martedì 8 novembre 2011

:'( Addio Enea

Piccolo, 
zia non ti aveva ancora mai scritto, ma ti pensava ogni giorno, come alle tue cuginette con cui non vi conoscerete mai. Piccolo, ti avrebbero chiamato Enea e mi stavo affezionando al nome anche se speravo la tua mamma cambiasse idea e glielo dicevo col sorriso sulle labbra. 
Oggi sorrisi non ne ho anche se tua cugina compie un anno e, tra le cose che non vanno, primo fra tutti il mio umore, questo è stato tutta la mattina un pensiero felice. 
Ora anche ogni segno di felicità è volato via e lascia posto al mio rammarico per non poterti guardare il faccino, prendere in braccio, scoprire. 
Piccolo Enea, ti ho voluto bene come se queste cose le avessi fatte, anche se non è stato possibile. 
Sai, quando la tua mamma mi ha detto che aspettava un cucciolo ero e sono sempre stata per tutti questi mesi preoccupata di fondo....ma come si può comunque davanti a una notizia simile non esserne pure estremamente contenti? eri il mio secondo nipotino e avrei voluto conoscerti e fare mille cose con te, come si dice sempre quando si sta lì a immaginare tutto ciò che si può. 
Ora mi vengono in mente solo tante immagini di cosa non si può più. 
Tu non lo sai, ma la zia scrive come valvola di sfogo da quando era piccola e tu, piccolo, eri e rimarrai parte dei miei affetti più profondi. 
Enea, io non so se gestendo le cose in modo diverso certe disgrazie si possono evitare. In questi casi mi sembrano tutti colpevoli e trovo tutto inutile e sciocco. E penso a tutte le cose inutili e sciocche che avrei dovuto fare con te nel corso degli anni. Penso a mia sorella. 
Penso alla famiglia. 
Penso alla rabbia che muove le cose, alle tragedie che sono ineluttabili quanto la fine di un amore logoro, quanto le tempeste che spazzano via tutto, quanto la morte che non ha mai spiegazioni abbastanza convincenti. 
Piccolo angelo, non ho nessun dio a cui battere il cinque per questo, non ho nessun dio per cui credere a un sacrificio con un qualche senso, nessun dio a cui dire grazie o scusa o tieni.
Nessun dio a cui chiedere di farti stare vicino alla tua nonna bis che almeno lei riesca a proteggere ciò che di te è stato e rimarrà.... sei un pensiero che rimarrà sempre, pur nella tragicità che questo vuol dire, sei un ricordo che avrei dovuto colorare di sfumature più varie, sei un amore che sempre e ancora riesce a battere la rabbia e il rimpianto e il dolore con tutto il male che fa questa assurda catarsi. Tu non centri, Enea, tu queste cose avresti dovuto imparare a conoscerle e sentirtene parte più avanti, quando saresti stato grande abbastanza per discorsi, libri e questi sono quadri in contrasto con quello che ti ha riversato addosso questa data che incornicia per me l'assurda ambivalenza di quell'amore di cui ti dico e che in te pure ripongo. 
Pace. Per te, con tutto l'amore che posso e non posso. 
Un bacio piccolo, 
quello che non riuscirò mai a darti. 
Te lo do qui dov'è inutile, per sempre, adesso. 
Vorrei spiegarti quanto è assurdo, vorrei riporre le braccia a un giorno in cui consapevolezza possa voler dire solo qualcosa di buono, vorrei che tu fossi qui e vivo e poter continuare a contare i giorni per i due, tre mesi che rimanevano. 
Vorrei poter cercare le somiglianze ed il colore dei tuoi occhi che non potrò mai guardare. Vorrei riuscire, adesso, qui, a portare indietro il tempo e non dover urlare che il mazzo è ancora una volta truccato. Niente trucchi, sarebbe più facile altrimenti. 
Invece è tutto vero e puro come quei sentimenti che sono sinceri e che si ha paura a guardare in faccia proprio per questo. E si cercano deviazioni, deviazioni, deviazioni di cui ho la nausea. 
Piccolo mio, sei storia e traccia per me di quelle che non sono solo una linea su un test, ma sono il test di quella linea....il test della vita... riuscire a viverla davvero, con forza. E allora ti guardo in faccia così, nipotino mio, te lo dico così che ti voglio bene. 
Te lo dico così che una zia e una nipotina ce le avevi e anche se non è giusto, non è giusto, ti dico anche che sarò al tuo fianco in quella chiesa di baldanze e tarocchi costruiti ad arte. Contrasti e patteggiamenti con i propri 'credo' laddove non si può dire davvero che fede può voler dire molto, se non si ripone in convinzioni di verità. Che siano scombussolate, sparpagliate, ferite, queste verità, ma che mantengano sempre la purezza della vita, un minimo di rispetto e di amore. 
Che rispetto e che amore c'è nello strappare un bimbo da un monitor come se non fosse tutto quello schermo il mondo delle braccia di una madre? non mi convincono i 'poi', i 'si capirà'. tormento la gente che ho intorno braccandola dei miei bisogni di comprendere e di comunicare e di conferme. 
Piccolo Enea, rispetto e amore nella morte ce ne sono davvero. Potessi almeno dire che non c'è niente. Potesse almeno quell'indifferenza assalire anche me e portarmi via dal territorio incompreso dove è tanto più difficile barcamenarsi. Potesse il non farsi domande essere atteggiamento terreno che io calpesto per raggiungere te o gli altri, te o le idiozie che ripeteranno anche questa volta tutti insieme. Potesse la vita sconfiggere la morte e il bene il male. E il pathos potesse accrescere l'emozione di luce più somigliante a qualcosa di cui essere artefici. Potessero eros e thanatos stringersi la mano e darsi senza troppa confidenza rispetto. Sarebbe troppo anche per me. Non potrei scriverti, Enea, non potrei vomitare stupidaggini mentre l'unica cosa che ha senso adesso è il suono flebile del violino o quello sfrusciare della mano sulle corde della chitarra mentre le dita cambiano accordo o questo, per te: 
(Anime salve - De Andrè) 
Per te un sorriso della tua cuginetta quando arriccia il nasino e fa ridere e lo sguardo diventa più dolce, 
per te il rumore del pallone che sbatte sul marciapiede e tra i sassi di ogni parco, 
per te il soffio del vento che fa ululare i vetri quando c'è un'apertura e non si scopre dov'è al posto del nascondino che non faremo, 
per te il brivido della mia pelle di adesso, al posto di quello degli amori presi e persi che non vivrai, 
per te l'amore, tutto, perchè ti accompagni, comunque, piccolo. 
Per te tutto ciò che non potrà ridarti nessuno, la vita e gli sguardi di tua madre che ti avrebbero consolato. Per te le prime risate che riuscirò a rifare prima o poi, che siano a te dedicate al posto di quelle dei compagni di classe con cui non scherzerai. 
Per te i miei occhi e labbra serrate e questo respiro mozzato e per te finito. Per te il sole della primavera e le foglie dell'autunno, al posto della bellezza che saresti stato e che in qualche modo ti rimane addosso come coperta per l'inverno freddo che passiamo tutti e che mi gelerà le labbra che non si schiuderanno in un sorriso in un giorno d'inizio dicembre. Una piuma al posto delle rose che ci saranno sul tuo nome che non hai portato e cavalcato del profumo dei tuoi anni. Una piuma che voli da un uccello che non sceglierai tu guardandone il colore. Una piuma con cui scriverti anche se te ne sei andato. Una piuma dove possa tu appoggiarti per riposare. Una piuma a forma di uno degli aquiloni che non so far volare più in alto di così. 
Limiti, limiti alla decenza, alla libertà, alla sofferenza, alla superbia di credere di sapere che lasci il passo solo al coraggio. 
Ti regalo un'immagine con cui non si può giocare a figurine. Era una sala di ospedale anche quella. C'era una bimba poco più grande di te ed era femmina, ha aperto gli occhi e mi ha stretto la manina intorno al dito. Quel contatto non se lo ricorderà, questo suo non ricordo ti invio, che ti sia dolce come dolce ti sia stato l'ultimo sguardo, l'ultimo tocco, l'ultima cosa che hai fatto che noi non potremo ricordare. 
E grazie. Grazie per il sorriso misto alla preoccupazione che sempre amore era per te. Grazie perchè quando mi han detto che eri un bimbo son stata ancora più contenta, grazie perchè anche se non mi hai guardata neanche un giorno in faccia già mi hai regalato quella cura e presunzione di volerti bene e voler avere attenzione per te. Grazie per il pancino di mia sorella che hai riempito tu e che era bello come quello di una mamma qualunque con in più il fatto che era la mia piccolotta. Grazie per i pensieri quando piegavo i vestitini che a Nadine non stavano più per regalarli per te e controllavo non ci fossero ghirigori troppo femminili. Grazie per quella concentrazione, per avermi regalato la voglia di rileggere i nomi selezionati per mia figlia per inviarli a tua mamma che ne cercava uno per te, Enea. 
Grazie per questo mal di testa e queste lacrime che mi ricordano sempre che con tutto il male che fa sono una persona diversa, che questo dolore quasi lo ama, che queste lacrime se fosse capace di ignorarle non si sentirebbe se stessa e grazie per la fierezza che avresti avuto quando fossi diventato un uomo e che hai donato a me nel pensare ancora una volta che si è uomini quando amore e dolore si è ancora capaci di provarli veramente anche fino in fondo. 
Coraggio, si diceva. Coraggio. 
Addio, piccolo nipotino che non ho. 
Il mio brindisi stasera sarà per te, in faccia alla morte. 
In faccia al mio sguardo per storto alla vita. 
In faccia a tutto ciò che si lascia scorrere, scorrere, come fosse niente. 
In faccia a chi non si accorge e ha la responsabilità di quel lasciar correre senza dare attenzione alla preziosità che racchiudono in nome di quantità o maggioranze o numeri e perdendo umanità. 
A te tutta quella che non hai avuto, Enea. 
Zia H. 

(Smisurata preghiera - De Andrè)

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