(31-3-04 ore 14.04)
Ci credevo.
Credevo che il mondo potesse cambiare.
Era un di più, un riflesso impunito che me ne parlava.
Sono rimasto deluso?disilluso!
Così, ho scoperto un corpo di uomo
dal velo di magia con cui era spolverato.
E la polvere,
come zuccherina per addolcirne il gusto
ho creduto allora di respirarla.
Se mi volto c'è la stessa stanza,
nel mio volto una luce più attenta.
Macchinine e giocattoli sui ripiani
in ordine inverso.
Quando ho capito ho sorriso
e mi sembrava di poter tornare indietro.
Solo le bambole ho dovuto comprarle
perchè vicino non ne avevo più.
Mi è rimasta un'idea,
quella che ogni uomo possa essere libero.
Ma tu
se mi ami disilluditi,
avrai fame, freddo e avremo bisogno di noi.
Sarà poi così?
Avremo voglia di vivere insieme,
su quel treno, ancora una volta.
Se mi ami disilluditi.
Non capirai tutto,
ma ti basterà quest'attimo,
questo gesto, uno sguardo,
per illuderti ancora.
Crederai
che tutto possa vivere di una forza più grande
e quando sarà quello sguardo
a svelare il trucco di un cielo più immenso
se mi ami disilluditi.
Mi scovo intorno:
la voglia crea aspettativa,
la necessità crea mancanza.
Alzati, guardami meglio,
hai slegato tu i nodi
nella leggerezza dei quando
quando non avevi la fortuna del ricordo.
Incalzante il battito
che calza l'attesa di un tuo contatto.
Poi mentre mi dai la mano
sono quasi schivo,
volto la testa e ti parlo di fretta
come ieri mi sarei allontanato
con premura d'un passo,
ma sempre aspettando
di sentire che mi sfiori
con una parola pronunciata male;
che mi geli il sangue
quando il tuo respiro quasi mi tocca.
E rimango a vivermi l'attesa,
quell'attesa che blocca che mette paura
che poi mente.
Quell'attesa che sbriga la penna
e la testa
incapace di soffermarsi su quanto mi dici.
E' il suono
che mi prende e che non m'aspetto.
Non mi aspettavo più niente.
Oggi in questo bar,
nel vetro di questo bicchiere così fragile,
quando non mi hai risposto
ho aperto gli occhi.
In fondo siamo tutti un po' ubriachi
nella nostra normalità.
Ero lì e ti accennavo,
pensando che avresti chiuso la frase,
ma nello specchio ripetevi con me
con lo sguardo un po' furbo
di chi cerca l'intuizione.
Anche tu ti aspettavi che capissi.
Ecco il distacco.
Con una frazione di rancore
ed una di malinconia
ho ricongiunto e spezzato me stesso
non sai fino a che punto.
Volevo spaventarti, dirti che era tutto vero.
Sorprenderti.
Perchè lì ho trovato l'illusione.
Tu mi hai tradito.
Io ti avrei dato tutto.
Anche se prima non c'eri,
stavi ad occhi chiusi nel tuo lettino
e allora mi sono ricordato.
Anche i grandi sbagliano.
Ho posato la borsa,
sono corso a guardarti,
mi sentivo pesante.
Però mi sono bastati i tuoi contorni
per sapere che ero a posto.
Mi sono rivisto in quello specchio.
Proprio io
e tu mi somigli.
Mi hai fatto sentire più intero.
Come vedi, ho scelto
una staffetta di tramonti,
da percorrere per mano.
Corro ancora, ho fatto esercizio
e anche se non dovessi raggiungere niente
un po' di strada nello zaino l'avrò.
Chi sta fermo per paura,
prudenza, stanchezza, imbarazzo,
amore
è un codardo.
E un vigliacco
non reggerebbe il voltaggio.
Volevo rimanere lì
a guardarmi intorno,
ecco perchè non riuscivo
ad andare oltre.
Tanto poi chi lo dice, dov'è scritto,
che troverò in te i miei orizzonti mancati?
Ho scelto un pennarello
ancora cerco di segnare la fine del cielo e del mare
nel tuo disegno.
Mi dici che vuoi cogliere l'orizzonte che cambia.
Anch'io volevo, anch'io voglio, è qui.
Nella vita spericolata e incompresa,
nel fatto stesso che non spiegherò mai
il tuo sguardo appena sei nato.
Così, ho gli occhi un po' annebbiati anch'io,
il più grande codardo nel vincere quest'apatia,
ma adesso ho il biglietto timbrato,
gioco davvero,
anche se forse a quest'ora non serve,
anche se fosse
inutile affiatamento.
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