martedì 21 giugno 2011

Lettera ad una persona mai persa

(21-10-01 00.36)
Non ho mai letto ancora quel libro "lettera ad un bambino mai nato" che ha scaturito tanto scalpore, di Oriana Fallaci. 
Ho letto una sua lettera recente ad un giornalista del Corriere che le chiedeva un'opinione sui fatti gravi che continuano a succedere sulla scena internazionale. E non mi è piaciuta. 

Sabato, verso domenica, ore circa 11 meno 10, di sera ovviamente e tu saresti fuori probabilmente, ma non è su questo che vorrei soffermarmi. 
Sono tanti i pensieri che mi girano in testa e sono così diversi tra loro! 
Mi fa male di nuovo il piedino sfigato dell'operazione. 
Ho tante cose in testa e sono qui forse perchè vorrei riuscire a liberarmene. 
So di non averti persa, ma a volte mi manchi comunque. 

Ho scritto qualcosa a proposito di un dio che non c'è , ieri sera. 
Anche ci fosse, io il mio dio già l'ho perso da un pezzo! 
Hai un momento dio, il Liga,... fa effetto. 
Ma questo nostro dio che non esiste o forse sì, dal facile "torno subito", un momento ancora non l'ha trovato. 

Vorrei capirci qualcosa e forse qualcosa da questi tre anni (circa) l'hai capito. 

E' dal 1997 che sono rinata e nel '00 nuovo secolo, nuova pazzia che si aggiunge a quelle che hai portato avanti in tutta la tua vita,... bambina pazza! 

Hai scoperto la musica, hai scoperto l'arte, hai scoperto nuovi valori che contraddistinguevano e costituivano la tua vita e in cui credevi, bambina pazza; e adesso, più pazza che mai, vorresti mollare tutto, solo perchè hai scoperto la tua vita? 

Hai scoperto la storia e cominci a capire. E anche tu lo sai che non c'è niente da capire. The day after tomorrow cosa farai? Ti interroghi sul tuo passato, sul tuo futuro e troppo poco del tuo presente; del tuo presente che ne hai fatto? che ne vuoi fare? che ne farai? passato, presente, futuro. Tempo tiranno e bastardo come sempre. Tu sempre così troppo più ingenua e più scema di te. 

Tacchi a spillo e sguardo da star e un regno dove tutto è permesso. Reagisci! E ti chiedo "come?!", che cristo stai facendo allora da due anni a questa parte e forse più!? Non cambia niente lo stesso? Non è vero, lo sai anche tu. 

Una melodia che ti porti via, lontano, una voce che ti disconnetta dal mondo e ti dia una pausa, seria, vera. Sincera. 

E invece ritorni al tuo regno dove tutto è permesso, sempre al tuo guscio così difficile da rompere e così tanto troppo più grande di te e ti chiedi perchè, bambina pazza, ti chiedi com'è. Brava giornalista. 

Intanto cuore e gola sotto assedio di paure e malinconia tra ricordi, viaggi e miraggi, sogni irrisolti e persone mai perse. 

Social, compatible, sexual, irresistible... sicuro! 
E intanto l'infezione-affezione fa male comunque. 

Le domande ritornano, le risposte non contano. 
Flash di luci sempre nuove che intersecano il tuo viaggio, la tua strada e la tua piazza e ti interrogano sui possibili perchè a cui non vuoi dare risposta perchè forse un perchè non c'è. O non deve esserci. Falsi amici, quelli forse sono peggio dei nemici, ne so qualcosa io, che di amici ne ho avuti sempre e che negli Amici ci ho creduto e ancora ci crederei e ci credo. 
Poi te ne freghi e sia come sia, tanto la vita, bambina pazza, non è certo la tua, no? 

Continuiamo ad essere scemi, così, che noi nonostante tutto siamo sempre qui con pezzi di cd, che avresti buttato già, album di fotografie del passato ritornati indietro al presente per sbaglio o per cospirazione. 
Continuavi a chiedermelo: perchè? 
Ed io non ti rispondevo più, non cercavo neanche più risposte, ti guardavo in distanza, soffrivo e mi bastava: sapevo che non era tutto vero, ma non sapevo com'era. Allora. Allora sono corsa da te, ti ho detto tutto e non ti ho detto niente, ma poi mi sono detta "si!". Ho chiuso gli occhi, li ho riaperti ed era un sogno. 

Così ho guardato dentro i tuoi e tu non parlavi più, a quel punto bambina pazza, stavi zitta anche tu. E guardavi. Guardavi quel quadro dove ti avevano inserita rinchiusa, in uno schema non letto, in una prospettiva di puzzle di ordini e sbagli e confusioni che nemmeno tu avevi mai capito davvero. 
Stavi in un disegno mai visto, parole mai dette, stavi dentro una lettera mai scritta, su un francobollo mai conosciuto, su uno sguardo già perso. Su un qualcosa di te che avevi fatto passare senza presentargli la tua vita e quel che eri ieri e che oggi ancora sei, anche così cambiata dai giorni, dagli spazi, dal tempo. Sempre tiranno. Sempre bastardo. 
Ti manca quel che facevi un pacco di tempo fa e pacco dopo pacco Natale è sempre qui. 

Ti ho chiesto di rispondermi, ma non eri convinta, non ti convincevano le sbarre e quei lamenti; così alzavi le mani e insieme anche un po' le spalle senza vederti allo specchio. 

Vorrei sentissi questo pezzo, con o senza di me non sarà e non è lo stesso. 
Cambierà nota dopo accordo e d'accordo sulle note ritornerà ad essere sempre uguale a se stesso e diverso, da quel che credevi ieri o l'altro ieri, domani te ne convincerai di più e anche tu lo dirai. 

Allora forse non ci troveremo insieme, ma verrò a prenderti e uscendo da scuola mi troverai sul marciapiede, appoggiata alla banchina, pronti a partire per un nuovo viaggio ed una nuova immagine di noi stessi che domani rispetterà se stessa se sarà vera come è stata, lo sarà. 

Prevedo un futuro che non esiste e aspetto sempre quella moto che ci porterà in un posto lontano da qui. Forse non dovrei aspettare. 

Poi col tempo forse ti ho perso un po', si è spenta la luce, ti guardavo in faccia, non eri tu, non ero io neanch'io. E non ero te. Lo dicevi, anche per questo ti ho riconosciuto comunque e non ti ho lasciato tra cumuli di roba e di spade in un duello a lottare solo contro un vuoto; proprio perchè erano cazzi tuoi. 

Eccoti qui, vecchio racconta, raccontaci la tua ultima scena da telefilm degli anni venti e la tua ultima menata: cuore svolta a destra, sempre dritto. 

Non ti serve a un cazzo lo sai, continua pure a nasconderti, la selva è così grande e immensa e silenziosa che fa troppo parte di me e di un the che vorrei sorseggiare senza scottarmi finchè è caldo senza paura. Making my way. 
Vecchi amici sorridono agli angoli delle strade, ce ne sono sempre, guarda indietro. Torna indietro: non importa! Tu invece non ci sei mai. Vai, via sei già via. 

Ora chiudi gli occhi. O socchiudili, preferisci? Non vedi un volto nuovo, è un viso che conosci, i lineamenti sono i tuoi bambina pazza. 

Noi siamo forti, ma loro non vogliono comunque e, i sentimenti, sono duri da cancellare così: non credi? non importa, nessuno controlla. 
Nient'altro piccola, vai... vai. Senti, menti o no? Non te lo dico "ti aspetto qui" e tu non lo senti. E io mi chiedo "ho sbagliato io?" e mi dico no, e poi sì, e poi... no, e poi... poi non importa, nient'altro. 

Sono qui per vederti, nessuno lo sai, non lo sai neanche tu, non lo sai che ogni sera sto sotto il tuo portone su una panchina affollata di giorno e stanotte con ogni sera ogni notte, solitaria. Mentre conto gli attimi di tempo che mi separano da me guardo la luna e trovo te là dietro. 
Là dentro, là fuori. 

Mi chiede: "hey, dove vai?" e non so bene se devo rispondere e che. Il vecchio mi sussurra nell'orecchio il destino già scelto e da mesi cavalco verso una meta indistinta e vista un giorno di maggio ritratta, negli occhi di un sognatore che non eri tu, che passava dal mio sguardo e si fermò. E se ne andò poi, per non andarsene mai. 

Ti chiedo: perchè ti sei fermata? 
Ero stanca ed affamata, bella. 
Lo so, bambina pazza. 
Bambina mia pazzia. 

Bambina già nata. Non certo ieri. 
E, bambina cresciuta, un cavaliere errante è passato di qui e passando diceva, in un cellulare diceva "adios, mio amor". Ma nessuno gli ha creduto se non uno scorcio di scoglio a capofitto sul mare. 
Ed era scogliera! 

Avrei voluto lo fossi. E se ti fossi buttata, sarei arrivata in tempo per salvarti? O me ne sarei pentita dopo? 
Ci sarei stata male, davvero, veramente (da vero - vera mente). 

Era un tramonto d'ottobre quando sulla scogliera, in fondo al tappeto di sabbia e ciottoli che ti portava alla panchina sul tuo scoglio, ho visto te, confusa da un sole e da certo, mille, perchè. 
Lì faceva caldo, il sole stava allo zenit, te lo ricordi ancora il tuo ultimo sogno? 

C'era quella figura, veniva da laggiù, da una luce in distanza, stanza di giorno dove il sole sembrava darle vita, colori, man mano, pian piano che camminava. Veniva verso di te, vestita di quel sole, quella luce, quell'amore, quel profumo che le avevi lasciato addosso. 
Tu guardavi, perso, la sua ombra e non guardavi lei. Allora si è fermata un istante e la musica rimaneva lì con te, il suo sguardo rimaneva puntato e il campo cambiava prospettive, ma non i soggetti perchè una bambina non ti perse mai di vista; quando ha ripreso a camminare, più lentamente, ogni passo era corda di una vecchia chitarra e la portava in una corsa al tuo abbraccio. 
Veniva verso di te, da un orizzonte di situazioni e conflitti lanciati lontani e veniva, andava, verso di te solamente. Alla scogliera! 

Porta negli occhi la speranza di incontrare i tuoi e ridarti quella luce che avevi perso nell'acqua, guardando insieme troppo in fondo, troppo giù, quando lei era scomparsa. Passati tanti minuti e tanti metri, ma lei non passava. 

E allora tu chi sei? Tu che vieni dalla spiaggia solo per incontrare un pellegrino che ti ha lasciata indietro mille passi e che non hai mai perso. Per essere ancora lì, presente in quel tramonto. 
Tu che ne sai? non c'eri. E il sole stava morendo e rinascendo dall'altra parte del mondo dove tu stavi. 

Dimmi perchè. 
Non ti ho detto niente. 
Bambina, non voglio farti male. Lo sai. 
Lo so, ma me ne fai. 
E' tutto quel che ho sentito in un abbaglio che un po' ci aveva nascosto emozioni già nate e rinate, cresciute nel ritorno di un conflitto che non c'era, non tra noi, non tra me e te. 
Bambina, torna indietro! 
"Per cosa?" ti ho chiesto in quel tramonto di luci. 
Non hai aperto bocca ed era già notte. 

Il faro illuminava anche te. 

Nella strana sensazione di non essere in grado di allontanarti ho creduto fosse difficile e così non ho lasciato perdere, ma ho continuato, in nome di un ideale che non avevo perso, in nome di una bambina a cui non avevo dato un nome, ma che l'aveva. 

Ho raccontato di quel noi che, senza nemmeno rendertene conto mi attacchi, "non esiste!", non ho preteso di costruirlo. 

Solo, con l'andare delle pagine, si è fatto sempre più strano ed anche difficile, il racconto ed i protagonisti non si sono accorti, ma è arrivata un'altra domenica e sempre su un trenino che giostra con un circuito chiuso, non ha un percorso diverso da quello di qualcuno che non volevi essere, perchè tu, bambina, non sei certo un personaggio e anche se domattina ti alzi presto e ti troverai davanti una giornata identica e piena di casini e non avrai voglia, tempo, spazio o forza per risolverli (il trenino non và) guarderai su un pezzo di vetro di un cristallo in frantumi o riconoscendoti in un finestrino di locomotiva in affitto, allo stesso modo ritroverai i tuoi occhi in quell'orizzonte, riguarderai in quello sguardo, rivedrai quella luce, in fondo,... guarda in fondo allo specchio... in un angolino un po' impolverato, ma non tanto e sempre stabile di te, troverai quel the da sorseggiare, che non ci è mai piaciuto e, bambina, ci sarà qualcosa, qualcuno, che mi condurrà per mano oltre la scogliera, su una spiaggia unica e deserta, in un momento, che durerà l'eternità del per sempre, arriverai con un nuovo weekend un po' diverso, in nome di un ideale che non avevamo perso, in nome di una persona a cui non avevo dato un nome, ma che l'aveva. 

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