martedì 14 giugno 2011

Il parto delle nuvole pensanti - Date a Cesare

(lunedì, 16 giugno 2008 alle 12:16)
Cos'ha di strano questa giornata? 
che a trovarla spiazzata 
si rimedia così. 
Chiedono a me notizie del niente, 
non posso raccontare cose che non so.. 
Il ritornello è sempre lo stesso 
e forse anch'io, nei mille cambiamenti 
che mi affascinano e mi fanno paura. 
Cos'ha allora di vero questo colore? 
che a definirlo amore 
non ci si rivolge che a me. 
Un giorno mi dirai di smetterla 
e che non serve a niente, anche tu. 
Mi chiederai distanze che non capisco, 
mi spiegherai orizzonti 
su cui non possiamo tenere gli occhi puntati 
come fossero disegni di brutte calligrafie. 
Date a Cesare la sabbia 
chè ci costruisca i castelli che ama. 
Date a Cesare un secchio 
e a me la rabbia 
perchè raccolga tutte le vittorie la sua dama. 
Date a Cesare dell'acqua, in secchiate 
che riportano alla sorgente di quella notte sbandata e sbiadita. 
Nemmeno un temporale per sopperire alle mattate 
di quando non ci sarò, non sarò che il nulla. 
Darò a Cesare uno schiaffo: 
di moralità non mi parlare, 
me ne farò un baffo 
quello che il Gatto continua a stuzzicare. 
Risalirai il torrente ch'è ora di mangiare,.. 
di morire,...di andare. 
Quel giorno sarò ferma a scrivere, 
ridire, ripassare. 
"Non c'era più altro da dire, 
nemmeno più l'ombra di quel fondo, 
come un caffè a cui non sapere che dire 
in una mattina sbagliata da sè. 
Neanche più l'ombra di un mezzo saluto, 
il sorriso rimane e ricorda 
quanto tempo è Passato, 
quella voglia non corrisposta 
di un incrocio che sapesse di t(r)e. 
La tristezza dovrebbe da sola poter cancellare, 
io sono ritornata qui solo per contraddirti 
e dirti di non amarmi, più". 
Il chiodo è al fondo del letto. 
L'ho piantato lì come hai fatto tu 
con la fotografia che mi fece arrabbiare. 
 

*la parte virgolettata è liberamente ispirata alle parole del sommo poeta GianMaria Testa in "Piccoli Fiumi"

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