(1/2/06)
I paesaggi scorrono... ed anche le emozioni.
Si sentivano risuonare gli schiamazzi dello scompartimento prima di noi che cantano DeGregori, Generale, e mi ricordo l'anno scorso, quando su questo treno ero da sola e definitivamente mi decidevo a restarci lasciando Maury perchè era inutile continuare così. A viaggiare su strade diverse.
Ma non è solo "Generale" (o Albachiara...) a ricordarmi le sensazioni di un anno fa.
Forse non ci vuole neanche un Fester ad aiutarmi a ragionare sulla mia vita, (o forse ci vorrebbe), oggi sono comunque molto più consapevole di ciò che voglio. E voglio emozioni definibili tali, non voglio accontentarmi di immaginarmele perchè date per scontato.
Ho voglia di poter sorridere e non dovermi sentire il peso addosso di colpe e responsabilità che non ho, senza essere neanche capita. Tanto per cambiare.
Mi sto decidendo sempre di più a dare un taglio netto a tutto ciò che non mi permette di essere me stessa, o non può, non riesce, o non vuole, accettarmi per come sono. Esattamente come probabilmente è giusto che faccia io con gli altri e sto entrando nell'ottica con sempre più persone con cui mi trovo in queste situazioni di tagliare i ponti di infiniti tentativi puerilmente inutili di comprensione reciproca. Non penso di dovermi ridurre ad elemosinare affetto di persone che hanno già dimostrato di non avere alcun reale interesse a darmene e credono invece, però, di poter sempre puntare il dito e decretare consigli (e doveri) agli altri e non sono mai in grado di pensare ai propri.
Io devo essere giudicata per nemmeno 1/10 di ciò che fa (dovendo essere compreso e accettato) con estrema naturalezza proprio il giudice delle mie azioni che poi mi accusa pure di comportarmi io da tale.(?)
Un ingorgo di brutti pensieri e considerazioni... ma come un anno fa la domanda è: che senso ha?
Nessuno.(?)
Serve solo a rovinarmi la vita in modo masochistico.
Una di quelle cose che a me riescono facilissime come farmi incantare dagli spiragli...che chissà cosa nascondono, e come farmi ingannare dalle scuse, dalle premesse e promesse e non riuscire mai a fregarmene realmente di ciò che costituisce il mio presente e mi capita addosso, come mi consigliano da anni amici e parenti.
Mi piaccio così e pare essere una colpa anche questa per la quale ricevere inviti mai granchè invitanti. Alla faccia di tutti quelli che invece non si piacciono e vengono considerati in errore a loro volta per questo. Pare che le persone abbiano sempre più voglia di guardarsi "intorno" e sempre meno di guardarsi dentro invece di dire agli altri di farlo perchè fa figo. Io resto della mia (qualcuno dice che lo faccio troppo spesso, ma anche qui non ho sinceramente presunzioni): regolo la mia vita autogestendomela per come credo e ritengo giusto.
Forse non sono capace di fare altrimenti, o forse se tutti si preoccupassero di credere un po' di più nei propri passi e di esserne realmente convinti personalmente (e non per altri motivi più comodi) allora alle stazioni ci sarebbero forse altrettante fermate, ma probabilmente meno binari.
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