(mercoledì, 15 ottobre 2008 alle 15:01)

Le coppiette in primavera ed in autunno si appoggiano ai muri delle case, per baciarsi; si siedono sui gradini davanti alle cancellate dei palazzi e si abbracciano parlando.
Le coppiette sono lì che si riparano negli androni delle abitazioni proprie e degli altri e sentono solo il loro calore... anche tu e io lo facciamo e non sembriamo meno cretine, solo meno coppietta. Non è che non ci si faccia caso, ma gli altri fanno fatica a non considerarti una pancia. La mia fatica invece è solo fisica e ti amo senz'altro.
Una figlia non mi ha cambiato la vita. Me l'ha riempita ancora di più, mi ha scombinato i ritmi, mi ha stravolto le cognizioni temporali e di vita ce ne siamo date a vicenda e visto che t'amo, non posso che amare anche queste rivoluzioni.
Sono frastornata, stanca, vivo queste sensazioni nella loro pienezza. Come sempre, anche quelle meno entusiasmanti a cui la vita ci ha messo davanti.
Prenderti in braccio è l'emozione più bella. Più bella del primo bacio a Roks, più della prima volta che ce l'ho fatta da sola, più della prima caduta dalla bicicletta senza rotelle e senza mano di papà sul sellino, più di quella maturità conquistata da sola, più delle infinite pazzie che rendono l'esistenza, vita e viceversa, più del tuo papà che arriva dalla porta dell'ospedale, adesso.
Più di questo. Più dell'albero che è diventato più bello quando l'ho rivisto dopo averti detto BENVENUTA.
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