(19-5-04)
A volte ritornano... il titolo è adatto direi!
Sì, sono tornata!
E con me è tornata la voglia di partecipare a questa Comunità in modo diverso, o per meglio dire... come nacque. E allora inizio parlando proprio di questo.
Nacque insieme a noi e ce la portammo dietro per lungo tempo, scambiandoci post e insieme email e raggiungendoci attraverso caratteri tutti visualizzati uguali, cambiandone ogni tanto i colori, gli spazi, gli stili.
Si può dire che ci siamo conosciuti così.
Poi è passato del tempo e sono successe tante di quelle cose, qualcuna non mi va neanche più di perdere tempo a ricordarla. Anche se mi capita di pensarci.
E' cambiato il tempo, sono cambiati gli iscritti qui dentro, e gli "scritti" nella mia mail si sono fatti più frequenti. Però era bello collegarsi sapendo di leggerti. Sapendo di trovare qualcosa di tuo qui, da decifrare piano piano...con l'andare dei giorni, si può dire: conoscendoci.
Ed è arrivato anche il momento delle crisi...e dell'incertezza di ritrovare qualsiasi cosa, perfino quelle tue parole. Perchè c'era qualcosa di più grande in ballo.
Pressocchè tutto.
Però in realtà ci siamo scritti più spesso e ci scambiavamo opinioni. Opinioni, sì.
Non so dire che effetto mi facesse, però posso dirti che nella frenesia e in mezzo a tutti quei problemi, quelle paure, quella necessità di affetto, sapevo che c'eri.
Ero consapevole del fatto che sarebbe bastato un pensiero per sentire che non avevi mollato. Ti chiedevo più spesso di tenere vivo questo posto, di prenderti cura di questo sito, più che di te, di come stavi, di come prendevi quel che stava accadendo. Di cosa pensavi.
Tutte cose che mi domando adesso, ogni tanto, quando, come ho detto, mi ritrovo a pensare a qualcosa di quei giorni. Tu eri lì, presente, e quasi non ti vedevo, quasi ti davo per scontato, davo per "normale" il fatto che tu ci fossi...troppo presa dai miei problemi, per accorgermi delle tue braccia aperte forse ad attendere proprio me.
E dopo, e dopo ci siamo trovati, questa volta diretti. Senza più quelle attese tra una frase e la sua risposta. Senza più un video a consigliarci che cosa dire, senza più una tastiera a mascherare il tono delle nostre voci.
E' successo qualche aneddoto curioso, ed io ero già molto confusa di mio. Coinvolta in storie incredibili, in ogni senso.
Strano che "ci credessi" più allora.
Ci siamo trovati e osservati, come fanno i gatti quando studiano il territorio in cui stanno. Qualcosa ci ha unito fin da subito. Forse un feeling diverso, forse un semplice sguardo. Quel giorno è stato bello davvero. Un cinema e qualche patatina mal cotta, due passi in una città d'agosto. Lanciarci occhiate nel buio di una sala oggi chiusa. Ridere nel silenzio amplificato intorno. E poi ritrovarmi stranita a guardarti conoscere i miei genitori. Mi riaccompagnasti tu dal mio ragazzo. Prima di scendere mi ricordo che mi sono fermata per un momento. Non so a che pensassi. Dopo che hai conosciuto lui e la mia amica ci siamo scambiati ancora qualche sorriso mezzo nascosto e poi salutati come due.. come due.
Ero nervosa, più per quella giornata indecifrabile e bella che per i tradimenti velati. Non avevo nessuna voglia di restare con loro due che mi riempivano di domande, obiezioni, supposizioni sgradite e non richieste. Avrei voluto mi chiedessi di risalire con te, soltanto per continuare quel mistero ancora un po' cercando di riconoscerci, estranei. Mi sarebbe piaciuto vederti tornare, accostare la macchina o venirci dietro piano e lasciare tutti lì impietriti con te che mi chiedi di venire con te,come nelle scene di un film mal riuscito.
Invece non è stato così, non ho più pensato a tornare sull'auto, anzi ero quasi sollevata di ritrovarmi al mio posto con facce ahimè già riviste. Mi è rimasto un sinistro fastidio, e qualche sms per salutarti un po' meglio. Nient'altro.
Ci siamo rivisti sempre più spesso, sempre davanti a quel parco, solo più avanti abbiamo iniziato a scendere e conoscerne il prato.
Ci siamo baciati che c'era ancora "lui", ma non c'era più già da un po'. Se l'è presa, forse ha capito, o si è fatto prendere dai sospetti stupidi di un ragazzino geloso. Quando ti ha cercato non ci siamo più visti.
Con te invece è continuato un qualcosa, un rapporto, un "non so cos'è" che riempiva i bigliettini con i miei compagni di banco a scuola e i nostri cellulari a casa.
Una volta sei venuto a salutarmi prima che entrassi, ho sperato tante volte lo rifacessi. Ma non mi sono mai sentita più di tanto delusa.
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate, io ero troppo indecisa per cercarti e tu troppo insicuro per parlarmi. Mi sono fatta male cadendo da non so dove, ma oggi so il perchè.
Mi dicevi che due amici non si comportano così, e mi chiedevo per cosa te la prendessi tanto. Mi arrabbiavo anche. Come quella sera alla festa. Sono andata via dopo un'ora.
Poi, prima che tu partissi, la decisione: basta, partiamo entrambi, ognuno per conto suo. Mi spaventava anche allora non capire e sentirmi triste per te.
In un pomeriggio abbiamo riascoltato due cd, ti parlavo della mia decisione e tu mi hai chiesto di aspettarti. Ma non l'ho fatto. Non avevo intenzione e te l'ho detto ferita.
Improvvisamente una sera ti sei stancato tu, ma di fingere e sei corso da me. Stavi a qualche ora di aereo, ma ti sentivi pronto a raggiungermi. E' stato giusto che non lo facessi e ti sei disfatto con sofferenza di tutti i tuoi pesi, della valigia incompleta.
Ti mancava la mia fotografia. Non te l'avevo lasciata.
Poi ritorni ed io sono in balia di una storia in cui credo, finalmente per qualche tempo serena e felice, ma poi arrivi tu. E ti volevo riuscire a spiegare che era troppo tardi, che avevo trovato un po' di tranquillità e volevo rilassarmi sotto quel sole ancora un po' senza distrarmi con tensioni gratuite, di nuovo. Ma non si può fermare uno innamorato. Ed è stato più facile che mi innamorassi io di te.
Oggi tante parole di questo resoconto ritornano, ma il totale non quadra.
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