Forse è un po' presto piangere per te.
Senza poi sapere bene individuare il motivo. Rabbia? Delusione? Disillusione?
Impotenza?
magari paura....
e poi proprio io che non mi piango mai addosso. e poi proprio qui a due passi da due anni buttati in una convivenza che fa sempre esperienza, si si, ma che esperienza è un amore che va in rotoli dopo due anni, a due passi da noi: a due passi dal 2 giugno.
ho chiuso la telefonata senza sapere di sentirmi così, mi chiamavano a tavola, ma sono venuta in camera mia istintivamente, ho sbattuto la porta e mi sono messa sul letto. Devo avere un inizio di influenza, ti ho scritto, scoppio a piangere di punto in bianco solo quando ho l'influenza. Ed erano lacrime di che?
perchè?
Ti ho anche scritto che il problema è forse che mi sento la situazione scapparmi di mano e anche per un carattere come il mio la cosa stordisce. E' iniziato con uno stordimento dovuto al mio ritrovarmi a sorridere ogni volta, fino a oggi, sì ogni volta. Ma in quel caso anche se non ne capivo esattamente le dinamiche delle reazioni, non era triste. Sorridevo.
Oggi quel che mi hai detto non mi ha fatto sorridere, forse, mi dico, mi ha fatto aprire gli occhi. Forse me li ha anche fatti un po' chiudere davanti a tante altre cose. Faccio sempre troppi melodrammi in questi casi. Mi faccio sempre prendere dall'idea che le parole sono importanti. Ed anche i fatti, certo.
Mi sono ritrovata a piangere senza sapere come, con la voglia di fartelo sapere e la voglia di non dirtelo perchè avrei rischiato di rovinare tutto, come adesso, nel pericolo di ulteriori spirali di paranoie. E' un gioco confuso il mio. Tendo a rimettere sempre in discussione tutto. Non so se è un bene, magari no, però mi dà la forza della convinzione di star facendo o meno la cosa giusta. Mi faccio un quadro un po' più chiaro di quello che vivo.
Mi sono alzata, sono andata a guardare fuori dalla finestra aperta nella mia stanza. Il solito albero con le radici piantate abbastanza solide nel cortile e rami, rami, rami che vanno un po' in varie direzioni e verso l'alto. Evadono guardando oltre i cancelli, oltre i garage dove la gente per bene parcheggia le sue auto prima di tornare nelle proprie case.
Mi paragono a un albero, ma non riesco a paragonarmi a un "qualunque". Che sia il qualunquismo, più dell'indifferenza, a farsi malsopportare da me?
Io non ti paragono a nessuno invece, perchè in questa storia c'è tutto. Ma parafrasando Shreck "io sono qui, tu sei lì ed è un dato di fatto che per quanto ci impegnamo rimane e rimarrà".
So già che reagirò facendo un'enorme marcia indietro io, rischiando veramente di farmi poco capire. Forse mi capiresti meglio se ti dicessi che è meglio se ci lasciamo perdere.
Ho messo su la massiccia inkazzata e sono andata a sfumare un po' di nero dagli occhi. Non si è mai vista la darkbaby che piange. Sono andata a mangiare. Non si è mai vista nemmeno una darkbaby che non sappia fingere.
Eppure eccomi.
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