sabato 11 giugno 2011

Biglietti timbrati

(sera del 4 maggio 2008 ore circa meno quasi 21.07)
Come pullman da rincorrere, 
come biglietti vidimati 
con la logica di sogni da inseguire. 
E adesso siamo due, fuggiaschi, 
agitati per città e paradisi 
fatti di luci accese al momento giusto, 
come dei. 
Come quaderni dalle pagine accartocciate 
e stipiti di porte sbattute in faccia mille volte 
senza troppa paura di rimetterci. 
Sarà per questo che siamo due? solo due? 
Sarà vergine il titolo della contessa degli aquiloni? 
Mi suggeriscono che non c'è tregua per gli attori di strada. 
Clown o musicisti sfigati. 
Bajani non è l'unico a scrivere alle fermate sbagliate. 
Ed io non so comprendere. 
Pretendo: rispetto 
per le mie esigenze stordite, 
contorte pure per i gatti 
che dai tetti gettano miagolii 
ai passanti della notte 
distratti 
dai tratti grotteschi che racconta loro 
il silenzio di attimi in ripetizione 
ad ogni buio, ad ogni fermata di taxi. 
M'intossica ogni tuo sguardo diretto altrove, 
ogni sbaglio previsto da copione, 
ogni giorno che si ripropina lo stesso tendone: 
rosso di sangue che vive 
nelle mie e nelle tue vene blu. 
Sono sospiri d'altri tempi e forme che non conosci 
e messaggi che non recepisci 
e disegni storpiati 
e storture redatte ad arte 
e artifizi che distruggo con punta di penna 
tra i piedi. 
Sottile. Riprendo. 
Sospendo, 
il giudizio, nell'aria. 
Come quella che respiro ogni giorno, 
che sa di te e delle mie condanne 
di bimba che scrive 
che non l'aspetti 
e già s'attende l'arrivo dei suoi personaggi, uno ad uno, 
dall'altra parte della scala mobile della metro. 
Mentre và avanti a dipingere al passo. 

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