Succederà che piove o è appena piovuto, perchè ci sarà l'aria umida e l'odore di lacrime che non si è riusciti a tirare fuori dagli occhi. Accadrà in una cantina piena di scatole su cui sedersi e costruiremo anche un tavolino come se fossimo nel nostro bar sotterraneo. Il vino lo berremo versato dal bottiglione che ho appena riempito, il profumo forte di rosso e di bianco si mischiano già, invadendoci prima del sapore, anche se un po' t'è scivolato già in gola mentre lo tiravamo dalla damigiana invecchiata e rimasta incastrata tra i cartoni qui sotto da chissà quanto tempo.
Rideremo meno che se fossimo sotto il mare, ma sarà ugualmente bello.
(Autogrill - Francesco Guccini)
Come anche tu, coperto da quella luce che ti soddisfa a metà l'inquadratura dell'ombra sul muro che tanto continui ad ammirare. Sarà davanti a quel bicchiere di vetro che ti dichiarerò la fine del nostro amore e non porterò nemmeno i biscotti per scrivertelo con lettere dolci. Non farò più finta di chiamarmi Cinzia, nè Sylvia e tu saprai che dico la verità solo perchè davanti al vino non mento mai.
Avrò voglia di spaccare il calice lanciandolo a terra, ma mi limiterò come sempre a limarne il bordo con le dita.
Ho stile, io.
Chiuderò a doppia, tripla mandata la porta dei miei pensieri e ti lascerò lì a giocare con i personaggi più strani che vi incontrerai senza neanche più una tela per dipingerne i tratti caratteristici, ma solo quella del ragno che ha voluto incastrarti. Mi sistemerò una poltrona nella cantina affianco e forse resterò a guardare, non mi aspetterò più niente. E tu neanche.
Sì, decido tutto anche per te e sembra io sappia sempre come va a finire. Neanche tu sei più in grado di sorprendermi.
Sarà sesso appoggiati al vecchio tavolo verde, fosse stato un prato sarebbe stato amore. T'inchioderò addobbando le pareti con dieci fotografie di me, nuda e non capirai ancora niente come non hai che interpretato sin'ora, con me. Non urlerò "palle in buca", ma ti avrò vinto lo stesso senza averne più voglia.
Chiuse la copertina.
D'un tratto lui avrebbe potuto fare ogni cosa, prendere qualsiasi decisione e non le sarebbe importato al punto da provare altri tentativi come aveva alla fine sempre finito per fare sin lì. Lui avrebbe anche potuto prendere e andare, lei non l'avrebbe più fermato. Non credeva a quelle forme d'amore che si tramutano in sola sopportazione, pure con non poca fatica, e Giorgio quella sera stessa le aveva detto che faceva bene così. Finiva un anno, ma ne sarebbe iniziato un altro e sì, anche così, non le stava bene: accontentandosi di questa logica - pensò - qualsiasi cosa si viva avrà senso al limite per condurre ad un'altra, ma non in se stessa, per il solo fatto di esserci, esistere, esser vissuta. Così facendo si vive per arrivare alla morte e non si muore, invece, perchè s'è vissuto.
Si ricordò le stronzate di filosofia che tanto l'avevano interessata alle scuole superiori e spense l'interruttore della sua fase matrix.
In fondo poteva farsi bastare un block notes nuovo per concludere l'anno, una bic blu con cappuccio, rigorosamente con cappuccio, per sembrare nuova, e lei, quel topolino dato alla luce tre mesi prima.
Forse non era vero, ma sarebbe stato più facile se lo fosse stato?
Si ostinava a non voler imparare a fingere pur constatando quante comodità poteva al fine comportare.
Lui non ci faceva comunque più caso seppure un tempo ne fosse rimasto incantato. Adesso non bastava più e quella non meritava più dignità di attenzione del resto della lista di qualità messe in saldo, di colori lasciati dietro la nebbia d'uno sguardo offuscato.
Non fu nemmeno vino poichè lui non beveva e lei era in pausa-nausea dopo l'ultima troppo recente sbornia alcolica non gradita da lui (ma nemmeno da lei).
Non fu sesso perchè quando si finisce col risolvere gli anatemi a letto si entra in un vicolo cieco in cui non ci sono che tratti troppo veloci, scostanti e vivaci per essere scritti e divenire storia.
Rimbalzò allora nella cantina sulla poltrona di stoffa blu senza pelucchi e ricominciò ad aspirare alla sua canula di plastica bianca impegnandosi per raccoglierne il sangue. Succhiando lo sentiva salire sempre più su, lungo il tubo. Nell'odore forte che riempiva lo spazio ed il naso lei ancora succhiava sapendo che di lì a un attimo avrebbe dovuto toglierlo di bocca, ritrarsi, se non intendeva farsi ritrarre di schizzi in viso dal succo contenuto, ma riempirci una bottiglia dipinta un anno prima e poi berlo allo stesso calice dal quale avrebbe brindato nella notte più tardi.
(Belli capelli - Francesco De Gregori)
Lasciami un sorriso e uno sguardo dai tuoi occhi scuri e sarà un'altra copertina girata, una sola pagina piegata in tre. (31-12-08)
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