(14-3-02 17.15)
Tu sei qui eppure non ci sei già da molto ormai.
Sei stato bravo e hai continuato a girare frittate che
preparandomi da sola ti ho anche offerto.
Paure ed angosce, i tuoi nuovi orizzonti:
vedere fin dove ti permettono.
Loro hanno sostituito nel tempo quella voglia di essere
quel che dovevi/volevi/potevi
ed il sogno di vedermi crescere
che non ricordi più.
Nemmeno in cartolina.
Miope, nel tempo.
Io non c'ero in mezzo a quei tuoi tramonti d'ottobre.
E sordo al desiderio di conoscermi.
Quando dovevi esserci non ci sei stato,
e se c'eri mangiavi.
Non ti sei mai accorto dal mio sguardo
di quel che ti stavo dicendo,
ma credevi di sì;
ti convincevi di questo
per sperare di evadere dalle tue responsabilità
incolpando gli altri di fare lo stesso.
Cerco di parlarti e non mi ascolti, nemmeno mi senti,
nemmeno ti importa.
Non hai mai capito che quella prima cellula
si sarebbe poi moltiplicata
e man mano le stagioni
avrebbero fatto anch'esse la loro corsa come tutto.
Io ero lì,
ma tu non mi vedevi e non ti importava,
dovevi solo sapere che ero lì
e quando avessi voluto
avresti potuto girarti e trovarmici.
Per questo man mano non ti sei mai voltato e
non te ne rendevi neanche conto, e
non hai visto neanche quando me ne sono andata.
Non avevi bisogno di me,
ma avevi bisogno di sapere che c'ero, lì, e stavo bene,
anche se non era così,
doveva esserlo al costo
di inventartelo,
ma non di aprire gli occhi.
Pensavi di potermi costringere.
Quando ti avvicinavi ad accorgerti
che non era così,...
hai fatto la cosa peggiore che potesi:
te la sei presa con me.
Non ce la facevo più, non respiravo più,
mi toglievi aria, respiro e polmoni
e pensavi di
"pre-occuparti" del mio futuro.
Ho camminato, camminato, camminato a lungo.
E poi ritornavo sempre.
Ma il ritorno era ogni volta
più lungo
e più duro.
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