(18/8/2007)
E' sempre difficile contrattare con la propria libertà. Bisogna fare i conti con la sottile differenza tra solitudine ed indipendenza.
Tu diresti che mi arrampico sugli specchi alla ricerca di giustificazioni per quei FATTI irrimediabili che sono l'unica cosa che vedi. Io ti dico che non mi sento in dovere di darne e che è comodo parlare di fatti irrimediabili adesso e non sentire la pena che vale rischiare o azzardare ora che ce la possiamo fare e darsi qualche ultimatum per capirlo. E ora non volerne parlare.
L'irrimediabile e l'irrimandabile ogni tanto ce lo si cerca anche quando è definitivo. Mi sono detta di non piangere e mi sono ributtata nel baratro due (quattro)volte.
I sentimenti quando sono presenti e veri non sono mai un out-out e forse questo lo scrivo per convincerti che nel nostro caso non c'erano.
Dirai che tento vigliaccamente di rigirare frittate, ti sentirai fiero di te perchè non sei caduto tu nell'errore di una schematizzazione illogica di sensazioni che di per se stesse fuoriescono da una logica precisa di sopravvento.
Ti ribadirai innocente. E lo sarai laddove tutto questo lo concedi alla difesa di una parte di te che senti in pericolo ed è proprio quella degli ideali fermi che ti sei imposto o preposto. Quegli ideali che ho anch'io e che ho sempre preferito mettere in scacco pur di sentirli vivere.
Ti sentirai giusto ed insicuro sul futuro, ma troppo legato al passato per importi di affrontare il presente con la stessa determinazione che hai nell'annullarlo.
Ho fatto quel che ho fatto sentendomi paradossalmente in ugual modo, ma dando spazio alla sfida del nostro rapporto, pronta alla sconfitta non premeditata.
Non ho fatto nemmeno il doppio gioco in uno di quei meccanismi diabolici ed indifferenti dei quali adesso sminuisci il potenziale e le caratteristiche.
Ho commesso l'errore d'offenderti, senza che te lo meritassi, nell'orgoglio e nella fiducia ripostami senza nessuna voglia nè capacità di tenere dalla parte del manico quel coltello che mi sono trovata in mano e che ho stretto.
Con certe armi ci si fa male in qualunque modo le metti. E quando vuoi metterci pure attenzione, hai anche l'aggravante della consapevolezza di cui è inutile dire la distanza dal senso di comprensione che può generare negli altri. E' per questo che tu non riuscirai fino in fondo ad accusarmi di un delitto che ho commesso e che io vivrò Oppido come un bell'insieme di ricordi prima che come la sede di una strage impunita.
Non faremo giustizia lo stesso.
Non si può sentenziare un atto di cui non è plausibile processo.
Il problema tra noi è sempre lì, ma non ti aiuterà cercare risposta a questo in Mauro, in qualcuno o qualcosa che con questo non c'entra, così come non ho fatto io. Lui/quella è stata una situazione diversa in cui mi sono trovata, bene, senza che la aspettassi.
Che senso ha pensare di poter seguire i passi del procedimento di una ricetta per farti venire un tale mal di stomaco e a quel punto sentirsi puliti?
Ti invidio veramente delle volte per come tu riesci ad esserlo, ma alla fine sono gelosa di come sono con tutte le mie sporcature.
Nessuno ha alcun diritto di fare del male a qualcuno, ci sono delle volte che ce lo si arroga lo stesso. Questa è una di quelle, ma guarderei tutti i fatti, cercherei le risposte non nel numero di coltellate che ti ho inferto io con ogni bacio, ma in quelle delle incompresioni tra noi di cui questo non sarà che un altro esempio.
Addio,
Helen.
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