mercoledì 9 novembre 2011

446

Dipende dai punti di vista, ma prima che di vista, di ascolto. Esistono divani in tanti pub ed altrettanti e più pubs che neanche volendo ci si può immaginare davvero. Noi crediamo, vedi, ascolti, che con la fantasia si possa fare tutto se si vuole. Io con la fantasia penso di no, non so. 
Nella realtà però sì. 
Certo, dipende dagli altri, mi dirai. Dipende mica solo dai punti d'ascolto e di vista. 
Sono le 23.31 di questa 446° pagina della vita. No, non conto gli anni nè i libri. C'è una conoscenza diversa che certo non devo spiegarti. 
Eva non si vede, in effetti. Se si sente dovrebbero al limite dirmelo gli occhi, ma non li guardo poi un granchè gli occhi, io. Io gli occhi, i miei dico, li dipingo a scacchi rosa e verdi. 
Sono inflazionate le vedute degli occhi. E quando è tempo di crisi, sarebbe facile farne metafora o segno o riderci su. O scriverci. 
Si cercano di fermare i momenti che sono illusioni. Sono battaglie perse? Perchè, piccole, le abbiamo già vinte con l'emozione banale di quel viso e movimento. Allora, potresti chiedermi di spiegare la malinconia. E non saprei che rispondere, ma non darei ragione lo stesso ad altro che alle mie scarpe da ginnastica su questo divano di questo pub dove Eva chissà se sceglierà di entrare e quando. Ci sono incroci di sguardi o incroci di strada soltanto che non ci si accorge nemmeno che si fanno passare. 
Eva c'è. C'è negli occhi della ragazza in prima fila e nel viso con i capelli che ne contornano una forma piuttosto semplice. Mica come Federico. 
Oppure Eva è qui fuori, proprio davanti all'entrata o forse. 
Quel che voglio dire, male, è che non puoi farti autorizzare la libertà da nessun viso semplice anche se contornato da capelli che per te neanche Battisti e il grano, a mio dire. 
La soluzione c'è. 
Vai in prima fila. 

00.17 
20.11.09

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia un segno: