sabato 11 giugno 2011

Inadeguati nei nastri

(1.56am 17-11-03) 
Ciechi al nuovo sorriso, 
mille anime racchiuse nel segreto del mondo, 
i due occhi di quando avevi otto anni. 
Nastri. Quelli con cui da piccola giocavi 
a pettinare la bambola; 
quelli di quelle cassette che ricordo bene. 
Nastri per unire a te la fantasia 
di quel piccolo sole selvaggio, 
questa parola sempre troppo selvatica 
per essere addomesticata troppo facilmente. 
La locanda di quella sera, 
l'ho vista chiusa passando in macchina. 
Riaprirà domani? 
Ti accoglierà di nuovo 
per insegnarmi la ricetta del tormento 
e poi ricorderò come uscirne 
come per un tunnel troppo lungo 
e troppo buio: nastri che ti legano 
vietandoti il "Volo". 
Ma io ti chiamo per nome, 
non permetterti di scappare. 
Mi hai presa per mano 
e brillavamo e cantavamo 
sotto la pioggia dietro il nostro divano. 
E poi in quella chiesa 
abbiamo fatto l'amore 
e ringraziando dio senz'offesa 
con un "parto" ho riacceso il motore. 
Nessuna fuga, nessuna sragionatezza, 
hai ripreso la strada di casa, era ora, 
e abbiamo viaggiato insieme, sempre 
verso strade mezze sconosciute. 
Diretti all'areoporto. 
Atterravano. 
Erano lenti, metodici, cumuli di nostalgia 
e mi raggiungevano ogni volta 
che avevo paura. 
C'è un fiore in quell'erba, guarda! 
Era il nostro ulivo. 
Che ci facevamo lì 
abbracciati in quel modo? 
L'ho pensato spesso: 
"che ci facevamo se siamo 
persone qualsiasi?" 
che ci facevamo in quei momenti io e te? 
Eppure ci sto bene con te. 
E' vero 
che in alcuni casi 
non ci si è abituati a sentire 
che si vuole bene e basta. 
E poi ho paura 
di rovinare tutta la magia; 
paura di non capirti; 
paura di prendermela troppo 
per cose che per te non hanno peso; 
e ho paura di non figurare nei tuoi ritratti 
o che tu abbia sbagliato colori per riempirmi. 
Piano piano continuiamo 
discretamente a riparare semi nella terra 
e ogni tanto immagino ancora 
che queste siano le basi 
per la nostra casa sull'albero 
in questa grande precaria giungla di sughero. 
Dobbiamo dare un nome al fine che ci tiene legati. 

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