(lunedì, 16 giugno 2008 alle 12:16)
Cos'ha di strano questa giornata?
che a trovarla spiazzata
si rimedia così.
Chiedono a me notizie del niente,
non posso raccontare cose che non so..
Il ritornello è sempre lo stesso
e forse anch'io, nei mille cambiamenti
che mi affascinano e mi fanno paura.
Cos'ha allora di vero questo colore?
che a definirlo amore
non ci si rivolge che a me.
Un giorno mi dirai di smetterla
e che non serve a niente, anche tu.
Mi chiederai distanze che non capisco,
mi spiegherai orizzonti
su cui non possiamo tenere gli occhi puntati
come fossero disegni di brutte calligrafie.
Date a Cesare la sabbia
chè ci costruisca i castelli che ama.
Date a Cesare un secchio
e a me la rabbia
perchè raccolga tutte le vittorie la sua dama.
Date a Cesare dell'acqua, in secchiate
che riportano alla sorgente di quella notte sbandata e sbiadita.
Nemmeno un temporale per sopperire alle mattate
di quando non ci sarò, non sarò che il nulla.
Darò a Cesare uno schiaffo:
di moralità non mi parlare,
me ne farò un baffo
quello che il Gatto continua a stuzzicare.
Risalirai il torrente ch'è ora di mangiare,..
di morire,...di andare.
Quel giorno sarò ferma a scrivere,
ridire, ripassare.
"Non c'era più altro da dire,
nemmeno più l'ombra di quel fondo,
come un caffè a cui non sapere che dire
in una mattina sbagliata da sè.
Neanche più l'ombra di un mezzo saluto,
il sorriso rimane e ricorda
quanto tempo è Passato,
quella voglia non corrisposta
di un incrocio che sapesse di t(r)e.
La tristezza dovrebbe da sola poter cancellare,
io sono ritornata qui solo per contraddirti
e dirti di non amarmi, più".
Il chiodo è al fondo del letto.
L'ho piantato lì come hai fatto tu
con la fotografia che mi fece arrabbiare.
*la parte virgolettata è liberamente ispirata alle parole del sommo poeta GianMaria Testa in "Piccoli Fiumi"
Nessun commento:
Posta un commento
Lascia un segno: