(giovedì, 14 agosto 2008 alle 20:06)
(John Lennon - Woman)
John era cinico ogni tanto. Come si può essere maledettamente sognatori cinici, mi chiederai...
Non so nemmeno come si possano scrivere poesie belle come le sue canzoni, quindi non stupirti se non ti rispondo neanche adesso.
John ed io non andavamo d'accordo su una cosa: lui ha detto che "la vita è quel che ci succede quando siamo impegnati a fare altro". Non sono forse più della stessa idea.
John non è che fosse poi così cinico, è tutt'ora provocatorio. E qui sì che andiamo a simile passo.
Passo il tempo a rileggere una frase anche cento volte, una per ogni passo.. è ormai ovvio. Poi, ma solo dopo, me ne domando il senso: se cerchi il senso ancora prima di iniziare a leggercelo, certo che fai fatica a trovarlo!
Ci sono volte che non mi annoia nemmeno riprendere come un vizio quelle stesse parole più volte in un mese, a distanza di anni persino.
Ci sono giorni che penso che sia tempo sì... ma perso.
Che mentre sono lì tutta concentrata sulla stessa frase, me ne corrono addosso altre mille ed io non le vedo. Ho avuto sin da piccola una strana premura di sapere... sarà così che sono diventata un po' blasfema. Poi ho conosciuto quella passione per John insieme ad altri mille che mi sono ritrovata per strada. Sembra proprio labile il confine con l'essere puttana, quando vuoi vivere tutto.
Quella premura mi sembrava sempre una rincorsa: non so se contro il tempo, appunto, verso un traguardo, uno di quegli orizzonti di cui ho tanto scritto, immaginato e visto o piuttosto verso quella mania di primeggiare che non mi ha mai lasciata, nè vinta.
Certo è che quando le cose sono diventate più grandi di me, palesemente più immense di me, mi potevo sentire infima, microscopica come un cittadino annoiato di fronte ad un governo già scritto. Invece non mi sono persa d'animo mai, a dire il vero, pure quando ho perso. Pure quando "Victoria" diventava semplicemente un nome da elargire ad una mia pro-creazione.
Ho salutato l'asfalto di quelle strade rincorse da bambina, ogni giorno, ritrovandomici.
No, non c'è verità quando mi dite che "non sono ancora allora arrivata al punto...."....
Nelle storie ci sono punteggiature che non compaiono, ma si sentono più di quei dialoghi non scritti che ci teniamo in testa dopo aver visto un film che ci ha commossi.
Ti viene quella strana idea per cui potresti rovesciare tutto.
Sì, è arrivato il momento... ti senti finalmente pronto... sai e sei assolutamente sicuro che in quell'attimo tutto basta, tutti gli ingredienti sono in te, per dire finalmente... basta.
Forse è allora che ti rendi conto - per finta o illusoriamente s'intenda - che non ti basti tu.
Beh, mi è capitato mille volte.
Mi avete detto di tutto: che non sapevo vivere, che non sapevo nemmeno che significasse la vita, Quella Vera, che sono infantileimmaturastupidaviziataeccentricaestranamenteaffettadaqualchepatologicaformadiavversioneversoilbeneilgiustoillietofine.
...
Non so se da quelle rincorse mi fermerò mai o se torneranno sempre a trovarmi come ritengo io.
Non so se avrò sempre un "però" da aggiungere a frasi come queste.
Però è chiaro quanto il sole che ricercava Rimbaud che io sia felice della scoperta, della sorpresa. Della meraviglia che m'assale ignorante di norme, di fantasie costruite e non vissute, mente pazza o cavallo che sia.... strane coppie o poker d'assi che fossero...i miei amanti o i sultani del tempo perso che m'accompagnarono... e tutt'ora, forse.
Ieri mentre l'auto andava avanti ho pensato di tirare giù il finestrino. Sì, è stata solo una delle mie immaginazioni da ricondurre a realtà nei miei scritti a cui ricerco lettori affamati quanto me d'ossessione.
Comunque ho tirato giù quel finestrino dell'auto. Ero seduta davanti affianco al mio uomo e pensavo a quanto ci saremmo sentiti distanti oggi.... ovviamente non sapevo di riuscire poi davvero a potermici sentire, perchè non prevedo il futuro, ma solo le dinamiche, ma ci pensavo.
Mi ricongiungevo allora con l'orecchio al bordo affilato di quel vetro mancato... giù tirato...del tutto...e mi addormentavo così. Ascoltando solo il ticchettio dell'orecchino (lasciato su una scrivania piena d'alcool un annetto fa, insieme ad un calzino... una croce). Non ridevo lo stesso, ma sentivo l'aria.
Non mi sento sola se non sto con qualcuno accanto.
Mi sento sola quando siamo distanti d'altre distanze.
Non ho avversione per le tue assenze perchè ho bisogno d'averti. E' anche questo, ma è più forte il senso del tempo quando mi accorgo che non t'accorgi. Che siamo davvero così distanti come dico. Chè inizio a pensare che forse... allora tu forse.... sei davvero diverso.
Sì, io l'ho sempre considerato un pregio, ma, ricordi, non ho mai amato emarginarsi.
Ai margini del libro ti scrivevo delle note, perchè le parole devono essere scritte un po' ovunque per potersi capire. No, hai ragione, non è così.
Allora mantieni quel silenzio, quelle lontananze che adesso ami come i guardrail delle tue autostrade impazzite. Almeno però non tirare giù quel piede da dove lo metti sempre.
Freno o accceleratore che sia, o altro, tu sai che non voglio vederti tirarlo mai giù.
E lo fai.
John era cinico ogni tanto. Come si può essere maledettamente sognatori cinici, mi chiederai...
Non so nemmeno come si possano scrivere poesie belle come le sue canzoni, quindi non stupirti se non ti rispondo neanche adesso.
John ed io non andavamo d'accordo su una cosa: lui ha detto che "la vita è quel che ci succede quando siamo impegnati a fare altro". Non sono forse più della stessa idea.
John non è che fosse poi così cinico, è tutt'ora provocatorio. E qui sì che andiamo a simile passo.
Passo il tempo a rileggere una frase anche cento volte, una per ogni passo.. è ormai ovvio. Poi, ma solo dopo, me ne domando il senso: se cerchi il senso ancora prima di iniziare a leggercelo, certo che fai fatica a trovarlo!
Ci sono volte che non mi annoia nemmeno riprendere come un vizio quelle stesse parole più volte in un mese, a distanza di anni persino.
Ci sono giorni che penso che sia tempo sì... ma perso.
Che mentre sono lì tutta concentrata sulla stessa frase, me ne corrono addosso altre mille ed io non le vedo. Ho avuto sin da piccola una strana premura di sapere... sarà così che sono diventata un po' blasfema. Poi ho conosciuto quella passione per John insieme ad altri mille che mi sono ritrovata per strada. Sembra proprio labile il confine con l'essere puttana, quando vuoi vivere tutto.
Quella premura mi sembrava sempre una rincorsa: non so se contro il tempo, appunto, verso un traguardo, uno di quegli orizzonti di cui ho tanto scritto, immaginato e visto o piuttosto verso quella mania di primeggiare che non mi ha mai lasciata, nè vinta.
Certo è che quando le cose sono diventate più grandi di me, palesemente più immense di me, mi potevo sentire infima, microscopica come un cittadino annoiato di fronte ad un governo già scritto. Invece non mi sono persa d'animo mai, a dire il vero, pure quando ho perso. Pure quando "Victoria" diventava semplicemente un nome da elargire ad una mia pro-creazione.
Ho salutato l'asfalto di quelle strade rincorse da bambina, ogni giorno, ritrovandomici.
No, non c'è verità quando mi dite che "non sono ancora allora arrivata al punto...."....
Nelle storie ci sono punteggiature che non compaiono, ma si sentono più di quei dialoghi non scritti che ci teniamo in testa dopo aver visto un film che ci ha commossi.
Ti viene quella strana idea per cui potresti rovesciare tutto.
Sì, è arrivato il momento... ti senti finalmente pronto... sai e sei assolutamente sicuro che in quell'attimo tutto basta, tutti gli ingredienti sono in te, per dire finalmente... basta.
Forse è allora che ti rendi conto - per finta o illusoriamente s'intenda - che non ti basti tu.
Beh, mi è capitato mille volte.
Mi avete detto di tutto: che non sapevo vivere, che non sapevo nemmeno che significasse la vita, Quella Vera, che sono infantileimmaturastupidaviziataeccentricaestranamenteaffettadaqualchepatologicaformadiavversioneversoilbeneilgiustoillietofine.
...
Non so se da quelle rincorse mi fermerò mai o se torneranno sempre a trovarmi come ritengo io.
Non so se avrò sempre un "però" da aggiungere a frasi come queste.
Però è chiaro quanto il sole che ricercava Rimbaud che io sia felice della scoperta, della sorpresa. Della meraviglia che m'assale ignorante di norme, di fantasie costruite e non vissute, mente pazza o cavallo che sia.... strane coppie o poker d'assi che fossero...i miei amanti o i sultani del tempo perso che m'accompagnarono... e tutt'ora, forse.
Ieri mentre l'auto andava avanti ho pensato di tirare giù il finestrino. Sì, è stata solo una delle mie immaginazioni da ricondurre a realtà nei miei scritti a cui ricerco lettori affamati quanto me d'ossessione.
Comunque ho tirato giù quel finestrino dell'auto. Ero seduta davanti affianco al mio uomo e pensavo a quanto ci saremmo sentiti distanti oggi.... ovviamente non sapevo di riuscire poi davvero a potermici sentire, perchè non prevedo il futuro, ma solo le dinamiche, ma ci pensavo.
Mi ricongiungevo allora con l'orecchio al bordo affilato di quel vetro mancato... giù tirato...del tutto...e mi addormentavo così. Ascoltando solo il ticchettio dell'orecchino (lasciato su una scrivania piena d'alcool un annetto fa, insieme ad un calzino... una croce). Non ridevo lo stesso, ma sentivo l'aria.
Non mi sento sola se non sto con qualcuno accanto.
Mi sento sola quando siamo distanti d'altre distanze.
Non ho avversione per le tue assenze perchè ho bisogno d'averti. E' anche questo, ma è più forte il senso del tempo quando mi accorgo che non t'accorgi. Che siamo davvero così distanti come dico. Chè inizio a pensare che forse... allora tu forse.... sei davvero diverso.
Sì, io l'ho sempre considerato un pregio, ma, ricordi, non ho mai amato emarginarsi.
Ai margini del libro ti scrivevo delle note, perchè le parole devono essere scritte un po' ovunque per potersi capire. No, hai ragione, non è così.
Allora mantieni quel silenzio, quelle lontananze che adesso ami come i guardrail delle tue autostrade impazzite. Almeno però non tirare giù quel piede da dove lo metti sempre.
Freno o accceleratore che sia, o altro, tu sai che non voglio vederti tirarlo mai giù.
E lo fai.
(La camionale - Federico Sirianni)
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