(giovedì, 19 luglio 2007 alle 12:05)
Ci svegliamo che tu devi andare. La scientifica ha di nuovo bisogno di te, tu di lei ed io rimango gelosa tra le lenzuola smossa, sfatta e vuota. Ma è un attimo.
E poi sono in piedi a cavalcare gli eventi come un gangster senza cavallo, nè cappello, trasportandoli nella dimensione che possa soggiacere ai ricordi che voglio avere.. è un modo per dire "senza avere rimpianti", ma avrei usato la terza espressione bbbanale del mio diario di bordo (http://www.stelly.splinder.com madonna ke ride') e Jack non avrebbe più girato il film.
Torni a casa nell'ora dell'imprevisto in cui ci eravamo dati appuntamento e mangiamo la nostra pasta al tonno e chiacchiere. Restiamo insieme nel tuo divano delle mie fantasie, ma stavolta senza pantaloni bianchi da abbinarvi.
Ci rivedremo in un pomeriggio finito in cui mi vieni a raccogliere lungo il mare come un sasso tra gli scogli, come me nel traffico dei bagnanti: faticando a distaccarsi.
Al mare ho raccontato di un gangster che ha rubato un cappello e di un altro che ha perduto la sua carica, ma solo in fronte all'Istituzione degli Sba(n)dati, o solo in fronte.
Il mare mi ha ascoltata non in silenzio, ha fatto starnazzare due gruppetti di tamarri (http://it.netlog.com/clauditadolcevita/blog/blo...- ) e ha messo un punto alla mia pagina. Onda.
Nel momento stesso in cui è finito il pomeriggio, è incominciata la sera. Una piuma lanciata chissà da chi sul quadrante dell'orologio, nell'attimo in cui siamo usciti di casa e tornati tra le onde. L'avevo pur chiamata fatica del distacco, rammenti?
Io sì, tutto quel che scioglie qualche altro nodo del nostro legame e fa andare tutto liscio mentre mangiamo un gelato passeggiando sul mare. Un vero miracolo e una madonna che ride....
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