(Semisonic - Closing time)
Sei arrivato di sera, sei arrivato di sera e ti aspettavo con la veranda aperta e il profumo di sugo di pomodoro, ricordi?
Sei arrivato di sera, era forse estate e i pomodori erano quasi sicuramente nati negli orti, ma non me ne sono mai occupata, purtroppo, quindi non lo so. Torturavo il prezzemolo e ti pensavo, mentre era sera. E profumava d'estate e di erbe aromatiche colte a proposito insieme ad un pensiero o un piccolo ricordo per ogni foglia. Un piccolo foglio per ogni riga che mi saltava in mente... dicono che il prezzemolo stia un po' dappertutto. Anche i miei post-it incollati in bacheca e sul pc.
Sei arrivato di sera e non inizia quasi mai nello stesso modo, ma poi arrivo lì.
Rileggere lettere e una a una infilarle in un camino che non le brucia mai abbastanza quanto bruciano loro.
La tortura del prezzemolo è un'abitudine che non mi toglierò mai di testa, se poi ti penso mentre lo trituro, mi ci affeziono di più. Era sera anche per i pomodori che mentre rimestavo la pasta si univano agli odori in mutazione minuto dopo minuto. Pure quel prezzemolo e sempre quell'assurda emozione scissa tra bene e male e la divisione è il mio coltello che affetta il pane. Stessa lama che mi passo su ogni dito per gettare in pentola il prezzemolo bagnato che non si schioda da me. Oh, sei arrivato di sera e il sugo era quasi pronto, ma sembra che poi non mangio mai. E invece smangiucchio anche mentre mi preparo, mentre cucino gli ingredienti, mentre ti penso e tu stai ancora lì che ti preoccupi di come arrivare chè se tardi si fredda. Chè s'è tardi, si fredda anche il mio sentirmi attratta dalla mia cucina accogliente che raccoglie le mie immagini in un calendario fermo alla stessa data.
Sei arrivato di sera e giocavo a non riconoscerti e avrei voluto tirare in aria pentole e colorare le pareti con le penne e scrivertelo a caratteri chiari ciò che mi girava per la testa e che non sapevo più come e se esprimerti. Spremevo il limone sul prezzemolo reduce in quel carpaccio fuori luogo per quel vento venuto non so da dove che faceva ribaltare il dondolo e ha dato la voglia a me di imbrattare tutto il muro e colorare quel tramonto.
Sei arrivato di sera che era maggio e a cena non ti avevo invitato, ma sapevo che saresti arrivato un attimo dopo che avessi finito di apparecchiare. C'erano solo i nostri calici e tu non bevevi.
Sono uscita e ho lasciato tutto il fumo ai fornelli, sono andata a prendere la metro o il bus, questo non lo ricordo, però mi ha fatto bene. Rincorrevo il tramonto e non capivo che era utopico, sfogliavo l'illusione come le foglie del prezzemolo poco prima e mi si appiccicavano alle dita quei colori pastello sfumati come il nero sugli occhi dopo l'ultimo pianto prima del calcio alla ringhiera che ho dato ier sera in balcone. Era un balcone.
Non una veranda.
Erano zucchine e non pomodori. Sei arrivato di sera, ero stanca,...ma era l'alba.
ps: Accidentally in love - Counting crows
Find the river - Rem
Closing time - Leonard Cohen
(4 dicembre 2008 - ore 13.43)
Genesi: scritto di getto direttamente sul blog, scegliendo un titolo "a caso" tra la mia lista di titoli e avendo beccato a caso il pezzo musicale di cui sopra tra i diari dei commenti dei miei amici netlog. Il mix insieme a qualche immagine tratta da pura realtà vissuta non più tardi che ieri e oggi, ha cucinato il post.
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