(giovedì, 23 agosto 2007 alle 00:52)
Sarà opportuno. Sarà di colpo rabbia. Ed io non potrò prometterti di non cadere più, ma solo che guarderò quella mano che appoggi nell'aria finchè ci sarà: una mano. E l'aria.
Ti servirà di nuovo un nome da mettere al posto giusto, da accostare alla casella "perchè" mentre completi il modulo per iscrivermi nella clinica dei pazzi, dei disperati, dei giocatori che non sanno le regole e si frantumano nello schianto con ciò che riconoscono andandolo a cogliere come uno specchio da abbracciare anche se distorto.
Cerco di mangiare, l'istinto di sopravvivenza in me ha fatto a pugni con la voglia di vivere: una gara tra amici.
A farti rabbia sarà poi l'idea di sapermi debole.
Non basteranno i chiodi: con uno ti chiederò una fotografia al giorno da appenderci come un calendario di immagini, ma con gli altri ci chiuderò quella cassa.
Rimarrò sul varco della porta e sarai contento che io sia lì di lato a guardare chi entra e chi esce, senza capire che sarà lì che stringerò ogni vite. Avrò anch'io un non so chè di sensuale?
Quando entrerai tu non ci troverai granchè da rubare: il mondo fa schifo un po' a tutti quando il suo furto è stato pesante.
Mi chiederai di scegliere tra gioco e malattia. Ti darò modo di credere a entrambi perchè non mi avrai ascoltata urlare che non ho più voglia di giocare e forza per ammalarmi e poi te lo ripeterò più piano come una poesia di Pasolini da sussurrare.
Sono rimasta al bancone a sentirmi non eroe, ma reduce. Di fatiche che non ho fatto, ma di cui sento tutta la pesantezza. Reduce dagli occhiali di Ilaria appena cotto un panino.
Ti servirà di nuovo un nome da mettere al posto giusto, da accostare alla casella "perchè" mentre completi il modulo per iscrivermi nella clinica dei pazzi, dei disperati, dei giocatori che non sanno le regole e si frantumano nello schianto con ciò che riconoscono andandolo a cogliere come uno specchio da abbracciare anche se distorto.
Cerco di mangiare, l'istinto di sopravvivenza in me ha fatto a pugni con la voglia di vivere: una gara tra amici.
A farti rabbia sarà poi l'idea di sapermi debole.
Non basteranno i chiodi: con uno ti chiederò una fotografia al giorno da appenderci come un calendario di immagini, ma con gli altri ci chiuderò quella cassa.
Rimarrò sul varco della porta e sarai contento che io sia lì di lato a guardare chi entra e chi esce, senza capire che sarà lì che stringerò ogni vite. Avrò anch'io un non so chè di sensuale?
Quando entrerai tu non ci troverai granchè da rubare: il mondo fa schifo un po' a tutti quando il suo furto è stato pesante.
Mi chiederai di scegliere tra gioco e malattia. Ti darò modo di credere a entrambi perchè non mi avrai ascoltata urlare che non ho più voglia di giocare e forza per ammalarmi e poi te lo ripeterò più piano come una poesia di Pasolini da sussurrare.
Sono rimasta al bancone a sentirmi non eroe, ma reduce. Di fatiche che non ho fatto, ma di cui sento tutta la pesantezza. Reduce dagli occhiali di Ilaria appena cotto un panino.
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