martedì 10 maggio 2011

Manifesto di una "giovane ragazza perduta e rassegnata"

Manifesto di una "giovane ragazza perduta e rassegnata":) 
Manifesto di me - a 18/20 anni. 


Con mio padre e mia madre, e anche con i miei fratelli, le cose non andavano più bene da due anni. Qualche volta mi sono chiesta se davvero "erano mai andate", se ero solo io che prima non me ne rendevo troppo conto, se erano loro che prima avevano "meno paure", se era colpa mia. 
Probabilmente erano un po' tutte le cose insieme. 
Comunque cercavo di Resistere. 
Avrei voluto andarmene, specie quando le cose si mettevano veramente male o veramente bene, o anche quando rimanevano in quel "limbo", insomma praticamente sempre, o quasi. Non ci credevo più, nè avevo molti motivi per farlo. 
Erano i miei genitori, "la mia famiglia", ma non sembrava lo volessero essere e probabilmente neanche l'avevano mai voluto: io avevo una vita da vivere e non da "farmi vivere" o lasciare lì a schemi di dabbenaggine e presunzione e paura di fare un passo che non fosse in uno schema prescritto, insomma avevo anche un po' voglia di vivere e di crescere oltre che i miei rapporti e i miei casini; non era una situazione che mi faceva stare bene, come avrebbero voluto. 
Ho sempre dato un senso "profondo" al significato di "famiglia" e quello non rispettava quasi più nessun tipo di criterio neanche emotivo, per tutti. Questo era ben grave credo. 

Forse sbagliavo. Forse avevo rovinato tutto io, e per qualcosa che non era altro che una cazzata, come dicevano loro, però era la mia vita. 
E mi faceva anche male che loro avessero preso a considerarla così. 
Anche per questo mi sono allontanata anch'io. 

Mio padre aveva tanti progetti e tante cose in cui credeva, prima. 
Ora non ne vede più. 
Forse è stato lui a darmi la "spinta" per scrivere, comporre, avere così tanti progetti e idee in mente. E a volerle realizzare, e combattere, crederci un po' di più. 
Ad essere quella che oggi sono, qualsiasi cosa sia, anche. Forse per reazione. 
Oggi non ho un buon rapporto con mio padre, (nè con mia madre), e questo lo sento difficile e lo vivo altrettanto difficilmente. Non so nemmeno se c'è un vero perchè, forse non c'è, o forse sono una serie di motivi. O forse è uno solo. 
Non so neanche se c'è un vero rapporto: buono o meno che sia, probabilmente oggi non c'è proprio. A volte mi chiedo se c'è mai stato veramente. 
Chiariamoci, non sono, una ragazza come si direbbe "scapestrata, irrispettosa, irriconoscente, irresponsabile, magari immatura"....o altro di questo genere. 
Non credo sinceramente di esserla. Non lo credo io almeno. Credo in me stessa. E comunque non sono, e questo è se vogliamo un "dato oggettivo", in nessun, come si direbbe, "brutto giro", nè quando mi sento una "ragazza di strada" mi ci sento in questo senso. Anche se non è sempre facile far capire e riuscire a trasmettere a chi non ti conosce un pezzo di te, dei tuoi pensieri, di quello che sei. Spesso ci sono fraintendimenti, o si può "non parlare la stessa lingua" e si finiscono per intendere cose sbagliate, per capire cose non vere, cose che non sono. Neanch'io saprei magari capirmi, analizzarmi e raccontarmi, presentarmi ad altri, e dire chi sono, in quattro pagine (non basterebbe un'enciclopedia). 
Ho i miei ideali. Tutto qui. 

Penso spesso a mio padre-"prima", e anche se quel padre l'ho conosciuto e oggi è diventato questo padre, non lo sento mio oggi, e questo mi fa male ed è difficile per me allo stesso tempo, e fa paura anche. 
Mi spaventa, sì. 
Mi ricordo e penso a quando ero più piccola e a quello che ho vissuto con lui e a quello che lui probabilmente ha vissuto con me e un po' mi mancano. Un po' ripenso a oggi e mi rendo conto che non c'è dialogo tra noi. E questa è una chiave per distruggere i rapporti, credo. 

Credo anche che episodi come questo, questo parlarne, che un po' è la storia di "una vita", sia difficile e per questo rispecchia bene a mio avviso la situazione che vivo e anche le sensazioni che magari non vorrei e quelle che mi fanno paura. Soprattutto c'è un forte sentimento alla base. 
Questo apre per me una parentesi di paure irrisolte da anni e va quindi a toccare temi ben conosciuti anche dalle generazioni dei '60 e '70 (le generazioni di mio padre, forse anche per questo una specie di messaggio). 
Sono i temi e le paure di diventare come i propri genitori, di vivere questo tipo di momenti, di periodi, oggi, e questa serie di situazioni, e giorno per giorno pensare. 
Sono, in sintesi, le terre che il Liga descrive bene in "Radiofreccia". Parlando al microfono di una Radio. Noi "siamo" in questo clima.  


"Non so com'era avere 18/20 anni negli anni '50 e '60, so cosa vuol dire per me e per tanti altri averli adesso. Questo 1977 è un gran casino. C'è un gran movimento in giro, non so dire se bello o brutto, però è veloce. Ci sono le bombe, c'è il movimento studentesco, ci sono le radio libere, ci sono i genitori che sempre di più sono come tu giuri che non sarai mai. Ci sono le utopie, le religioni, e ci sono appunto quelli che non si lasciano stare. Stiamo viaggiando senza cartina, o con una cartina illeggibile. Beh, secondo me è arrivato il momento che questa cartina ce la facciamo noi". "Credo che per credere a volte serva molta energia". 

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