martedì 10 maggio 2011

Le mie matite colorate

(6.35 - 24/3/07)


Oggi dormo nuda. 
Mi ritiro adesso 
perchè ci pensano i passeri. 
Ho bisogno di confusione, 
devo sentirla per raccontarla. 

Ogni tanto vi metto al bivio. 
Lo so che non lo sai, 
ma basta una parola 
a dirmi di te 
dove l'esitazione è già condanna. 

Non devo riconoscere i ricordi 
che hai nello zaino; 
non voglio sapere le idee 
che metti avanti. 
Serve che mi parli al bivio. 

Sorrido e stai lì a guardarmi 
scettico come un giunco. 
Io ti ho perso. 
Di andartene l'hai deciso tu. 
Troppo inconsapevole 
perchè potessi amarti. 

Rido ancora e mi hai già lasciato. 
Ti arrabbi perchè non capisci 
e allora mi si allarga quell'emozione, 
sorrido di più, 
e non mi comprendi, 
e allora rido, 
ma non diventa schiamazzo. 

Ti ammazzo. 
Un colpo solo 
e non sai da dove. 
Quando, te lo dico io. 
Non puoi morire 
senza sapere quando: 
sarei io ad averti lasciato 
ed avrei scritto per niente. 

Ridevi tu, 
schiamazzi la riempivano 
tutta la notte, 
la luna controllava 
imbarazzata il tuo bicchiere 
e tu eri troppo sobrio 
per accorgerti. 

E' stato mentre ero lì 
ed eri lì, 
lasciarsi sarebbe stato più facile 
altrimenti. 
Mi hai guardata voltarti le spalle 
e non ti avevo tradito, 

ma non hai mai saputo creare 
note a margine di quell'attimo, 
vero? 
in cui mi hai lasciata. 
Ed io che ti stavo dando il buongiorno! 

come una scema quella notte, 
era chiaro lì 
chè giocavo a toccare il bordo 
del mio cappello 

così uguale al tuo da uscirne pazzi 
insieme. con una birra, o con 
un'amica per quella notte. 

In quell'alba che non arrivava mai, 
con quella luna imbarazzata, 
travestiti da grandi. 
Bloccati nel fermo-immagine 
in cui eravamo più noi. 

Vi ho pensato tutti, 
non è vero che rido, mi viene. 
Ti ho trovato al bivio, 
tra le matite colorate, 
la luna sporca, 
in un'alba finta. 

Mi chiedi sempre come sto 
e non sai mai dove sono, dove sei. 
Era ancora buio giù, in quel bar. 
Era ancora buono quel vino rosso. 
Noi davanti a noi 
in quel tavolino spazioso. 
Ti ho chiesto dove andavi 

ed è stato il tuo addio. 
Ricordati che l'hai deciso tu 
e che sono come mi dipingi. 
La porta è lì, la spingi, 
non so mai bene cosa scrivo, 
ma non mi hai mai tradito. 

Ed eravamo di fronte a noi, 
di fronte a tutto senza che lo sapessi. 
Tra noi solo un piattino 
bianco. Ne avrei spaccati tanti 
più avanti. Ne avrai. 

E quella foglia di menta rimasta. 
Nell'aria e nel piatto, 
che ha detto poi tutto. 
La risposta allora era nelle venature. 

Di quella foglia come di questi. 
In quelle vene come nelle nostre. 
E rido. 

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