lunedì 13 giugno 2011

Rivolta del personaggio

(12-3-03 3.59 pm)
Non lo conto il tempo trascorso a parlarti senza che tu, lettore, capissi nulla più del significato delle singole parole che scrivevo e qualche volta delle frasi che formavano combinate insieme.
Quello che c'era da sentire veramente, è rimasto lì, forse solo nella mia mente e poi tra quei caratteri, quegli scarabocchi che ti erano rimasti estranei. Così quando ti trovavi davanti ai fatti, non li capivi, ti erano più stranieri delle parole e ti arrabbiavi, te la prendevi con me, uno scrittore di quattro parole che giravano e giravano, formandone milioni.
Mi mettevo lì nelle situazioni più catartiche che riuscivo a trovare, buttavo giù macchie in una tela bianca, in uno spartito vuoto e inventavo il tuo passato, raccontavo il tuo presente, ti lasciavo sognare il tuo futuro.
Qualche volta piangevo, qualche altra volta ne ridevo a crepapelle, ma tu continuavi ad essere dentro di me e mi chiedevi anche in quei momenti in cui dovevo tornare a piangere, in cui volevo starmene a ridere, di colorare il tuo destino, le tue emozioni, filtri delle mie.
Mi ritagliavo toppe di memoria, di desideri, ma soprattutto pezzi dentro di me e ne facevo un quadro aggiungendo qualche manata di colore, impastavo quelle pezze fino a non farti intendere altro che quelle quattro parole che buttavi nella tua mente o digerivi nel tuo cuore senza renderti conto della luce che le aveva cotte. Credevi di provare quei miei sentimenti che avevo scritto, allora, ma non lo sai che non sono nemmeno miei. Ho solo cercato di ricordarmeli o di raccontarteli o di sognarli.
Sono un giovane artista solo perchè giorno per giorno scrivo la mia vita su pezzi di carta e la metto lì.
Quante volte hai creduto di essere me mentre una lampadina si accendeva al tuo calamaio e ti illudevi che ti avrei ispirato. Ero io che scrivevo per te, ma tu mi avevi illuminato, con quella tua lampadina tu mi illuminavi. Accendevi una luce e nient'altro, lasciavi che io guidassi la tua penna, inventassi l'andamento delle linee sulla carta, quella pianura incantata che è sempre stata la tua mente pazza.
Perchè i poeti sono un po' pazzi, come gli attori. 

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