(21.03 23-10-2001)
"Mi sono innamorata di te, che posso fare?"
Il muro continuava a non rispondere. Stava sulle sue, così ritto, zitto e austero, come gli veniva con lei adesso.
Queste righe le hai già lette. Ti trovavi in un pub e la stessa gente a farti da cornice.
Non lo so, che faccio ancora qui, ma chi cerco?
In moto. Una moto nera, scura, in moto verso un cinema.
Per riguardare nel tranquillo, dove stavamo noi, l'ultimo film di una compagnia di grandi attori.
Malinconia a palla e ti chiedono pure: "come va?", ma porco giuda: "chè, non si vede?"
Solo lei davanti a te. Sotto casa sua.
Il tempo va avanti e passa, passa per tutti, non basta lo sai.
Stanchi di battaglie combattute contro un vento che non sente, non ascolta e parla troppo.
Contro una bufera di emozioni troppo forti.
Contro una stanchezza che si sente, come si sentono i "contro" e si dimenticano i "per".
Tu ancora mi ami.
Il mio è solo un ipotetico disegno, una domanda?
Non hai bisogno delle mie domande. Provocazioni nate con l'intenzione di provocare. Reazioni connesse con paura, stanchezza, debolezza, forza e convulse opzioni fomentate da altre voci indirettamente vissute.
Una situazione per altro difficile da gentire, ma siamo bravi comunque!
Senza averti, non è poi così bello come dicevano loro.
Lei credeva di vivere in un videoclip da quando l'avevi chiusa in gabbia.
Cristo non fare quella parte con me, cambia espressione per favore, non è così facile e induttivo come credi. Non ti passa, un attimo può durare ore o le ore diventano secondi, i pensieri non se ne vanno comunque.
Ho chiesto troppo spesso al tempo di aspettarmi perchè avevo paura di essere libera.
Sono venuta da te.
Era una notte, un po' fredda per essere nostra.
La musica piano piano si faceva più vera, più nostra e abbiamo cominciato senza dircelo a guardarci allo specchio, guardare il nuovo sole, accenderci un'altra sigaretta nel buio.
(Vorrei mi prestassi il tuo accendino).
Eravamo soli a ricordarci allora quella volta che e quella che.
E quando. E come. E dove.
E cosa? E chi?
(E se).
Amore, il nostro.
Ed io non ci credo più (??!!? )
Non penso tu sia pazzo o stronzo, solo che l'esterno non lo farei entrare, lo cercherei al suo posto.
(Non è così che se ne andrà).
Ho rivissuto questa notte già due volte da quando ti ho incontrato, avrei voluto dirtelo ieri sera quando mi parlavi più tranquillo e avevo paura che te ne stessi andando per sempre.
Ho abbassato i finestrini e ho messo in moto la mia auto, ho fatto un giro per le strade della città eterna.
Finchè ascolti questa radio ci troverai un dj che già conosci, che ti dice qualcosa.
Ma non averne paura.
Il sonno ti prende da dentro e ti svuota e la tensione ti logora se non la mantieni.
Sono rimasta dietro il tuo portone da allora e non me ne vado perchè voglio te, voglio che tu sappia e voglio portarti via di qua, via con me e basta, verso un'altra città, il suo nome "felicità", è un posto che abbiamo visitato insieme due anni fa, prima di farci catturare prigionieri di tutto.
E non ricordandoci il resto abbastanza.
A quel tempo, un po' come sempre, la scelta era tra la morte e la vita.
Avevo sonno a quell'ora. Ero stanca. Stanca di tutte quelle prove, di tutte le tensioni e le lacrime versate senza validi motivi per non farlo.
Solo il tuo arrivo le avrebbe asciugate.
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