mercoledì 1 giugno 2011

(la mia vita di) Venere oggi

(23.19 14/3/08)
Appesi gli occhi al grande faro della notte che per me non è la luna, litigiosa, quanto orgoglio nella sua luce anche quando non ne concede che la metà. No, il faro è la mia venere storta e nascosta nello scuro blu, ma protagonista come la vera bellezza.
Appesi gli occhi a guardare in alto prima che indietro e la strada a distrarmi, come sempre assapora le sue emozioni da sè e poi me le cede sparandomele in vena ai 415. La mia vita è questa: quella stella ed una canzone che già sai. E' lì e puoi conoscerla facilmente.
Appesi gli occhi al vento che non c'è, ma sento come fosse ieri, come sarà domani all'ombra della prossima stazione a guardare lo specchio retrovisore per trovare quella vita che ti racconto, che macino più dei chilometri spappolandola dentro a quattro immagini che mi dici sfocate e per me sono perfette come le voglio.
Appesi gli occhi all'emozione già solo di pensarci e tu ricordi il primo giorno che ti ho costretto ad amarmi, io rido se ci penso perchè è come sempre un calcolo sbagliato questa vita dispiaciuta solo quando la lasci passare. Si sminuzzano i ricordi mescolandoli e ricuocendoli in dieci lettere che non avrò forse più ad un certo punto il coraggio di spedire. Raggiungere il tuo orgoglio è affare di pochi eppure l'ho fatto con la grazia del nascondiglio sulla capanna che abbiamo sognato di costruire da bimbi. Ora un bimbo a cui regalare quei sogni è qui con me a scriverti cose blasfeme che leggerai con l'incoscienza di non fermarti ad odorarne le pagine. Capiresti che pur non ci ho spruzzato nessun profumo di rosa, ma è venere che ci si posa.
Fogli dorati dai cavalli da spezzare, ritagliare per farli correre in una di quelle fantasie che farai restare tali.
Appesi gli occhi ad un motto da divulgare, un riassunto da strappare, quella foto staccata come calendario scaduto, una bottiglia da stappare ad un capodanno involuto, incompiuto.
Appesi gli occhi alla mia vita che corre in quest'auto inseguendo le frasi che cancello subito dalla memoria, le più belle. Veneree.
Taroccano la scena questi neon imbarazzati: lampioni che dovrebbero dirsi lanterne.
Ho appeso la vita a un chiodo: guardo il quadro e scrivo il sapore che dà in bocca toccarne i colori. L'importante poi alla fine è che l'abbia dipinto io.
E pure quando è un circo o il posteggiatore è di spalle e non guarda arrivare i suoi ospiti da alloggiare prima che escano dalle loro vite che non sanno guidare.
Appesi a un filo come cadessimo da un momento all'altro nell'oblio, non ci rendiamo conto che oblio siamo e appesi gli occhi a quella curva, non ti sorprenderò distrarti dalla canzone che canti, sarai così bella immersa nei tuoi perchè che sarà la strada a seguirli, così per una volta l'arancione non sbanderà e sarà venere oggi ad occuparsi di te. 

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