martedì 10 maggio 2011

Generazione Altra

Roma: una gita? una perdita di tempo? un fatto straordinario? 

Siamo arrivati a Roma con una proposta chiara e precisa di integrazione legislativa. 

Che c'è di strano? 
Che un gruppo di ragazzi decida di investire parte del proprio tempo libero per individuare aspetti problematici della vita (la scuola che non soddisfa), per analizzare e studiare seriamente quanto può essere causa e conseguenza di tali aspetti (causa: il bisogno di una profonda riforma del sistema scolastico; conseguenza: in assenza di una riforma compiuta, il disagio e spesso il fallimento di molti studenti), per valutare quali siano gli interessi negati e quali quindi da valorizzare (un ruolo ancora troppo marginale per gli studenti nel disegno della riforma), per elaborare infine una proposta seria e fondata che punti a migliorare la situazione di partenza (l'idea di turni di consultazione nell'inchiesta sulla qualità della scuola). 

C'è chi dice che i ragazzi d'oggi si muovono solo per andare in discoteca, per farsi le canne,... c'è chi dice che i ragazzi d'oggi non si interessano ai problemi sociali, che sono allergici alla dimensione politica, che sono capaci soltanto di farsi i fatti loro, che pensano solo a godersi il "momento presente" senza pensare al dopo, che sono individualisti e menefreghisti. 

Evidentemente non è proprio così: siamo la dimostrazione che esistono ragazzi che hanno voglia di non lasciarsi vivere, che non ci stanno a rimanere alla finestra, lasciando che le decisioni che riguardano la propria vita vengano prese da altri. Siamo la dimostrazione che ci sono ragazzi capaci di unirsi in gruppo, di lavorare insieme, di superare le diffidenze e le differenze per raggiungere una meta condivisa. Dimostriamo che ci sono ragazzi che non pensano solo a soddisfare la pancia (con annessi e connessi) ma che sanno preoccuparsi della qualità dell'ambiente in cui vivono, del loro futuro e, cosa assai fuori del comune, del futuro degli altri. 

Il 22 marzo 2000 eravamo in 50. 50 ragazzi in rappresentanza di 10 scuole di Torino e provincia e della Giunta della Consulta Provinciale degli Studenti di Torino vengono ricevuti a Roma, a Montecitorio, da tre deputati piemontesi impegnati nella Commissione Cultura della Camera (la Commissione che si occupa della Riforma Berlinguer). 

Che c'è di strano? 
Che quel gruppo di ragazzi non si sia fermato, ma abbia cercato intenzionalmente un percorso per realizzare tale proposta, che abbia immaginato, creato, una strategia e l'abbia praticata. 
Una proposta politica ha bisogno di consenso per diventare legge, ed è proprio il consenso che pazientemente e tenacemente abbiamo cercato. Prima presentando la proposta ad un parlamentare piemontese e alla presidenza della Giunta della Consulta Studentesca, quindi presentandola all'interno di una assemblea plenaria della Consulta stessa e ottenendone l'umanime favore, quindi presentandoci nuovamente a livello politico-istituzionale per essere ascoltati. 

C'è chi dice che i ragazzi d'oggi vogliono tutto e subito, che non sanno faticare, che non sanno aspettare, che non sanno avere costanza, che non sanno costruire un progetto che li impegni per più di tre ore. 

Evidentemente non è proprio così: siamo la dimostrazione che ci sono ragazzi che sanno aspettare, che sanno essere tenaci e caparbi, che credono in quello che fanno e sanno realizzarlo passo dopo passo, creando relazioni, dialogo, comunicazione. Siamo la dimostrazione che ci sono ancora ragazzi che, senza che ci sia la prospettiva di guadagnarci qualcosa, sanno sbattersi per ciò in cui credono, semplicemente perchè credono che ne valga la pena. Ragazzi che hanno il coraggio delle loro idee... Idee che, unite alla capacità di lavorare in gruppo e di dialogare con soggetti altri, sono la loro forza. 

Che c'è di strano? 
Che i 50 studenti presenti non erano tesserati di alcun partito, nè erano membri di qualche organizzazione istituzionale. La politica è potere e il potere è una cosa assai delicata e pericolosa: solitamente chi ce l'ha fa ben attenzione a utilizzarlo senza mai rischiare di perderlo o di comprometterlo e per fare ciò si muove là dove conosce e sta con chi conosce. Questa è la regola aurea della politica di bassa lega, la politica senza coraggio, senza idee: è dunque troppo frequente che un politico sia disposto ad interagire soltanto con "gli amici" ossia con coloro da cui non ci si aspettano scherzi, che si possono controllare. Ci vuole coraggio e lungimiranza per rapportarsi invece con chi non conosci e che soprattutto non puoi controllare. 
Il CAP Ritocchi, insieme agli altri CAP (collettivi autonomi permanenti), sono di per sè pericolosi, perchè fuori controllo. Il progetto è e vuole rimanere apartitico, così i Cap, questo vuol dire che nessuno di noi prende ordine da qualche segreteria di partito, che nessuno di noi ha qualche bandiera da piantare da qualche parte. Qual è dunque il rischio nel dare ascolto ad un soggetto come noi? Il rischio è quello di legittimare un soggetto politico nuovo e atipico, perchè fuori controllo. 

Sicuramente abbiamo ottenuto molto più di quanto potessimo aspettarci un anno prima: di certo sarebbe stato fuori luogo attendersi un assunzione di impegno immediata da parte dei parlamentari nel trasformare in emendamento la nostra proposta. Ci rendiamo conto di cosa significa emendare una legge? significa costruire una norma giuridica valida su tutto il territorio nazionale, su tutte le scuole e per tutto il tempo che durerà la legge stesa. Chiederci di lavorare alla sperimentazione dell'idea e di tornare a Roma è un'apertura di credito eccezionale, che può essere così tradotta: "fin qui siete stati dei ragazzi simpatici e seri, ma non vi diamo ancora potere... dimostrateci di saper fare la sperimentazione, di farla funzionare, di documentarla e di tornare a Roma...e allora si vedrà... forse avrete il potere". 
La conseguenza di un successo del genere sarebbe importantissima: la creazione di un nuovo soggetto politico apartitico, che interagisce con i partiti esistenti senza preclusioni ideologiche. 

C'è chi dice che fare politica è impossibile perchè è tutta corrotta, che comandano sempre gli stessi, che non c'è democrazia. Qui non abbiamo ancora dimostrato quasi niente, abbiamo però sicuramente tra le mani la possibilità di verificare fino in fondo se c'è ancora speranza per la democrazia, per la politica coraggiosa, quella che si preoccupa di affrontare insieme i problemi comuni per cercare soluzioni comuni, senza piegarsi a interessi di segreteria e di becero potere. La politica che è sintesi tra società civile - partiti politici - istituzioni. 

Un'ultima questione: non si sarebbe potuto fare la stessa cosa senza andare a Roma? 
no, e spiego perchè. 

La politica è potere: che si faccia politica perchè si crede in nobili ideali, che si faccia politica perchè si vuole sfruttare il prossimo, non fa molta differenza. A prescindere dal motivo per cui si fa politica, la politica, nel suo farsi, è gestione di potere. 

Cos'è il potere? 
Il potere è la capacità di un uomo o di un collettivo di affermare, realizzare, concretizzare la sua volontà. 

Voglio dunque faccio: questa è la manifestazione del potere. 
Dire che la politica è gestione di potere vuol dire che fare politica significa cercare di affermare, di realizzare, di concretizzare una certa volontà piuttosto che un'altra, far cioè prevalere un potere piuttosto che un altro. 

E in base a cosa, nel gioco politico, si decide quale volontà deve affermarsi e in che misura rispetto alle altre divergenti? 
In base alla forza che quella certa volontà riesce a dimostrare di avere rispetto alle altre. 

E come si manifesta la forza in politica? 
In modo violento o non violento: in modo violento sparando, facendo scoppiare bombe,... ma non fa per noi! 
In modo non violento ossia dimostrando che ci sono tante persone disposte a muoversi per affermare una certa idea. 

Quando nella Storia una certa idea ha acquistato tanta forza da imporsi all'attenzione di chi gestiva il potere? 
Quando è successo che in nome di quella certa idea, di quel certo progetto, centinaia, migliaia, milioni di persone fossero disposte a muoversi, a camminare, ad andare fin nella Capitale, a casa del potere, per dire "noi ci siamo, noi vogliamo". 
Pensiamo a Martin Luther King, a Ghandi, a Berlinguer, ad Aldo Moro,... 

E perchè il muoversi è strumento essenziale per dimostrare forza? 
perchè muoversi significa essere pronti a sacrificare parte o anche tutto di sè per arrivare all'affermazione della propria idea: per andare a Roma abbiamo passato 20 ore in pullman, abbiamo pagato £3.600.000, abbiamo perso due giorni di scuola (e questo è un male!) 
Quando abbiamo fatto l'assemblea plenaria a scuola per presentare la proposta, circa 200 persone hanno alzato la mano per votare a favore, ma quante ne sono venute? 4. 
Non c'è sacrificio nell'alzare una mano, non costa molto, invece farsi 20 ore di pullman per andare a Roma, sì e parecchio! 

E perchè sacrificare parte di sè è strumento essenziale per manifestare forza e dunque per arrivare al potere? 
Perchè dimostrare di sapersi sacrificare significa dimostrare di credere veramente in ciò che si dice e di essere pronti a battersi per affermare ciò che si vuole. 

Capacità di sacrificio e convinzione=mobilitazione=forza=volontà=potere=politica. 
Andando a Roma abbiamo dimostrato di saperci sacrificare per le nostre idee: questa è la premessa essenziale per la costruzione di un sano percorso politico. 

Il proseguimento ed il successo del lavoro dipende da quanto ci credono i ragazzi che lo cominciano. 

C'è chi ai ragazzi propone sballo, svarioni, soldi, carriera, successo, piacere,...noli no. 
Noi proponiamo di non farci sommergere in una Storia voluta e scritta da altri, di ribellarci ad una vita in cui il ruolo riservatoci è quello di spettatori-consumatori, buoni solo per mettere una crocetta ogni tanto su una scheda elettorale.... noi proponiamo di prendere in mano la Storia, di sognarla e di costruirla insieme. Proponiamo una strada difficile e faticosa. 
Una strada però che mano a mano che la percorri ti puoi girare indietro e dire: "Cristo! In questa vita ci siamo, sappiamo da dove siamo venuti e sappiamo dove vogliamo andare... e potranno pure toglierci la vita, ma non potranno mai toglierci la libertà e la fierezza di essere stati uomini e donne padroni della nostra esistenza" (parafrasando Braveheart che abbiamo guardato tutti insieme sul pullman al ritorno in patria!). 

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Questo è un documento scritto dall'associazione Acmos. 
Sono passati 7 anni. I CAP si chiamano Gec (gruppi di educazione alla cittadinanza). E quei 50 ragazzi sono diventati questi http://www.acmos.net.

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