Tema: lettera di un ragazzo di 18 anni - destinazione editoriale: quotidiano
Evasione. Evado perchè è troppo, perchè non lo reggo più tutto questo, perchè non si può tollerare. Evado perchè forse quando è una stupida macchina ad ammazzarti un amico o un padre, allora non ci sto più.
Evado perchè quando la mia tipa mi ha detto che ha un ritardo di 14 gg e che potremmo star aspettando un figlio, ho avuto paura. E non volevo dirglielo, ma non sapevo come comportarmi. E poi, cazzo, c'abbiamo pure i suoi contro! I miei son separati e mia madre è troppo preoccupata per me per accorgersi che Esisto. Evado perchè la scuola è un macello e ne vogliono far fuori parecchi quest'anno; è più difficile e nessuno lo capisce, eppoi... non sono neanche portato per quelle materie anche se VOGLIO fare quella scuola. E i ritmi...!
Evado perchè non resisto più a starmene qui così.
Ecco forse è proprio questo il punto: nessuno lo capisce.
Evado per questo.
Evado perchè da quando i miei si sono lasciati non l'ho mai accettata come cosa. E non riesco nemmeno a parlarne. Mia madre è più stronza di prima e ho voglia di stare un po' con mio padre, ma forse nemmeno. Ho voglia di camminare. Ho voglia di crescere. Di andare. Non so bene dove, anche perchè poi la confusione è tanta (specie in questa situazione) e perchè non voglio avere sempre tutta la vita pianificata, stratificata, come un panino di Mc Donald. Voglio progetti! Voglio progetti!
Voglio strati di vita, che come gradini mi facciano salire sempre più in alto.
Evado perchè quella vecchia storia, e quell'amore, non li ho mai dimenticati e non riesco a uscirne anche se lei non lo sa e forse m'ha anche già scordato. Anche se adesso sto con un'altra ed è stupenda! Ed anche il nostro rapporto è bello: e l'amo, in modo diverso ma l'amo.
Evado perchè i miei mi soffocano (la volontà di gestirsi la vita andando anche sopra/contro quella degli altri), perchè gli amici sono spesso conoscenti e perchè non riesco a confrontarmi.
Evado dai ricordi e vado da Ricordi perchè è uscito un disco nuovo. Con la musica posso sfogarmi, liberarmi. Evado da questa società del cazzo che sta già fottendo la vita ai miei. Che non ci credono più, non come prima. Evado perchè vedo, ascolto, sento.
Evado: perchè no?
Vado in disco stasera che almeno non penso a niente.
Non penso agli amici, non penso ai miei, non penso al mio amore, non penso alla Famiglia, non penso al lavoro.
E così in disco l'altro giorno un ragazzo mi ha offerto una pasticca; ho detto "perchè no", per evadere. "Se sono arrivato fin qua, posso andare anche avanti: che me ne fotte!". E non mi chiedo se ne vale la pena, perchè forse di domande ne ho già troppe, ed è proprio perchè non trovo/vedo risposte che sto qui. E ho distrutto.
Accelero anche, chè d'Aria ne ho voglia, e bisogno.
Ho letto stanotte, tornato dal pub, che sono 500 i morti ammazzati nelle stragi del sabato era. Ero un po' ubriaco, ma... tanto reggo! Ogni anno sono 500: le MORTI NERE, così le chiamano qui.
Ci penso ogni tanto ad ammazzarmi, perchè "che senso ha?"... andare avanti per andarci così. Rapporti causa-effetto: a volte sono anche la stessa cosa probabilmente e un motivo "NON c'è".
Guarda che cosa stanno facendo e hanno già fatto in tutte le guerre: in Afghanistan, in Irak, in Africa,... indisturbati! Cristo, io non ci sto più! Non lo reggo!
Ho voglia di mollare tutto: ho voglia di morire perchè ho voglia di vivere. Ho voglia di colori.
Ho voglia di libertà.
Morale della favola:
ho parlato con me stesso stamattina (stanotte non ho dormito) e ho rivissuto attimi in cui la paura è stata tanta e non sempre è facile/si riesce a trovare il coraggio di "scendere in piazza", di ribellarsi, di chiedersi "perchè" anzichè "perchè no", di continuare, di Resistere.
A volte si resta uccisi, perchè si resta soli (e dunque più vulnerabili). Lo disse Giovanni Falcone, poco prima di morire (ma è poi mai morto?), (non) uno qualsiasi come me. Così ci ho pensato. Cazzo, che tornassero d'attualità quelle parole non è quello che volevo e che voglio veramente. Mi sono appoggiato a quell'"ultima" cosa che mi era rimasta ancora: "me"; - e forse non era neanche poi l'ultima; - i miei valori; quello in cui credevo e probabilmente in cui ancora credo, se sto qui. E ho costruito.
Costruito "scalini", poi gli scalini li ho tolti sabato sera ed era solo una strada in salita. E così ho marciato, chè ancora cammino grazie a dio, e unò-duè, unò-duè,... sono arrivato a galla. Ho guardato l'acqua di quel fiume scorrere, continua, ho ascoltato la sua voce.
Ho cominciato a correre e mi dicevo "salirò, salirò,...". E ripensavo a prima e a quelle cose che ti entrano nelle ossa e che magari ancora adesso ogni tanto mi trovo a provare, ma non accetto il tunnel della sopraffazione.
Non ci sto. Non lo reggo. Non si può tollerare. Così ho pensato "proviamo ad essere alternativi, speriamo di esserlo". Non è semplice. Ci sono alcuni contesti in cui non è semplice. Non ci sono soluzioni precotte. Arrivato lì, a quel punto della strada, mi son detto "se sono arrivato fin qui, posso andare anche oltre: credo!". Sono salito in auto e ho messo in moto. E, cazzo, questo nuovo cd, questa nuova musica, questo nuovo album, è troppo bello. Ti prende dentro.
Apro il finestrino, e sento un po' d'ARIA.
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