mercoledì 16 novembre 2011

InUtile


(s)cogli li 
(C.B.)


Lì dove le ciglia sbattono sul rimasto sonno
ho ritagliato la tua fisionomia in due.
Poteva essere un'idea di ritratto copiata a mille fotografi;
un modo originale per ricomporti una volta sognato di nuovo
o l'immagine d'amante reduce di sfogo di rabbia, e strappata.

Lì dove le ciglia si sdraiano sull'occhi senza volersi alzare
vorrei prometterti quel curioso ovvio caffè
mentre son qui che lo vado a preparare per loro, me,
tra i fornelli fermi in cui mi rendo conto
di non averti cucinato bene.

Lì dove i miei occhi sono scogli su cui puoi giusto arrampicare,
increspandosi le ciglia sul loro colore di schiuma
trasformano in onde che vorrei stamani agitare e più ancor più
incredula e incerta di fronte alla sorpresa
del tuo precoce procace ritorno da drammatico film d'amore
cui rispondere con mie parole rancorose e stronze
farcite dei sapori da cui non hai voluto farti accarezzare.

Il mare mosso l'ho rimestato di dentro per sentire il tintinnare dello shacker.
Ed in questo secondo risveglio singhiozzo e non ho pianto.
Nemmanco bevuto.
L'aria non è alla porta
e i tuoi pugni pure non li sento.

C'è modo e modo d'esser violenti.
C'è forma e modo per trovarsi nolenti.
Ci vuol modo e stile a sentirsi dolenti.

(1settembre 2010 ore 9.54)


(Arlecchino - De Gregori)

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia un segno: