mercoledì 11 maggio 2011

Il prezzo dei ricchi

La guardò ed era la donna più bella che avesse mai visto nello specchio, ed anche l'unica. 
Ma sì, che male c'era a sentirsi speciale. 
Continuò ad osservare tra le righe del vetro che la rifletteva, pervasa da una lontana concentrazione nel cercare di individuare la provenienza di quella misteriosa e pericolosa luce. Già, pericolosa. Non capitava spesso in quei tempi di vedere di nuovo accesi i suoi occhi di quel fuoco privo di qualsivoglia bruciore; ma quando era capitato, in passato, il bruciore aveva tardato appena qualche anno prima di farsi fortemente sentire anche un po' più in giù all'altezza del cuore, e più giù ancora all'imboccatura dello stomaco. Il prezzo dei forti. 
Quella sera avrebbe voluto restare sul palco qualche minuto in più invece, fin dall'inizio della carriera, lei aveva abbandonato il tendone un minuto prima che in sala il pubblico battesse le mani. Diceva che le sembravano quegli applausi registrati dopo le battute dei più squallidi film comici e sit-com americane: terribili. 
Una sera però aveva sentito il bisogno di sentirsi compresa dalle stesse persone che avevano ascoltato il suo monologo senza fiatare. O al più scambiandosi brevi commenti sussurrati all'orecchio dell'occupante della poltrona vicina, ma comunque coinvolti nell'immobilità di uno sguardo rivolto al palcoscenico. 
Non le bastava più ripetere le sue parti nel migliore tra i modi che le riuscivano e senza fare sconti a nessuno dei signori impellicciati dire quello che doveva. 
Avrebbe voluto la comprensione di quella gente. Sì, della stessa gente a cui per una strada o in un bar avrebbe volentieri fatto a meno di rivolgere parola. Aveva dedicato loro un monologo: il prezzo degli sciocchi.

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