domenica 19 giugno 2011

a mamma 2

(18/2/2005 ore 4.02)

Sono dietro la tua porta chiusa a chiave ad ascoltarti piangere. Sarebbe molto più facile dare due giri alla mia serratura e restare nel mio mondo più tranquillo, limpido, creativo, solare. E che voglia ne ho, che tentazione! Sicuramente a questo punto anche il diritto. E forse il dovere. 
Invece rimango oltre la tua campana per sentire le tue lacrime, i tuoi sussulti, i tuoi spasmi di nervosismo e qualche colpo di tosse sintomo dell'influenza che non ti passa da qualche giorno. Ti ascolto, sto qui, e mi dispiace. Ma tu non lo sai, non lo saprai mai, non avrai motivo di accorgertene, di sentirti in colpa per non esserci stata mentre sto male, nè l'idea di sentirti responsabile per essere tu la causa di quel male. Se no lo faresti. 
Cerco di parlarti da qua fuori, perchè la porta non la apri, ma è così chiaro che non riesci a sentirmi che qualche volta mi domando anch'io perchè continuo. Ogni tanto provo a forare quella tua corazza con la paura di ferirti nel farlo. 
So perchè stai rinchiusa là dentro, so che non è facile neanche da lì, neanche per te. Dentro e fuori. E proprio per questo io avrei voglia qualche volta di rompere i cardini o di dartene di nuovi: chissà, magari ti sentiresti solo meno sola. Magari in due riusciremmo a trovare prima la soluzione a qualcuno dei nostri problemi. 
Il problema è che tu da lì neanche mi senti, i miei gesti non li capisci, e ogni buco nel vetro lo accusi come un tentativo volto a colpire te che ci sei dentro, che ci sei dietro. 
Non ti rendi mica conto che negli anni ti sei girata e rigirata ed ho studiato bene i tuoi movimenti trasparenti. 
Mi hai guardata anche tu da lì dentro, senza raggiungermi, senza comprendermi. Oggi davanti a questa porta sprangata posso dirlo ancora. Qualche volta ho immaginato di essere io dentro la campana a guardarti dalla mia trappola attraverso il vetro, ma quando ho tirato la maniglia e non si apriva ho capito. La porta di camera mia è rimasta quasi sempre aperta, tu le chiavi le hai sempre avute ed io non avevo il permesso di usarle. 
Sappi che l'autorizzazione non mi serve più, ma la porta per ora è ancora aperta, anche stanotte, per le tue incursioni inutili: certe volte diventi talmente banale! 
Vorrei mi stupissi con qualcosa di te invece che ridipingendo la porta. 

h 4.33 

 
(Roberto Vecchioni - Velasquez)


Due cuori divisi da una porta, 
Due stanze diverse, immerse 
una nel buio nero di un dolore, 
l’altra nella luce abbagliante 
della speranza giovanile. 
Un cuore che annaspa 
nel buio della sua stanza, 
un cuore abbagliato 
dalla troppa luce 
che arriva dalla finestra. 
Due cuori resi ciechi 
dal buio e dalla luce. 
Due cuori che solo gli occhi 
dell’amore possono aiutare 
….una porta, due maniglie…
Basterebbe aprirla … 
E far penombra nelle due stanze.

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