martedì 10 maggio 2011

Le mie lettere non spedite

(lunedì 11-12-2006 10.38)
Evidentemente il natale oltre a portarmi di per sè malinconia da un bel po' di anni a questa parte, ora mi deve anche allontanare ogni anno da te. 
Ho riletto un foglio che mi avevi scritto qualche tempo fa e se prima stavo lottando per non piangere pensando a casa nostra (o almeno così la credevo), ora la battaglia è più difficile. 

Ho anche paura che se mai ci riuniremo e leggerai queste parole poi potresti usarle in un litigio successivo analogo per cercare di farmi del male. Già quasi ti sento: "dai che poi vai a scrivere che piangi!". E tutto questo, ancora peggio, mi dà l'idea, ogni volta che capitano di questi litigi drastici un po' di più, che non va bene questo rapporto su questo. 

Io non voglio vivere con questi pensieri (di te che useresti facilmente le mie parole scritte in un momento in cui sto male per farmi più male in un altro) e queste paure (che questo tipo di litigi anche se stavolta dovesero mai risolversi poi ritornerebbero periodicamente logorando sempre più questo rapporto, che tu ora saresti pronto ad usare qualunque pretesto per "sfogarti" portandoti a letto - o giù di lì - qualcun'altra). Io voglio vivere con consapevolezze diverse da queste. 

Un po' sono palesemente dettate dalle sofferenze passate e questo mi fa interrogare sul fatto che avrei voluto non parlarne più o per lo meno, meglio, non così e quindi mi chiedo se sono realmente in grado di trovare la forza per superare quella storia (sapendo che non torneranno a galla situazioni analoghe mai più). 

E poi c'è il problema di base che questo rapporto così assume una forma troppo frammentaria, temporanea, passeggera perchè io possa viverla con serenità in un modo diverso e dunque non come una cosa del momento. Perchè un conto è vivere una storia come una cosa alla leggera dandole questa impostazione, un'altra è investire risorse diverse in termini di tempo, energia, credibilità, nonchè materiali e poi ritrovarsi ad essere "fuori casa" ogni tre mesi con "quattro stracci" con te e un paio di libri e cd. 

Non è un vivere stabile per nessuno. Tantomeno può dare serenità (che cerca) a chi già ha avuto l'esperienza di passare da cose di questo tipo e sperava di fare scelte diverse ora. 

E su questo la soluzione è una: sapere SERIAMENTE cosa si vuole fare e parlarsi in modo CHIARO. Senza poi ritirare fuori scuse pretestuose ad hoc perchè si sa, o si crede, di avere il coltello dalla parte del manico rispetto alla casa, auto, lavoro, capacità economica o singoli oggetti che tanto si mantengono dove e come si vuole al massimo con la forza fisica. 

Ed anche quest'altro è un argomento che ritorna e ritorna perchè in un modo o nell'altro e in forme più o meno soft di volta in volta si ripresenta. Ed io ho già ripetuto (e non avrei voluto neanche doverlo dire una sola volta) che non può nè deve accadere nemmeno se trattasi di piccole cose. 

Mi viene da pensare che tu certe cose (come l'uso della forza o del "manico del coltello" ce le abbia "innate" e che dunque anche se quando litighiamo se e quando poi ci riappacifichiamo (oppure in periodi di "calma" non ritieni di doverne fare uso poi ritorneranno e ritornerebbero sempre. Un'altra di quelle consapevolezze che nella mia idea di un rapporto ed in ciò che io voglio non può esserci. Non posso permetterlo. Ovviamente. 

Credo che ieri tu abbia cercato ogni pretesto perchè volevi litigare e probabilmente non solo, cercavi un modo per lasciarmi. 
Credo che ora tu ogni tanto mi stia scrivendo solo per sentirti meglio con te stesso perchè magari non sai bene neanche tu se è ciò che vuoi e se è giusto. E un po' perchè per gelosia hai paura adesso che chissà cosa posso andare a scrivere o a dire/fare ora che ti ho detto che non sono stata ai veti che ieri con arroganza e prepotenza mi hai messo e secondo me tutto questo è più che altro per trovare qualche scusa da dire. O per sentirti meno in colpa perchè tu ti sei perso la testa per qualcuna montandoti un po' la testa su qualcosa che potrebbe nascere, ma di cui non puoi essere sicuro. 

Penso anche che tu ti sia montato la testa da quando hai questo/i lavoro/i un po' più fisso/i e che pensi di sapere allora tutto tu o di essere in diritto di fare il "capofamiglia" che decide tutto lui e comanda perchè lui lavora (ed io no) e "porta avanti la baracca". 

Penso che il fatto che tu quando ne parlavo io in famiglia o guardando (CON TE spesso) gli annunci di lavoro lamentandomi di non trovarne uno per me, dicessi con tanta intensità di non farmene un problema e che non era colpa mia etc ("guardami neglio occhi seriamente..." - mi ricorda tanto la stessa frase che mi dicevi mentre stavi facendo ben altro da ciò che mi dicevi, a novembre) fosse per convincere più te stesso che me, perchè trovo impensabile che uno che pensa una cosa con cotanta intensità poi nella foga accusi del contrario sostenendolo con tesi che ti vengono in mente seppure assolutamente infondate. 

Credo che tutto quello che dici tu non lo dica solo per farmi del male e credo che già solo il fatto che tu periodicamente per incazzature e simili abbia questa grande esigenza di farmi del male non sia compatibile con il bene che in altri momenti dici di volermi. 

Penso ce il fatto che tu a 24 anni non "riesca" a mantenere le distanze giuste nei tuoi rapporti lavorativi non sia un alibi per permettere che avvengano nel posto in cui sei chiamato a lavorare nè altrove determinate situazioni come tornare con biglietti di locali di una ragazza etc. 

Penso che non può che darmi fastidio che perchè hai un contratto di un mese in un posto di lavoro (che si dimostra tra l'altro parecchio libertario per tutti) tu sia solo più interessato a "valutare" la tua vita da questo punto di vista per orari, impegni (anche precedenti), rapporti, scelte economiche e di vita (di coppia e non) in generale; che ti debba far ricordare di salutarmi (ed è già capitato più d'una volta) quando esci; che ti senta in diritto di mandarmi a'ffanculo come niente; che teorizzi assurdità non verificate da nessuno e da niente e pretendi che ti si dia ragione; che non sei minimamente preoccupato o vagamente interessato alle altre cose complementari al lavoro tra cui me e dove io sono o posso stare, il resto della nostra vita tra cui casa nostra etc; etc etc.

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