere in fretta per iniziarne un altro. Perchè adesso un libro è forse l'avventura in cui riesco ad essere più costante. 

Ciò in cui non lo sono per nulla apparentemente sono proprio i miei stati d'animo, i miei sentimenti,... e invece forse è davvero l'unica cosa che da qualche anno era rimasta all'incirca fissa. Troppo fissa. Non per niente m'è presa una voglia matta di partire. (Ecco, in questo ho sbagliato nella telefonata... una cosa che ho sicuramente voglia di fare c'è). E' come se già mi potessi immaginare il tuo "partire per dove?" nel tono pieno dell'entusiasmo che un po' ti invidio e che mi fa sorridere. Probabilmente se me lo chiedessi ti risponderei con una meta, una città che adoro. Questa volta non chiedermi perchè: potrei risponderti che sono ancora convinta che le emozioni non siano razionalizzabili oppure iniziare una specie di monologo sciocco e ricco di immagini così fatte d' "aria" (sull'onda dei pensieri del momento... delle sensazioni che mi legano a quel posto...) che potrebbero prendere il volo senza farti prima capire cosa c'era scolpito dentro. 

Ogni volta che scrivo, anche adesso che lo faccio perchè la telefonata si è nuovamente interrotta bruscamente (questa volta per colpa tua), dopo pochi istanti comincio quasi a disprezzare quello che sto scrivendo perchè non mi piace già più la sua forma... che mi sembra sempre troppo retorica e quadrata. La disprezzo perchè insieme allo scetticismo, alla diffidenza ed a un poco di cinismo che ho messo da parte temo mi sia cresciuto dentro anche un filo di troppo di intolleranza - orribile parola, figuriamoci tenersela dentro! - in primo luogo dettata da una caratteristica che mi porto dietro da un pezzo: il voler/poter/dover( ? ) dare il meglio di me. Questo in tutto e tante volte è il motivo per cui finisco invece ad ottenere pessimi risultati. Forse è una forma malsana di ambizione, ma è cresciuta con me fin dalle elementari e probabilmente ancora prima. 

Sai, da piccola mi raccontano che per esempio vedendo mio fratello più grande che stava imparando a leggere mi sono fatta in quattro da sola perchè volevo imparare anch'io anche se prima del tempo: se lui lo stava imparando dovevo/volevo/potevo ( ? ) farlo anch'io. Alla fine ho imparato a leggere molto prima di molti miei coetanei, passando per giornate intere seduta su una sedia con un libro dei "quidici" in mano, qualche volta persino al contrario... Primeggiare. E' un bisogno che ho ancora oggi. Per me stessa, perchè l'importante per me non è mai stato che quelli che passassero come "secondi" fossero gli altri, ma il tempo. 

Egocentrica. Sono anche questo. Non credo di essere mai riuscita a spiegare abbastanza bene lo strano appagamento di stare sopra un palco. Magari a ripetere una stupida recita scolastica e nient'altro ( ? ). 
Essere lì e dire la mia... e gli altri, parenti e le persone più "vicine", ma anche persone con cui non ho a che fare... seduti nel pubblico. Ad ascoltare. 

Beh, una parte del mio copione per oggi credo di avertela scritta e spero con questo messaggio di aver appagato almeno un pochino quello che tu hai cercato di darmi/dirmi di te nella telefonata. Mi sembrava doveroso, ma prima di tutto era anche mio interesse. 
Buona serata, Sergio. 

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia un segno: