mercoledì 15 giugno 2011

31-12-2004

30/12/2004 10.59 pm 
A Natale si scrive la letterina a Babbo Natale per chiedergli cosa si desidera e verso la fine dell’anno si usa tentare illusoriamente di ricapitolare i 365 giorni precedenti, invece forse avrebbe più logica invertire le due cose. Comunque io non ho quasi mai fatto né l’una né l’altra cosa. 
Quello che mi spaventa di più è pensare di aver buttato un anno. Mi ritrovo spesso a chiedermi se sia così. Non sono poi mai arrivata ad esserne veramente convinta perché in fondo in un anno di cose ne accadono tante anche quando sembra tutto piatto. Ho un sacco di energie inespresse e compresse che a volte avrei voglia scoppiassero ed altre volte spero non lo facciano perché finirei solo ad essere capita ancora meno. Mi chiedo perché agli altri non capiti. Perché non hanno questo stimolo a non accettare quest’apatia di fronte a tutto? Io appena la vedo sono insofferente, forse pure troppo. 
Qualche volta ripensando all’anno passato mi domando se non l’abbia buttato a correre dietro ad un uomo che non mi merita, aggiunto a quelli di fedeltà ad un amore mai concluso del tutto (e come si fa?) o perso dietro una famiglia che non rispecchia nemmeno la definizione più asettica che si possa dare alla parola. 
Ho sempre quella mia nascosta voglia di partire per qualche posto lontano magari per dare una mano agli altri e non è escluso che prima o poi non faccia anche questo. 
Devo capire se sia una strada giusta o una fuga. 
Intanto di cose in cui credo ne ho raggiunte tante a cominciare dal mio sofferto diploma in cui nessuno riponeva reale fiducia in me, piuttosto in qualche divina provvidenza distratta, o nei generosi regali dell’istituzione scolastica. Ed intanto io me lo sono guadagnato tutto. In silenzio, come sempre. Ma certi silenzi, si sa, sono più forti di tanto chiasso. 
Come da parecchi anni a questa parte la musica e la mia scrittura, ed i miei viaggi e qualche volta letture, sono i miei veri compagni più di ogni altra cosa, sempre più o meno nel silenzio rispetto agli altri. E invece io avrei voglia di gridare (come Daniele?!) e di sentire di nuovo più profondamente che qualcosa si sta muovendo, che c’è una musica che ascoltiamo in tanti. La voglia di andarsene o di chiudersi del tutto senza più tentativi eccome se c’è, però probabilmente sarei la prima a non riuscirci perché andrei contro me stessa. Acmos – perché qui si poteva solo arrivare – mi continua a dare stimoli, impulsi, pulsazioni vitali, battiti del cuore, anche quando come negli ultimi mesi sono un po’ distante nella partecipazione. E come si sente la mancanza! Però ora come ora fa parte di me, è qualcosa che penso/spero non riuscirei a perdere. 
Maury. Andrea. Loro forse sì, li ho proprio persi. Anche se credo di avergli trasmesso e dato tanto di me e se non sono stati attenti a recepire e trarre tutto non è – o almeno non del tutto – colpa e responsabilità mia. Io gli strumenti penso di averglieli dati, stava anche a loro essere svegli o scegliere di darsi a qualcosa di più semplice. A volte la semplicità reale si ha nelle emozioni pure ed io ne ho sicuramente donate tante a loro due. E forse hanno recepito o trarranno molto più di quanto io immagini, o sappia. Lo spero tanto. Per loro e per me. Peccato però, perché fa male non sapere. 
Comunicare diventa tante troppe volte difficoltoso e per una giornalista non è il massimo, ma la giornalista ha anche raggiunto tanti piccoli bei traguardi di cui a 20 anni andare orgogliosa. (Tony, Macramè, Marco Travaglio, Scienze Politiche, l’intervista a Vasco, Libera, Giovanni Impastato e Luigi LoCascio, Daniele Silvestri, Roberto Vecchioni, Carla, l’Informagiovani, Nanni, Luigi Ciotti, Caselli, Rita, Peppino Impastato). 
L’orgoglio, quello stesso curioso che se non gestisci bene ti porta anche momenti e situazioni che non vorresti e non prevedi. Come il rapporto rovinato con Michele, che se ci sto così male e se ne siamo entrambi così consapevoli forse proprio rovinato in realtà non sarebbe. Come quello ritrovato con Dome(?Niccolò)peter,, e quanto è importante sentirti accanto a me nei tuoi 40 anni. Come Simona, Sele, Sacchino, Davy, Psycho, Carla, Dade e tutto il gec, e tutta la nostra famiglia, Dario e la sua situazione tanto vicina alla mia, la facoltà, i miei giovani artisti di cui essere fiera di essere manager, Daniela, Saretta, Zio Giancarlo, Andrea, e Gabriele, gli amici di Roma, Marco nella sua malinconica simpatia, Anna, Art che ogni volta al Movimento mi manca, Attila nella lista della nostalgia, come gli amici di Maury, come Bodyguard, Brian, Ivan, Ciccio, Claudia, Andrea nella sua Milano, Cristian, i miei cugini, la mia piccola nipotina, Alessia, Iaco, Max, come Valerio e il nostro amore ancora da scrivere, Peter, Fabio e Sabrina, Fester, mamma Gaia, il Realista, Ivo, Sandrino, la mia Liberamente, Luisa e la famiglia di Maurizio, Nice, Pier, Silvia, Vivy,… 
L’orgoglio….ma da non confondere con la dignità che quella sì è bene non svenderla mai e tenerla preziosa. Perché appena ne lasci un po’, magari per il bene per qualcuno, perdi un pezzo di credibilità agli occhi della gente. Forse è un altro atto di cinismo eccessivo che spero di riuscire a superare senza cadere anch’io nell’indifferenza, insensibilità, freneticità e vigliaccheria che cerco di combattere. E qualche volta vorrei che le persone intorno a me capissero un po’ come sono invece sempre di più mi sembra che abbiano un’idea parecchio distorta di me e quando sento da qualche parente o persona vicina qualcosa che finalmente sento appartenermi ormai mi viene da piangere all’istante. Perché è accaduto anche questo. Piano piano, con fatica e periodi difficili e in cui ho sentito anche un po’ di solitudine, la mia Rivoluzione la sto facendo. Nel mio piccolo naturalmente: nella mia famiglia, riuscendo ad aprire anche se di un solo millimetro le vedute di qualcuno convinto delle idee diffuse ed apparenti; nel mio mondo, con il mio Movimento, il mio scrivere, le mie idee, le amicizie, la voglia di credere in una visione della realtà e dei rapporti diversa da quella esistente e di costruire un orizzonte culturale migliore; in me, per ciò che sono, che lascio di me, per come vivo, per il mio futuro. 
Ci sono attimi che mi sento così fragile che penso di stare sprecando anche molto dell’affetto e delle forze che impegno per gli altri anche fossero solo le persone che conosco, ma poi sinceramente mi dico che è meglio passare la vita cercando magari con errori di fare del bene e vivere emozioni vere, seppur qualche volta dolorose, che diventare diffidenti, scettici e vuoti verso tutti e tutto. O anche solo qualcuno. 
Per le persone che non conosco, vivono lontano o sotto casa, a costo di apparire buonismo gratuito, un pensiero c’è sempre. E che bello sapervi là carovanieri, nonostante la paura e la voglia di esserci. Ma proprio per questo un po’ ci sono anch’io senza che sia retorico sottolinearlo. 
Daniele: un abbraccio ed un pensiero ricorrente è anche a lui, che spesso “associo” al mio amatissimo presidente, e quindi anche adesso come non pensarci. O Marco. Tutte quelle persone per cui le parole non sono mai abbastanza per ringraziarle, descrivere l’emozione di sentirsi simili e vicini ad un punto veramente strano, e Bello. E che bello anche sapere che ci siete nella mia vita, conoscervi, come con Roberto, e potermi sentire e sapere fortunata ad esservi Amica. Che coincidenza, che Storia. Che begli intrecci che creiamo a volte nella vita. 

E Democrazia ed Amore sono le priorità che dovremmo salvaguardare, sperimentare, vivere davvero fino in fondo. 

12.29 am 
31/12/2004

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