Gattonerei, farei le fusa, soffierei. Sbufferei. Sgratterei le unghie sulla moquette.
Piccoli salti tra sacchi di pazzie, intuito a mucchi.
Innamorati del mio nome: cercale tutte le Helen Esther Nevola della Terra.
Unica e sola.
Incontrale tutte e scriverò una frase sul tuo biglietto d'invito al Caffè de' Vecchi.
Unica e sola.
Tu che sogni hai?
Quanti amori hai in questo momento?
Quando mi stai seduta sul polso
e mi poggi la mano, l'altra, dritta
sul tuo fianco
sei più bella di Parigi.
Prima abbiamo fatto la doccia nel sale.
C'erano le onde alte. Uno strano modo di fare l'amore.
Una donna dell'800 al braccio
in costume
no, non la so immaginare.
Eppure tu hai grazia.
Aspirano le foglie
soffiando fuori il freddo dalle bocche
sulle strade.
E mormorano qualcosa.
Il circo, il tendone del circo m'affascina insieme ai camion! - ti ho detto io.
Ho cercato di vedere se scovavo il leone al guinzaglio.
Se usciva qualcuno dal tir e andava a sporcarsi le suole
sulla moquette impolverata di segatura.
Ho pensato di partire con loro e non te l'ho detto.
Come un eccipiente a cui essere allergici,
un incidente sbagliato.
Gioco da equilibrista in casa,
quando ti guardo di storto;
da bambina sul marciapiede:
da una parte cadi,
dall'altra no,
ma io allargavo le braccia.
E dicevo 'pazienza'
ai miei genitori che andavano di fretta.
E poi un salto.
Mi dispiace aver litigato ieri, mi dispiace aver litigato tutte le volte,
eppure.
A te, quanti sogni hai, quanti te l'han chiesto?
Quante tue lettere ti han domandato di leggere?
Giocavo a tombola, sai. La sera con le noci o i semi di zucca.
Il pomeriggio, dopo il pranzo, ci giocavo con pezzettini di carta.
Una delle due famiglie era più ricca.
Oggi giocherei a tombola con i petali.
Avevo il raffreddore quel giorno, impegnata, nella tombola.
Nonna mi aveva insegnato a tenere il fazzoletto nel polsino della maglia se non avevo tasche.
Lo tenevo sempre in mano vicino al naso.
Anche oggi, un po'.
I mobili nella sala erano disposti in modo diverso.
Il quadro col cavallo non c'è sempre stato.
Nonna aveva le guancie piene.
Nonna non mangiava mai poi, poi è morta.
Nonno non voleva farsi riprendere con la videocamera
e noi bambine alle feste dell'asilo sempre in tutù. Io viola.
Unica e sola.
Ai maschi mettevano le orecchie da conigli.
Non hai imparato ad ascoltare nè a scappare
nè a saltare.
Io non ho imparato a ballare.
Il quadro del bambino vicino all'acquario, sai?
poteva essere la faccia del Bambino delle Oche spagnolo.
Nella sala c'era la carta da parati coi rombi. Scuri.
Mio padre aveva i capelli. Tanti. Mio padre era lì.
Il presepe io lo usavo per muovere le pecore.
Oggi invento il presepe. Oggi no, ieri.
La moquette verde.
Io osservo ancora.
In disparte, unica o sola.
Alzavano il volume per il conto alla rovescia.
I conti non tornano: è tutto un conto alla rovescia!
Esplodevano bombe di fuori e loro tiravano su i calici.
Fuoco, in balcone. Luci.
A noi bambini le stelline luminose.
Io ho paura delle stelle luminose.
Abbiamo messo un gioco in scatola sul pavimento,
mettiamolo,
tra canzoni e partite a carte
saprei starti anche distante.
Non mi offrirono la sambuca.
La sambuca non mi piace.
Volevo sedurti, papà.
La sambuca non mi piace.
Ora quella gente prende psicofarmaci al posto dei soffi
delle bocche
del freddo.
Fuori aspirano foglie,
salano neve.
Abbiamo fatto l'amore nel sale.
C'era il quiz musicale.
L'abbiamo inventato noi, nella sala, sulla moquette ai piedi,
verde come il mio ombretto a scacchi
che non hai notato.
Sacchi di pazzie, mucchi di intuito.
Abbiamo inventato il quiz musicale
e ci cantavamo sopra
e cantavano in pochi
unici
assoli.
Abbiamo inventato il quiz musicale
con i parenti siciliani venuti a vederci
nel quadretto tutto italiano
tra bottiglie e sigarette.
E tu giochi con le figurine Panini
e le figurine forse non le fanno più.
Mischio carte e suggestioni,
lo fa anche l'autunno,
dopo tutto.
(14.36
25-11-09)
(L'autunno dopo tutto - Mimmo Locasciulli)
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