(sera del 4 maggio 2008 ore circa meno quasi 21.07)
Come pullman da rincorrere,
come biglietti vidimati
con la logica di sogni da inseguire.
E adesso siamo due, fuggiaschi,
agitati per città e paradisi
fatti di luci accese al momento giusto,
come dei.
Come quaderni dalle pagine accartocciate
e stipiti di porte sbattute in faccia mille volte
senza troppa paura di rimetterci.
Sarà per questo che siamo due? solo due?
Sarà vergine il titolo della contessa degli aquiloni?
Mi suggeriscono che non c'è tregua per gli attori di strada.
Clown o musicisti sfigati.
Bajani non è l'unico a scrivere alle fermate sbagliate.
Ed io non so comprendere.
Pretendo: rispetto
per le mie esigenze stordite,
contorte pure per i gatti
che dai tetti gettano miagolii
ai passanti della notte
distratti
dai tratti grotteschi che racconta loro
il silenzio di attimi in ripetizione
ad ogni buio, ad ogni fermata di taxi.
M'intossica ogni tuo sguardo diretto altrove,
ogni sbaglio previsto da copione,
ogni giorno che si ripropina lo stesso tendone:
rosso di sangue che vive
nelle mie e nelle tue vene blu.
Sono sospiri d'altri tempi e forme che non conosci
e messaggi che non recepisci
e disegni storpiati
e storture redatte ad arte
e artifizi che distruggo con punta di penna
tra i piedi.
Sottile. Riprendo.
Sospendo,
il giudizio, nell'aria.
Come quella che respiro ogni giorno,
che sa di te e delle mie condanne
di bimba che scrive
che non l'aspetti
e già s'attende l'arrivo dei suoi personaggi, uno ad uno,
dall'altra parte della scala mobile della metro.
Mentre và avanti a dipingere al passo.
come biglietti vidimati
con la logica di sogni da inseguire.
E adesso siamo due, fuggiaschi,
agitati per città e paradisi
fatti di luci accese al momento giusto,
come dei.
Come quaderni dalle pagine accartocciate
e stipiti di porte sbattute in faccia mille volte
senza troppa paura di rimetterci.
Sarà per questo che siamo due? solo due?
Sarà vergine il titolo della contessa degli aquiloni?
Mi suggeriscono che non c'è tregua per gli attori di strada.
Clown o musicisti sfigati.
Bajani non è l'unico a scrivere alle fermate sbagliate.
Ed io non so comprendere.
Pretendo: rispetto
per le mie esigenze stordite,
contorte pure per i gatti
che dai tetti gettano miagolii
ai passanti della notte
distratti
dai tratti grotteschi che racconta loro
il silenzio di attimi in ripetizione
ad ogni buio, ad ogni fermata di taxi.
M'intossica ogni tuo sguardo diretto altrove,
ogni sbaglio previsto da copione,
ogni giorno che si ripropina lo stesso tendone:
rosso di sangue che vive
nelle mie e nelle tue vene blu.
Sono sospiri d'altri tempi e forme che non conosci
e messaggi che non recepisci
e disegni storpiati
e storture redatte ad arte
e artifizi che distruggo con punta di penna
tra i piedi.
Sottile. Riprendo.
Sospendo,
il giudizio, nell'aria.
Come quella che respiro ogni giorno,
che sa di te e delle mie condanne
di bimba che scrive
che non l'aspetti
e già s'attende l'arrivo dei suoi personaggi, uno ad uno,
dall'altra parte della scala mobile della metro.
Mentre và avanti a dipingere al passo.
Nessun commento:
Posta un commento
Lascia un segno: