(lunedì, 11 agosto 2008 alle 17:50)
Sei passata da poco.
Le tue orme bagnate e la scia di rossetto al solito punto della tua sigaretta spenta sono qui.
Questa spiaggia sembra stasera un'autostrada piovosa.
Le tue orme bagnate e la scia di rossetto al solito punto della tua sigaretta spenta sono qui.
Questa spiaggia sembra stasera un'autostrada piovosa.
(James Morrison - You give me somethig)
- Vuoi rimanere vivo almeno il tempo che io possa spiegarti la differenza tra morire e non saper vivere?
E' come ti sentissi mentre in macchina lo chiedi al tuo ennesimo amore. E scoppi a ridere nel tuo modo scemo. Stai già parlando del tuo nuovo racconto e gliene elenchi a casaccio qualche pezzetto.
Vuoi vedere la reazione sul pubblico. Vuoi avere qualche altro impulso per scriverne i dialoghi.
Come se improvvisamente ci si potesse prendere il diritto di rendere realtà le proprie immaginazioni.
Il vento che entra dal finestrino ti scompone il ciuffo che ti è scivolato sugli occhi, fuggito da due codini impertinenti che hai legato oggi pomeriggio pettinandoti davanti allo specchio del bagno.
Occhi più scuri per la matita nera che hai aggiunto ad offuscarti lo sguardo, guardano chissà cosa.
Il sax è sordo... continua a suonare su una melodia imprecisata che ti accompagna i pensieri ondeggiando insieme a te.
E' ora di dirti che tu e io se vogliamo riusciamo a superare ogni limite e vivere senza, ed è ciò che voglio con te. Voglio dirti che quando mi stringi non ho bisogno di sentire che andrà tutto bene, quando mi guardi mi sembra di perderci e ritrovarci insieme. Ed è bellissimo.
Quando facciamo l'amore non c'è più alcuna differenza tra noi due, alcuna distanza e ci mischiamo completamente.
Quando siamo nel letto tutti e tre abbracciati ritrovo forte il senso di famiglia che non sapevo più di sentire e mi ricordo di quando la piccola ancora non era nata e della stessa sensazione che giù aleggiava nell'aria, condizionata da qualche immagine di passaggio. Una era di un paesaggio che conosciamo bene tutti... quegli alberi sulla tua strada sono enormi e ne basterebbe uno a far fuori tutto.
Un sogno come il nostro pensavamo dipendesse da noi, ma davanti allo scompiglio della natura capivo che il nostro caos non era nulla.
Per un po' ti è rimasta quella mano sul letto e ogni tanto avevi paura non andasse più via. Ti guardo e non so cosa ha significato, ma quel giorno capivo che era in te sempre ferma su quel lenzuolo stroppicciato, ma se adesso entrassi nella tua testa e sentissi la tua pelle che ha esigenza estrema della mia, non ti direi affatto che ti trovo romantica.
- Vuoi rimanere vivo almeno il tempo che io possa spiegarti la differenza tra morire e non saper vivere?
E' come ti sentissi mentre in macchina lo chiedi al tuo ennesimo amore. E scoppi a ridere nel tuo modo scemo. Stai già parlando del tuo nuovo racconto e gliene elenchi a casaccio qualche pezzetto.
Vuoi vedere la reazione sul pubblico. Vuoi avere qualche altro impulso per scriverne i dialoghi.
Come se improvvisamente ci si potesse prendere il diritto di rendere realtà le proprie immaginazioni.
Il vento che entra dal finestrino ti scompone il ciuffo che ti è scivolato sugli occhi, fuggito da due codini impertinenti che hai legato oggi pomeriggio pettinandoti davanti allo specchio del bagno.
Occhi più scuri per la matita nera che hai aggiunto ad offuscarti lo sguardo, guardano chissà cosa.
Il sax è sordo... continua a suonare su una melodia imprecisata che ti accompagna i pensieri ondeggiando insieme a te.
E' ora di dirti che tu e io se vogliamo riusciamo a superare ogni limite e vivere senza, ed è ciò che voglio con te. Voglio dirti che quando mi stringi non ho bisogno di sentire che andrà tutto bene, quando mi guardi mi sembra di perderci e ritrovarci insieme. Ed è bellissimo.
Quando facciamo l'amore non c'è più alcuna differenza tra noi due, alcuna distanza e ci mischiamo completamente.
Quando siamo nel letto tutti e tre abbracciati ritrovo forte il senso di famiglia che non sapevo più di sentire e mi ricordo di quando la piccola ancora non era nata e della stessa sensazione che giù aleggiava nell'aria, condizionata da qualche immagine di passaggio. Una era di un paesaggio che conosciamo bene tutti... quegli alberi sulla tua strada sono enormi e ne basterebbe uno a far fuori tutto.
Un sogno come il nostro pensavamo dipendesse da noi, ma davanti allo scompiglio della natura capivo che il nostro caos non era nulla.
Per un po' ti è rimasta quella mano sul letto e ogni tanto avevi paura non andasse più via. Ti guardo e non so cosa ha significato, ma quel giorno capivo che era in te sempre ferma su quel lenzuolo stroppicciato, ma se adesso entrassi nella tua testa e sentissi la tua pelle che ha esigenza estrema della mia, non ti direi affatto che ti trovo romantica.
(Giorgio Gaber - L'illogica allegria)
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